Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Claudio Fava Vergine e Martire Processo Cuffaro

Vergine e Martire Processo Cuffaro

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di Claudio Fava

Che si fa adesso? Accettiamo che il governatore Cuffaro
decida per conto di tutti qual è la soglia di indecenza istituzionale

 

 

 

che può essere tollerata (favoreggiamento semplice sì, aggravato no…)? Continueremo a far credere che l’unica interpretazione possibile d’una questione morale debba essere affidata ai tecnicismi di una sentenza? O ci riterremo pienamente soddisfatti della ressa di comunicati che abbiamo diffuso sulla vicenda? Voglio dire: che farà adesso la sinistra di questo paese di fronte alla manifesta arroganza di Cuffaro che ritiene compatibili i fatti rivelati dal processo con la sua carica istituzionale?

Perché il problema non è la gravità sentenza, ma ciò che questa sentenza conferma: il governatore favorì alcuni mafiosi. Lo fece per proprio interesse personale e politico. Lo fece nella regione che più d’ogni altra al mondo subisce il ricatto, le vessazioni e la violenza della mafia. Lo fece nell’esercizio della sua funzione. Lo fece determinando conseguenze devastanti, anche sul piano finanziario: solo un esempio, parcelle pagate alla clinica della mafia (convenzionata con la Regione) con costi fino a quattordici volte più salati dei tariffari di uso corrente in tutte le altre regioni… Bene, che si fa: s’aspetta la sentenza d’appello?

No. Si fa politica. Si interviene sulla la comunità civile che il governatore della Sicilia crede di rappresentare affinché gli imponga di andarsene. Si organizzano presidi permanenti che occupino, sul piano istituzionale, i luoghi in cui Cuffaro pretende di continuare ad esercitare impunemente il proprio mandato. Si trasforma una presunta vicenda giudiziaria in una grande questione etica nazionale. Si fa del caso Cuffaro, della Sicilia e dell’idea che laggiù l’unica politica ammessa sia quella compromessa l’occasione  per lanciare, da sinistra, una sfida a tutta la politica italiana. Accanto alle sacrosante battaglie per i diritti sociali e a fianco dei lavoratori, questo paese aspetta ormai da troppo tempo che qualcuno raccolga il testimone di una lotta di liberazione dal potere mafioso e dalle sue derive politiche e finanziarie. Anche perchè quel potere governa ormai, con diversi livelli di pervasività e di impunità, quasi un terzo dell’Italia. Totò Cuffaro, il suo processo, la sua tracotanza sono l’estremo segnale di un degrado dell’etica pubblica che ha solo due uscite davanti a sé: l’abitudine o la ribellione. E’ su questa scelta, più che sui proclami e sui manifesti, che si misura la dignità di un’idea e di una militanza politica. E ciò, cari compagni, vale anche per noi.
TRATTO DA http://itaca.netfirms.com/article_3618.shtml