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Pericolose svolte nella politica italiana e mondiale

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di Giorgio Bongiovanni
3 marzo 2008

Chi comanda veramente il pianeta? Il potere non è nelle mani dei politici.





Da La Stampa, 29 febbraio 2008

“La crescita del pil scende allo 0,6%, i disoccupati aumentano e il greggio sfiora i 103 dollari (…)” “Non siamo in recessione – ha dichiarato il presidente Bush durante una imprevista conferenza stampa nel tentativo di rassicurare il Paese scommettendo sull’impatto positivo degli incentivi economici appena varati.- bisogna dare il tempo agli assegni di arrivare nelle case”. “Quando alla Casa Bianca la conferenza stampa è terminata, a Capitol Hill Ben Bernanke, presidente della Fed (Federal Reserve), era ancora di fronte ai senatori e una delle sue risposte ha causato un mezzo terremoto a Wall Street. Alla domanda se ‘le banche si risolleveranno dalla recente crisi del credito’, Bernanke, infatti, ha replicato con una previsione shock: ‘Ci potrebbero essere anche dei fallimenti, anche se non fra gli istituti maggiori’. Un attimo dopo l’indice Dow Jones cedeva di 130 punti annullando l’effetto rassicurazione di Bush”.

E così mentre Bush si affannava a tranquillizzare gli americani e il mondo intero cercando di convincerci e di convincersi che non si trattava di recessione un mezzo terremoto finanziario ha sconvolto Wall Street. Questo dimostra, ancora una volta, chi ha davvero influenza nei delicatissimi equilibri economici mondiali.
La crisi del dollaro sta mettendo in seria difficoltà la capacità di esportazione dell’Europa e acuisce le tensioni crescenti tra i due imperi: quello d’Occidente che piano piano va sgretolandosi e quello d’Oriente che si è invece rinforzato e dotato di armamenti nucleari che in poco tempo possono raggiungere qualsiasi punto del pianeta.
E’ l’economia che determina le politiche internazionali, il vero potere non è nelle mani dei politici, ma solo ed esclusivamente in quelle di coloro che detengono ricchezze smisurate accumulate con l’inganno ai danni dei più poveri.
La globalizzazione dei mercati ha inasprito la differenza tra straricchi e disperati che aumentano a dismisura, costretti a vivere in condizioni sempre più drammatiche, tra scarsità di risorse e malattie. Un vero olocausto lento e inesorabile che si consuma sotto gli occhi del mondo che, per lo più indifferente, prosegue la sua corsa sfrenata per accaparrarsi denaro, energia e acqua arrivate quasi al limite a causa delle politiche di sfruttamento folle del pianeta.
I grandi potentati americani non hanno nessuna intenzione di perdere la guerra per la supremazia e la sopravvivenza, non sono disposti a rinunciare al proprio tenore di vita e per questo sono disposti a fare qualsiasi cosa anche a scatenare guerre sia militari che economico-finanziare gettando al destino più nefasto i più deboli.
Per conseguire questo stesso obiettivo Russia e Cina hanno marciato congiunte facendo sfoggio dei loro armamenti nuovi di zecca e sempre più pericolosi. In particolare la Russia è tornata ad essere quella potenza economica e militare in grado di determinare l’equilibrio o il disquilibrio nel mondo. Non accetterà il neo presidente Medvedev, alter ego di Putin, di vedersi minacciato nei territori al confine con il suo impero e per questo si difenderà con ogni mezzo.
Solo guardando a questo quadro internazionale si può capire come si muove la politica mondiale, ma anche la nostra.
Chiunque vinca non potrà prescindere da questo delicatissimo equilibrio, sia Berlusconi, sia Veltroni non avranno alcuna possibilità di manovra autonoma: noi siamo una nazione ai lontani confini dell’Impero d’Occidente e ubbidiremo ai dettami dell’Imperatore che non è né Mc Cain né Obama o la Clinton, ma le multinazionali e le famiglie che stabiliscono gli assetti economici mondiali.
Di conseguenza le elezioni in Italia, per chi vorrebbe davvero cominciare ad intravedere una qualche linea di cambiamento, saranno e sono perfettamente inutili. Noi siamo uno stato vassallo e ci atteniamo ai desiderata di chi ci governa veramente. Il resto è una farsa. Non è difficile capire quindi perché, fatta salva qualche eccezione di facciata, i programmi dei due schieramenti sono sostanzialmente molto molto simili. Almeno non servono ad illudere milioni di italiani su riforme e provvedimenti che non si possono e non si devono fare.
A parte alcune lievi differenze sulla visione della giustizia o sulle piccole questioni locali, Veltroni, come Berlusconi, ha infatti l'unica volontà di amministrare il potere per conto delle grandi corporation nazionali e internazionali. In nome e per conto di quel capitalismo finanziario che non affronta i problemi dello sviluppo sostenibile, ma organizza le guerre nel tentativo di risollevare le sorti dei più forti in ragione del crollo della finanza mondiale in atto.
