Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Saverio Lodato Cuffaro se ne va, la vittoria dei cannoli Annuncia le dimissioni per "motivi personali"

Cuffaro se ne va, la vittoria dei cannoli Annuncia le dimissioni per "motivi personali"

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di Saverio Lodato


 

 

Cuffaro se ne va, la vittoria dei cannoli Annuncia le dimissioni per «motivi personali».
Ma l’Udc è pronta a ricandidarlo alla Camera o al Senato

 

Palermo E alla fine, più che la coppola, poté il cannolo... Ha tolto il disturbo. Si è dimesso. Se ne è andato. Ed entro 90 giorni i siciliani dovranno tornare anticipatamente alle urne, perché cosi stabilisce, in caso di dimissioni del presidente, lo statuto siciliano. Dopo l’ennesima notte insonne, in cui aveva convocato per ieri mattina a mezzogiorno la seduta straordinaria dell’Assemblea regionale, Totò Cuffaro getta la spugna. Era ora. Ma va ricordato che prima che scoccasse l’ora fatidica, sono dovuti trascorrere sette anni (dal 2001 a oggi), durante i quali i siciliani sono stati costretti - anche per responsabilità dei leader della CdL che lo avevano ricandidato una seconda volta alla guida di Palazzo d’Orleans nonostante fosse già sotto processo - a convivere allegramente con un governatore diviso in due: fra vizi privati e pubbliche virtù, come si sarebbe detto una volta; diviso fra stuoli d’avvocati e battaglioni di giornalisti che gli curavano l’immagine (ma a conti fatti hanno lavorato meglio i «suoi» avvocati che i «suoi» giornalisti); diviso fra convitati di pietra in odor di mafia, costretto a incontrare nei retrobottega dei negozi, e fedelissimi peones dall’ovazione e dal bacio troppo facili. Il sottile cavo d’acciaio che legava i due mondi oggi schizza via per le eccessive sollecitazioni. Anche per Cuffaro, fardello troppo pesante una condanna del Tribunale di Palermo a cinque anni. Fardello che aveva tentato di sopportare con la rivendicazione, quasi orgogliosa, che in quel dispositivo di sentenza la parola «mafia» non aveva fatto la sua comparsa. Fardello però che negli ultimi giorni era diventato un macigno a seguito della rivolta della parte migliore della Sicilia che aveva tappezzato le città con manifesti che ne chiedevano le dimissioni e sfilava in corteo, anche ieri sera, in 2000, a Palermo, comprese molte ragazze travestite da cannolo; a seguito della presa di posizione di Luca Montezemolo; a seguito, proprio ieri mattina, del parere dei giuristi del Viminale che sembravano orientati alla sospensione d’ufficio. Si è trattato, per certi versi, di un fulmine a ciel sereno. Appena giovedì infatti, a Sala d’Ercole, l’assemblea dei deputati con 53 voti contro 32 aveva respinto la mozione del centro sinistra con la quale si chiedevano le sue dimissioni. Un voto salutato dal centro destra, anche in quel caso, da applausi e dichiarazioni di lealtà, se non altro perché tenere Cuffaro al suo posto significava tenere ai loro posti le proprie poltrone. Cosa è intervenuto di nuovo? Vediamo intanto come lui ha motivato ieri le sue dimissioni «irrevocabili». Insieme a tante manifestazioni d’affetto - ha detto- ho visto diffondersi una crescente ostilità verso di me. E siccome il popolo, più che i salotti o le manovre di Palazzo, è stato sempre l’elemento centrale della mia esperienza politica, non intendo sottrarmi a un confronto con il popolo. Le mie dimissioni costituiscono una scelta personale assunta per ragioni umane e politiche. Per Cuffaro, questa «scelta personale» matura perché gli sarebbe risultata «insopportabile» l’idea che, restando in carica, potesse diventare «fattore di divisione sociale». Ne sarebbero scaturite altre polemiche- ha proseguito- che avrebbero ulteriormente «distorto il vero significato dei fatti che lo riguardano». Conclude dicendo - come è suo diritto - che si batterà sino alla fine affinché sia provata la sua completa innocenza. Dunque dimissioni personali, a voler prestar fede alle sue parole. Ma che il distinguo fra dimissioni politiche e dimissioni personali sia sin troppo labile, lo avrebbero provato, pochi minuti dopo il suo intervento, gli attestati di stima che a valanga gli sarebbero venuti da Vito Schifani, Angelino Alfano, persino lo stesso Gianfranco Miccichè, che pure in questi giorni lo aveva tenuto sulla graticola. Eccedono, forse per foga oratoria: Gianfranco Rotondi, Dc per l’autonomia: «Un giovane cattolico portato alla gogna»; Guido Lo Porto, An: «Alla Sicilia mancherà la sua guida. La coalizione dovrà compensare questa perdita»; Raffaele Lombardo, movimento siciliano per l’autonomia: «Una scelta nobile e generosa». Insomma, fosse stato per loro, poteva starsene tranquillamente al suo posto. Come dire: si è dimesso per «fatto personale» la politica non c’entra. Eccome se c’entra, invece, la politica. Chiunque dotato di buon senso, un anno e mezzo fa, non lo avrebbe ricandidato sapendo che un’eventuale condanna avrebbe provocato il meccanismo delle elezioni anticipate, come ricordava Antonello Cracolici, presidente dei parlamentari Pd. Intanto ieri si è registrato un fatto grave legato alla vicenda Cuffaro: «Un branco di 15-20 persone mi ha accerchiato e ha cercato di strapparmi la bandiera rossa che stavo sventolando. Urlavano “viva la mafia” e mi hanno preso a pugni. Io ho cercato di difendermi. Poi sono scappati via». È il racconto di Filippo Lazzara, 34 anni, della provincia di Caltanissetta, militante della Fgci, aggredito mentre partecipava alla manifestazione organizzata per festeggiare le dimissioni del governatore. Anche un altro partecipante all'iniziativa, il consigliere comunale, Fabrizio Ferrandelli, è stato vittima di un'aggressione da parte di due ragazzi che sono poi fuggiti in moto. Intanto fonti parlamentari del partito centrista parlano di Cuffaro come candidato alle politiche come capolista al Senato, o come secondo di lista ala Camera, appena sotto Casini. Chi guiderà l’opposizione? Rita Borsellino è pronta a riprovarci, a patto che l’intera coalizione si riconosca nella sua candidatura. Nel Pd c’è chi fa il nome di Lo Bello, presidente Consfindustria Sicilia. I giochi sono appena iniziati. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

UNITA 27 GENNAIO 2007