Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Saverio Lodato Che fa Cuffaro? Si candida e sfugge i processi

Che fa Cuffaro? Si candida e sfugge i processi

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di Saverio Lodato 

Salvate il soldato Totò. La proposta, a voler chiamare le cose con il loro nome,

 

 

 

è indecente. Totò Cuffaro aveva appena pronunciato a Sala d'Ercole, sede del parlamento siciliano, la fatidica formula «dimissioni irrevocabili», e già iniziava da parte dei massimi esponenti dell'Udc il balletto delle possibili nuove candidature, che lo metterebbero per sempre al riparo da qualsiasi inchiesta giudiziaria, passata e futura. E ieri pomeriggio, la proposta indecente ha assunto i crismi dell'ufficialità. Si apprende infatti che Cuffaro è stato «ufficialmente invitato» da Pier Ferdinando Casini e da «tutta l'Udc» a presentarsi al Senato.
Cuffaro è stato appena condannato a 5 anni e all'interdizione dai pubblici uffici. Casini si dice sicuro che «gli sciacalli» fra «qualche mese» saranno costretti a chiedergli scusa. Casini non sa, o finge di non sapere, che ci vorranno almeno altri tre anni perché la sentenza del Tribunale di Palermo passi in giudicato e già molto prima, grazie anche alla «legge Cirielli», il reato sarà abbondantemente prescritto. Casini non sa, o finge di non sapere, che intanto è partita una nuova inchiesta della Procura di Palermo, questa volta per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli «sciacalli» di Casini dunque avrebbero ancora molto tempo a disposizione per scorazzare nelle praterie. A meno che...
A meno che Cuffaro non venga tratto in salvo dagli «innocentisti di professione» con la proposta indecente. Se andasse davvero a finire così, Casini saprebbe spiegarci in che consiste l'alto «significato morale» delle «dimissioni irrevocabili» presentate da Cuffaro all'Ars? C'è un vecchio proverbio siciliano che dice: «fuiri è vrigogna, ma è salvamentu di vita» (fuggire è vergogna, ma è salvamento di vita). E anche «fuggire», in certi casi, è legittimo. Ma in quel caso Casini ammetterà che tutta la sua prosopopea sul «rispetto» da parte di Cuffaro delle decisioni dei giudici, sulla volontà di «difendersi in processo e non fuori dal processo», sulla decisione di «battersi sino alla fine per l'accertamento della verità», altro non sarebbero stati che specchietti luccicanti agitati nelle convinzione che gli elettori ancora oggi abbiano l'anello al naso.
Quanto a Cuffaro, se ascoltasse queste sirene, dopo l'esibizione della coppola, dopo la scorpacciata di cannoli, non gli resterebbe che quel proverbio tagliato su misura a giustificazione del disonore.
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Condanne e cannoli
UNITA   27 GENNAIO 2008