Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Saverio Lodato Gela, attentato sventato al sindaco: ''Ormai sono nel mirino''

Gela, attentato sventato al sindaco: ''Ormai sono nel mirino''

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di Saverio Lodato
Il clan di Emmanuello a un passo dall’eliminare Rosario Crocetta

 

«Ho licenziato sua moglie, non me ne pento»




I MAGISTRATI
sanno tutto: che volevano ammazzare Rosario Crocetta, il sindaco che da anni toglie il sonno alla mafia di Gela; quando doveva scattare l'attentato; il tipo di armi che sarebbero state adoperate; quali i killer incaricati per il lavoretto. Ma il procuratore di Caltanissetta, Renato Di Natale, e il sostituto Nicolò Marino hanno fatto la scelta di far sapere alle cosche della zona che ormai sono costantemente monitorate. Tengono a precisare che il 3 dicembre scorso è una data chiave. Quel giorno, in seguito a un conflitto a fuoco in un casolare dell'ennese, morì Daniele Emmanuello, riconosciuto capo della mafia di Gela, che alla vista dei poliziotti aveva tentato di scappare. Nel suo covo vennero trovati gli immancabili «pizzini» la cui decifrazione avrebbe riservato in questi mesi parecchie sorprese. Ma i magistrati non vogliono divulgare i dettagli, anche perché ne scaturiranno a breve altri preziosi filoni di indagine. Infine, smentiscono categoricamente l'esistenza di collaboratori di giustizia. Non è la prima volta che le cosche di Gela accarezzano l'idea di sbarazzarsi del sindaco. E non stiamo parlando della valanga di lettere minatorie, avvertimenti, pour parler fra mafiosi captati da microspie o intercettazioni telefoniche. Né delle strane «visite» che si sono susseguite negli uffici del Municipio. A fine 2003, infatti, arrivò a Gela un gruppetto di lituani, convocato dai gelesi per venire a fare un lavoro «come lo fanno i corleonesi». La polizia, che aveva le orecchie tese, seguì questi strani visitatori che dal Baltico, chissà perché, erano venuti a Gela.
Li guidava tal Minius Marius Denisenko che in zona svolse autentici sopralluoghi. La polizia denunciò tutti alla Procura di Gela ma si vide contestata «l'assenza di prove». Risultato: i lituani vennero espulsi come fossero banalissimi clandestini. Si seppe invece che l'agguato dove scattare per l'8 dicembre, durante la processione religiosa dell'Immacolata, alla quale, con ogni probabilità, Crocetta sarebbe intervenuto. Perché Crocetta è indigesto alle cosche? Crocetta è colpevole di avere licenziato dal Comune la moglie del boss Emmanuello. «Presi quella decisione - spiega - perché era stata assunta nel 2002, dalla precedente amministrazione, in forza della legge che riguardava le misure di reddito minimo. Non trovavo giusto che la moglie di un miliardario potesse approfittare di una legge pensata per i poveri». Oggi, la signora ha lasciato Gela, è emigrata al Nord. Ma il giorno della morte del boss fece durissime dichiarazioni televisive indicando in qualche modo in Crocetta il mandante dell'uccisione di «quell'angelo di mio marito». Crocetta è colpevole per avere revocato appalti miliardari al Petrolchimico di Gela, tutti gestiti dalla mafia. Crocetta è colpevole per avere dato vita, insieme a Tano Grasso, all'associazione antiracket, in un paese dove persino sull'aria che respirano i gelesi devono pagare il pizzo. Crocetta è colpevole di violente e pubbliche denunce su quanto accadeva dentro la Calcestruzzi, i cui vertici, recentemente sono finiti in manette. Crocetta è colpevole per aver detto apertamente che il presidente dell'Assindustria di Caltanissetta non era adeguato a quell'incarico, prova ne sia che ora è stato condannato per mafia. Crocetta è colpevole perché è l'espressione vivente di un'antimafia dei «fatti concreti» - come dice lui stesso - non di un'antimafia «ideologica o genericamente etica». Crocetta è colpevole perché appartiene al Partito dei Comunisti Italiani, in una terra che preferisce guardare a destra. Crocetta, infine, è colpevole di essere gay dichiarato. Gli chiedo: è vero che da qualche giorno avevi lasciato prudenzialmente Gela? «È vero» risponde. Ma non erano stati gli investigatori a informarlo. «Lo avevo capito da solo: i durissimi colpi inferti in questi mesi a Cosa Nostra, prima o poi, potrebbero provocare una forte reazione delle cosche». A quanto pare Crocetta è anche colpevole di saper guardare lontano.

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UNITA  9 FEBBRAIO 2008