Archivio Antimafia Duemila

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La grande illusione

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di Redazione - 5 settembre 2008
26 anni fa in via Isidoro Carini a Palermo un commando del gruppo di fuoco dei corleonesi emergenti trucidava a colpi di kalashnikov il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente addetto alla loro tutela Domenico Russo.




Come consuetudine sfilano ogni anno i rappresentanti delle Istituzioni di turno. Quest’anno è stata la volta del presidente del Senato Renato Schifani che davanti alla commovente lapide che commemora il Generale ha annunciato la sconfitta di Cosa Nostra, con la cattura dei grandi latitanti e la rivoluzione culturale in Sicilia dove non si tollera più il nome della mafia.
E’ indubbio che sia estremamente positivo che magistratura e forze dell’ordine, nonostante gli attacchi, gli insulti e la penuria di uomini e mezzi, siano riuscite ad assicurare alle patrie galere i boss di spicco a partire da Provenzano, e ancor più che Confindustria siciliana nella persona di Ivan Lo Bello abbia mantenuto fede alle dure prese di posizione promesse contro gli imprenditori che non denunciano i propri estorsori. Tuttavia è proprio Lo Bello a fornire i dati sufficienti per rendersi conto che la battaglia è molto dura e si prospetta oltremodo lunga, così come è costante l’invito dei magistrati a non abbassare la guardia.
Si ha pertanto la sensazione che facendo ricorso alla sapiente miscela di vero e falso con cui ormai ci si rivolge abitualmente ai cittadini di questo paese si voglia tentare di archiviare il passato con spicciole dichiarazioni sperando che siano sufficienti a spazzare anni di storia e di misteri mai risolti.
Come è facile oggi riempirsi la bocca con il nome del Generale e delle sue eroiche gesta facendo finta di scordarsi che più inchieste passate e recenti ci confermano che fu chiesto un favore a Cosa Nostra per ammazzarlo e che fu appositamente mandato a morire a Palermo. Perché non esce mai da queste bocche ipocrite una domanda di giustizia, una domanda di verità?
Perché invece di soffermarsi soltanto sulla pure meritevole cattura di Bernardo Provenzano non si fa cenno mai al perché questo vecchietto malato e fervente religioso sia riuscito a rimanere alla macchia per 43 anni? Come ha fatto? Da chi è stato protetto? Dove sono le sue agendine elettroniche in cui sono inseriti i nomi dei suoi referenti? I suoi soldi, i miliardi accumulati con il traffico di droga e la sua attività di capo mafioso per quasi mezzo secolo, in quali conti sono, di chi?
E se siamo al crepuscolo per Cosa Nostra che significato hanno i dati che ci confermano che la mafia spa, di cui la mafia siciliana è ancora autorevole azionista, è la principale azienda del Paese?
E’ solo dal basso, dal lavoro incredibile di tante associazioni, di aggregazioni della società civile e della voce disperata dei famigliari delle vittime che si alza la domanda di verità e giustizia e mai da coloro che occupano oggi le istituzioni e che dovrebbero essere gli eredi e i custodi dei valori del Generale.
Al contrario, il lento e inesorabile lavorio di questa gente mira alla grande pacificazione, alla cancellazione del passato, cerca di convincere il cittadino che siamo entrati in una nuova epoca del paese dei balocchi di cui luccica la superficie mentre il tappeto è rigonfio per lo sporco ricacciato in fretta e furia. 
Non tutti però si faranno ammaliare dalla grande illusione, sono tanti oggi quelli che sebbene a fatica capiscono che nessun futuro, nessun riscatto, nessun cambiamento vero può avvenire senza che tutti i conti siano stati saldati.
A Nando dalla Chiesa e alla sua famiglia il nostro commosso e sentito ricordo del Generale che cerchiamo di onorare nel nostro piccolo, umile quotidiano impegno a essere cittadini decorosi di questo paese per cui il Generale e molti prima e dopo di lui hanno offerto la propria vita.

Anna Petrozzi