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Sconfiggere la mafia per fermare la droga

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di Giorgio Bongiovanni
Lo scorso 24 marzo la terribile degenerazione della nostra società ha mietuto un'altra  vittima: Nunzio Mattia Lo Castro, 19 anni, varesino, ucciso da un cocktail di alcol e droghe ...




durante un rave party in un cantiere abbandonato di Segrate, in provincia di Milano. L'ennesima offerta sacrificale sull'altare della corruzione umana, che falcia giovani e giovanissime vite a ritmo di musiche assordanti e “sballi” incontrollati.
Nessuno si è accorto di nulla, dicono ora gli abitanti della spianata in periferia di Segrate: di quell'accampamento di tende e camper, di quelle dodici ore di musica continua, del cartello su una bancarella con scritto, come al mercato, “Cinque grammi di ketamina, venti euro”. Neppure della corsa al 118 di un'auto con a bordo un ragazzino di appena diciassette anni, soccorso per una crisi cardiaca dovuta ad affaticamento e assunzione di alcol e droghe.
Era un amico di Nunzio Mattia, che nel gruppo chiamavano “Tia”. Uno che non era un drogato, ha spiegato una ragazzina, tra le lacrime, ma “voleva solo divertirsi”.
Divertimento a base di musica techno e hardcore e di droghe sintetiche, Ketamina e Mdma, le più usate nei rave.
“Voglio sapere chi lo ha ucciso”, ripete da quel giorno la madre della giovane vittima, mentre il pubblico ministero Grazia Pradella ha aperto un fascicolo contro ignoti e alla Questura cercano gli spacciatori che hanno venduto a Nunzio quella dose letale.
Ma spesso si dimentica, complice anche l'informazione, che non sono loro gli unici e veri responsabili della tragica morte di Nunzio, come di quella dei 589 tra giovani e meno giovani scomparsi nello stesso modo nel 2007, in un solo anno.
Secondo l'ultima relazione della Direzione centrale dei servizi antidroga del Viminale l'Italia è tra i primi paesi europei per consumo di cocaina, secondo solo alla Gran Bretagna per consumo di eroina mentre sono in continuo aumento i sequestri di lsd, ecstasy ed anfetamine.
La battaglia contro la droga è persa, hanno più volte dichiarato esperti e magistrati di fronte ai dati disarmanti del consumo di stupefacenti e alla triste constatazione che fino ad oggi non si è riusciti o non si sono volute colpire le vere cause del narcotraffico.
Quasi nessuno spiega ai nostri giovani che assumere droga, oltre al dramma umano che ne consegue, è il modo migliore per finanziare la mafia.
E' lei a gestire questi traffici. La 'Ndrangheta e Cosa Nostra in primis, in contatto diretto con i cartelli colombiani e con il principale produttore di eroina al mondo: l'Afghanistan, che esporta il 93% di questo stupefacente.
Immensi traffici organizzati, su scala internazionale, dalle principali mafie italiane, che sin dagli anni Settanta con la droga si sono arricchite in modo esponenziale, facendo il “salto di qualità” e diventando le più potenti organizzazioni criminali del mondo. Invadendo il mercato di sostanze stupefacenti gestite in condizioni di quasi assoluto monopolio e raggiungendo, soprattutto grazie a questi mercati, un volume d'affari pari al 9,5% del nostro prodotto interno loro.
Sono loro le vere responsabili di quelle morti.
Queste holding del crimine che per i propri interessi hanno contribuito all'espansione del mercato della droga arricchendosi sulla pelle di tante vittime, non di rado con la complicità di uomini delle istituzioni.
E' lì che bisogna colpire. Al cuore del problema, perché finché non si sconfiggerà la mafia i giovani continueranno a morire.