Il surriscaldamento del clima, la crisi energetica, le oltre trenta guerre in corso, il pericolo per il futuro dei nostri figli non sono ai punti della discussione politica. E a nulla sembrano servire le proteste della società civile, dei tanti movimenti spontanei che, inascoltati, si rivolgono allo stato italiano per chiedere la difesa della Pace e la risoluzione dei problemi ambientali, cruciali per la nostra sopravvivenza.
Nonostante le rivolte civili, infatti, la Tav si farà, così come le centrali nucleari e il Ponte sullo Stretto. Così come è in corso il potenziamento della base Nato di Aviano.
Si può fare forse qualche minuscola parentesi in cui inserire qualche politico di sinistra che chiama debolmente al cambiamento del sistema economico, ma queste non potranno che essere parole, solo parole vane. Poiché se nel nostro paese si verificasse anche un minimo scivolamento fuori dai binari già stabiliti ci ritroveremmo ripiombati nella strategia della tensione.
Quale alternativa quindi?
Difficile confezionare ricette. Si tratta di intraprendere un duro cammino di lenta ma completa rivoluzione culturale, umana, ambientale, sociale, solidale e, consentitemelo, anche spirituale. Che è cosa ben diversa e molto lontana dal potere religioso che concorre responsabilmente allo sfacelo del quadro mondiale.
Il cambio deve partire dall’informazione, dalla consapevolezza e dalla verità.
La gente deve conoscere ciò che sta veramente accadendo nel mondo oggi, la reale situazione globale, deve diventare quindi consapevole del pericolo e quindi deve essere guidata verso il nuovo con sapienza e attenzione e soprattutto deve sapere la verità.
In Italia dobbiamo capire come si è fatta politica, come sono stati imposti gli equilibri, dobbiamo sapere da dove vengono questi volti di plastica che ormai ci disgustano, da chi sono stati messi a garanzia degli interessi di pochi.
Lo possiamo comprendere solo se facciamo luce sui delitti di Stato che si sono consumati nell’ineluttabile impunità fin dalle origini della Repubblica italiana. Solo individuando i mandanti esterni, i veri responsabili dell’eversione nera, rossa e mafiosa potremmo intravedere il puntino di luce che ci può condurre all’esterno del tunnel di guerra e violenza in cui siamo imprigionati.
Le ultime stragi, quella di Capaci, via D’Amelio, di Firenze, Milano e Roma sono state contemporanee al passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Proseguendo la linea di indagini lasciata da Falcone e Borsellino che da Palermo erano arrivate fino a Roma e a Milano si ha la certezza della presenza di quella “manina” che ha orchestrato la follia mafiosa.
Falcone aveva capito la funzione strategica di Cosa Nostra, aveva capito anche quanto fosse diventata pericolosa grazie alle sue enormi ricchezze, forse troppo. Borsellino, ancora di più, dopo la morte dell’amico fraterno, aveva chiaro in mente il meccanismo di quel “gioco grande” guidato dalle “menti raffinatissime” già chiaramente indicate da Falcone. Venuto a conoscenza dell’accordo tra mafia e stato, della cosiddetta “trattativa”, Borsellino si è rifiutato, firmando così, consapevolmente, la propria condanna a morte. Per questo lotta contro il tempo, per questo si è verificata quell’anomala accelerazione nella strategia stragista di Cosa Nostra, talmente esagerata da lasciare interdetti anche i boss mafiosi più importanti della cupola.
Borsellino, sempre più sconvolto, corre e confida alla moglie poche parole, il tanto che basta per non metterla in pericolo, ma per lasciare ai posteri indizi inequivocabili.
“Sto vedendo la mafia in diretta”, ripeteva, e ancora “Ad uccidermi non sarà Cosa Nostra, lo farà se qualcuno glielo chiederà”.
La Seconda Repubblica quindi sorge anche sul sangue di Falcone e Borsellino e di quei poveri innocenti coinvolti nelle cosiddette stragi in continente. Tra coloro che comandano oggi, o meglio, che orchestrano le politiche internazionali di questo mondo in agonia vi sono anche i mandanti esterni di quegli eccidi, e sono ancora lì, al loro posto, pronti a traghettarci verso una fantomatica Terza Repubblica delle grandi intese, cioè espressione di un’unica volontà di folle, cieco dominio che vuole preservare solo una parte, molto limitata, di questa umanità.
La giustizia parte dalla verità, dal sapere, dall’informazione. Fino a che non saremo consapevoli del teatrino della politica, non avremo scelta, non saremo mai liberi.
La speranza è l’ultima a morire, è stato detto e scritto.
La speranza di un mondo migliore non è utopia, è certezza, ma per divenire tale bisogna cambiare.
Tutti dobbiamo cambiare: i potenti, la politica, le religioni, la società, noi cittadini.  Prendere coscienza che viviamo nella medesima casa, il pianeta terra, e quindi rispettare la sua vita, la nostra vita. Dare un futuro ai nostri figli. Sopravvivere ed evolvere.
La pace, l’armonia, la giustizia e l’amore devono ritornare a prevalere nella nostra vita.
Se così non sarà, il genere umano rischia l’estinzione e la speranza diverrà una pallida statua di marmo. Rimane, quindi, solo la fede. Quella laica, nella vita. Quella religiosa-spirituale nel Creatore e nel suo figlio, il Cristo. Entrambe sono e saranno la forza che porteranno alla vittoria dell’Homo contro l’uomo.


Giorgio Bongiovanni
S. Elpidio a Mare (Italia), 3 marzo 2008