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NOTIZIE 2007/2011 Roberto Saviano Il dramma del continente bianco

Il dramma del continente bianco

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di Roberto Saviano - 5 luglio 2009
L'Africa oggi non è nera. L'Africa non è marrone, non è verde, non è gialla. L'Africa oggi non è l'ebano, non è il colore della pelle, non è il colore della savana o del deserto. L'Africa è bianca. Bianca non del colore della pelle dei vecchi discendenti dei boeri. Né dei Medici Senza Frontiere che l'attraversano.

 


 E neanche degli investitori. E' il bianco della cocaina il colore dell'Africa oggi. Tutta l'Africa occidentale è ormai gonfia di cocaina e capitali del narcotraffico. Tutta la cocaina che entra in Spagna, Italia, Grecia, Turchia, Scandinavia, ma anche Romania, Russia, Polonia. Tutta quella polvere bianca passa per l'Africa. L'eroina è afgana. La coca sudamericana, certo. Ma ormai non è più il marchio iniziale l'aspetto determinante: l'origine della coltivazione, la pianta, la raffinazione. Ormai la coca è africana. L'Africa è il continente bianco. In Guinea Bissau, il presidente Joao Viera, a sua volta arrivato al potere tramite un colpo di stato è stato ammazzato perché intralciava gli interessi dei narcos. Il presidente Vieria aveva percentuali sulle navi che arrivavano dal Sudamerica, aveva accordi con gli armatori e questo non andava più bene. Sono le vie aeree che dal 2006 in poi divengono uniche e necessarie. Partono dal Brasile, da Cuba, dal Messico, dal cuore della Colombia, dal sud del Venezuela. Nel 2004, gli Stati Uniti lanciarono la West Africa Joint Operation. Sequestrarono in pochi giorni di più di 1.300 kg di cocaina in Benin, Ghana, Togo e Capo Verde. Ora gli aeroporti sono dei narcos. Senza il loro danaro niente benzina per le compagnie aeree, niente danaro per le ditte di pulizia, niente controllori sulle torri. E dal cuore dell'Africa equatoriale tutto riparte o su gomma o nuovamente in aereo. E' in Marocco che si stanno scontrando due generazioni. I vecchi trafficanti e i nuovi. Mahmud è un poliziotto marocchino da anni in Italia per salvarsi la vita, dopo un lungo periodo di infiltrazione nei cartelli dell'hascisc. Mi racconta che ha assistito a più incontri tra vecchi e giovani trafficanti. Tra i vecchi che trafficano hascisc e ragazzi che trafficano coca. I Mauritani portano i carichi dal Senegal e dai paesi equatoriani attraverso il deserto e li mollano ai marocchini che li stoccano nelle case vicino al porto. E dal porto poi arrivano alle varie rotte. Andalusia, Campania, Peloponneso, Calabria, Valona. In Marocco, mi racconta Mahmud, tutti i discorsi vanno nella stessa direzione. Me ne ricorda uno, solito, identico, sempre le stesse motivazioni e gli stessi litigi. "Noi non possiamo far passare la coca. Se passa la coca non passa più niente. Mandano l'esercito, ci mettono le bombe sulle spiagge" e quasi sempre in questo discorso i giovani dicono "se non lo facciamo noi lo fanno i libici, se non lo fanno i libici, lo fanno gli algerini." I trafficanti di hascisc sono da sempre tollerati. In fondo la loro droga non è aggressiva, li fa guadagnare bene ma non arricchirsi. L'economia marocchina si fonda soprattutto sull'hascisc. Senza hascisc, la borghesia commerciale non esisterebbe. La storia parte da lontano ed è sempre la stessa. I meccanismi dell'economia schiacciano le regole morali. E' sempre così. I boss di Cosa Nostra della vecchia generazione non volevano vendere eroina e furono massacrati dalle nuove generazioni di mafiosi che decisero di gettarsi in quell'affare. Le famiglie Casalesi non volevano entrare nel mercato del traffico dei rifiuti tossici che avrebbero distrutto gran parte del loro territorio. Ma si accorsero che rifiutando un business importante, diventi immediatamente fragile, perdente. E così, alla fine abbracciarono il mercato. L'Africa è bianca. Bianca di coca. E anche i trafficanti di eroina iraniani e afgani vogliono l'Africa come snodo centrale dei loro commerci. E così all'andata si trasporta coca e al ritorno si trasporta eroina in Sudamerica e da lì in Usa, rotta che per ora non ha raggiunto ancora la mole del traffico di coca in Africa. L'Africa oggi è un continente in grado di risolvere le contraddizioni per i trafficanti di coca, di eroina e anche di rifiuti tossici. E questo fiume di droga sta pure facendo incredibilmente aumentare i tossicodipendenti africani. Drogati, tossici, cocainomani in un continente sempre associato alla miseria e alla fame, è un paradosso che dice molto. Diamanti, Avorio, Ebano, Coltan e ogni altra riscorsa tratta dalla terra d'Africa hanno generato soprattutto sangue e non ricchezza. Ma ora le sostanze importate, la coca e i rifiuti tossici, stanno trasformando l'Africa. Ora il suo enorme spazio diviene la sua ricchezza. Non più -o meglio- non soltanto la risorsa saccheggiata, il petrolio succhiato, i diamanti strappati, l'oro estirpato. Ogni foro diventa spazio per intombare rifiuti tossici e l'Africa intera una tomba a cielo aperto, visibile solo quando accadono tragedie. Il 19 agosto del 2006 ad Abdijan in Costa d'Avorio la nave Probo Koala attraccò nel porto autorizzata a scaricare 581 tonnellate di rifiuti tossici in un'unica discarica. Invece i barili di sostanze pericolose si moltiplicarono, finendo per debordare nei territori vicini. Restarono intossicate 85mila persone. Come è successo in Italia, i rifiuti tossici invadono le discariche. I veleni finiscono dove dovrebbero andare i rifiuti ordinari e i rifiuti ordinari finiscono nelle strade. Come è successo in Italia, però su scala infinitamente superiore, perché l'Africa non è una parte di una piccola nazione, ma un continente. Per cominciare ad emergere, il continente nero ha puntato su una merce che non nasce nelle sue miniere, che non cresce nei suoi campi. Ecco perché l'Africa è divenuta bianca. Bianca di una sostanza che non le appartiene, di un potere che la divora, ancora una volta incapace di creare sviluppo, ma solo esponenziale ricchezza per la sua sempiterna classe dirigente corrotta. L'Africa è divenuta uno scalino, uno scalino bianco su cui far fare il salto finale alle sostanze illegali. La dannazione africana non sono più quindi le sue risorse ma anche - e questo suona ancora più terribile - la sua assenza di giustizia, la possibilità di comprare con pochi dollari anime corpi e ferocia dei suoi abitanti, e la sua terra, il suo corpo, i suoi spazi. Se esiste un cuore di tenebra, oggi, come quello di cui narrava Joseph Conrad, questo cuore potrebbe essere sepolto nelle profondità di un suolo avvelenato. Ma il suo colore, la sua sostanza, il suo sangue, sarebbe bianco. © 2009 Roberto Saviano/pubblicato su licenza di Roberto Santachiara agenzia letteraria

Tratto da:
la repubblica