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NOTIZIE 2007/2011 Roberto Saviano Saviano agli studenti: ''Sassi contro il movimento''

Saviano agli studenti: ''Sassi contro il movimento''

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da rainews24.it - 16 dicembre 2010
"Questa degli infiltrati è una balla vecchia, che va avanti con una certa scientificità almeno dal G8 di Genova.
      




Dire che tra quelli che mettono a ferro e fuoco le città ci sarebbero poliziotti infiltrati equivale a dire che c'è la complicità, se non la regia del ministro dell'Interno, cioè del Governo". Adesso basta, dice il ministro della Gioventù Giorgia Meloni replicando alle dichiarazioni della presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, che ieri aveva dato per assodata la presenza di infiltrati dei servizi negli scontri di Roma. Chiedendone conto a Maroni. 

Ma quali fascisti, guardate nei centri sociali
"I responsabili dei disordini appartengono alla rete dei centri sociali", dice Meloni in un'intervista al Giornale. "Questi signori, che sono tutt'altro che fascisti, sono finanziati da tutte quelle amministrazioni che per decenni hanno permesso che occupassero stabili abusivi facendo poi sanatorie, fornendo loro luce e utenze, patrocinando o sponsorizzando leloro iniziative. E la Finocchiaro questo dovrebbe saperlo piuttosto bene, come dovrebbe saperlo bene tutta Italia".

Leggenda metropolitana
Per Meloni i Black block sono "un'altra leggenda metropolitana. Ne parliamo come se fossero una squadra specializzata che esce fuori dal nulla, si infiltra nelle manifestazioni e distrugge le città, ma in Italia non c'è nulla di simile. E' uno strumento - sottolinea - inventato a uso e consumo di chi vuole nascondere i veri responsabili degli incidenti perfino contro la volontà di questi ultimi".

Un fatto
Il minorenne fermato dalla Digos per gli scontri è un sedicenne romano che abita nel quartiere 'bene' di Prati. Insomma, "l'uomo con la pala" confuso per infltrato è un ragazzino già noto alla questura di Roma e "riconducibile ad ambienti di estrema sinistra".

La lettera di Saviano
Sinistra o destra? Roberto Saviano, sulle pagine de La Repubblica, va oltre. E con una lettera aperta si rivolge direttamente a chi ha partecipato alle ultime manifestazioni, non solo a Roma, contro Governo e riforma Gelmini:
 
"Chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee".

Sul piano politico, Saviano non ha dubbi, "ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un'altra Italia".

Il passato insegna
"Così inizia la nuova strategia della tensione - insiste Saviano - che è sempre la stessa: com'è possibile non riconoscerla? Com'è possibile non riconoscerne le premesse, sempre uguali? Quegli incappucciati sono i primi nemici da isolare. Il "blocco nero" o come diavolo vengono chiamati questi ultrà del caos è il pompiere del movimento".

Invito a respingere i violenti
"Contro tutto quello che sta accadendo  -  abbiamo i nostri corpi, le nostre parole, i colori, le bandiere. Nuove: non i vecchi slogan, non i soliti camion con i vecchi militanti che urlano vecchi slogan, vecchie canzoni, vecchie direttive che ancora chiamano "parole d'ordine". Questa era la storia sconfitta degli autonomi, una storia passata per fortuna. Non bisogna più cadere in trappola. Bisognerà organizzarsi, allontanare i violenti. Bisognerebbe smettere di indossare caschi. La testa serve per pensare, non per fare l'ariete. I book block mi sembrano una risposta meravigliosa a chi in tuta nera si dice anarchico senza sapere cos'è l'anarchismo neanche lontanamente".

Basta caschi, fermatevi fuori dalla zona rossa
"Non copritevi, lasciatelo fare agli altri: sfilate con la luce in faccia e la schiena dritta. Si nasconde chi ha vergogna di quello che sta facendo, chi non è in grado di vedere il proprio futuro e non difende il proprio diritto allo studio, alla ricerca, al lavoro. Ma chi manifesta non si vergogna e non si nasconde, anzi fa l'esatto contrario. E se le camionette bloccano la strada prima del Parlamento? Ci si ferma lì, perché le parole stanno arrivando in tutto il mondo, perché si manifesta per mostrare al Paese, a chi magari è a casa, ai balconi, dietro le persiane che ci sono diritti da difendere, che c'è chi li difende anche per loro, che c'è chi garantisce che tutto si svolgerà in maniera civile, pacifica e democratica perché è questa l'Italia che si vuole costruire, perché è per questo che si sta manifestando. Non certo lanciare un uovo sulla porta del Parlamento muta le cose.
Tutto questo è molto più che bruciare una camionetta. Accende luci, luci su tutte le ombre di questo paese. Questa è l'unica battaglia che non possiamo perdere".

Tratto da:
rainews24.it