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NOTIZIE 2007/2011 Giustizia in Italia Mancino: nessuno scontro con le toghe, i partiti però combattano il malcostume

Mancino: nessuno scontro con le toghe, i partiti però combattano il malcostume

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LUNEDÌ, 28 GENNAIO 2008

di Liana Milella

"Non è il ´92, ma per la politica è emergenza"

 

 

ROMA - Difende, «e non da oggi», l´autonomia della magistratura, ma anche il suo diritto di dichiarare che un arresto, quello ai domiciliari di Sandra Mastella, lo ha trovato «eccessivo». È convinto che «il clima di oggi non sia quello dei tempi di Mani pulite», ma con la politica è molto severo. Il vice presidente del Csm Nicola Mancino con Repubblica fa un´analisi impietosa: «La vera emergenza democratica tocca direttamente la politica che ha abbandonato la cultura». A Berlusconi che preannuncia drastici interventi contro i giudici Mancino replica: «Per poche indagini giudiziarie, che ci sono state e ci saranno, non bisogna commettere l´errore di ritenere che tutta la magistratura sia la nemica».


Come mai una persona prudente come lei ha detto a Napoli che l´arresto della Mastella è illegittimo?


«Mai usato un´espressione del genere, è una libera interpretazione giornalistica. Ho solo detto, rispondendo a una domanda, che quel provvedimento di custodia cautelare mi sembra eccessivo, ribadendo tra l´altro che lo penso come cittadino. Ho aggiunto però che se qualcuno sbaglia deve risponderne individualmente, ma generalizzare e coinvolgere tutti i giudici è sbagliato. La responsabilità del magistrato è sempre personale e non può coinvolgere un intero ordine o una categoria. Bisogna saper distinguere tra la parte e il tutto. Mi porto dietro la mia esperienza: se un politico sbaglia, è un errore pensare che sbagli tutta la politica. Per questo non ho mai polemizzato con i magistrati durante Tangentopoli, forte del principio che il singolo non può trascinare nella polemica tutto l´ordine giudiziario».

Ma si è posto il problema che tra poche ore il tribunale del riesame deciderà sulla scarcerazione e le sue parole potrebbero avere un´influenza?
«Un giudice o un collegio sono garantiti dalla Costituzione e non si lasciano certo suggestionare da un aggettivo. Il magistrato aveva e ha il diritto di indagare su un politico, su un ministro, sul presidente di un consiglio regionale, e io ne rispetto i provvedimenti. Ma se qualcuno mi chiede che ne penso, sono libero di rispondere che solo quella misura mi è parsa eccessiva».

E le conseguenze?
«Il peso del mio giudizio può essere positivo ma anche negativo. Se si rivendica l´indipendenza, e io l´ho sempre difesa, la decisione sarà assunta in piena autonomia e nell´esercizio di una funzione che deve restare imparziale perché deve rispondere solo alla legge. E comunque c´è sempre il nostro ordinamento che, con tre gradi di giudizio, dà tutte le garanzie».
Sul Foglio Ferrara accusa questi magistrati di aver fatto politica con l´inchiesta, cioè quello che «la magistratura fa da 15 anni».
«Nel rapporto tra giustizia e politica, la situazione è molto diversa dal ‘92. E come allora, anche oggi non mi pronuncio. I magistrati hanno cercato di perseguire la corruzione, molte volte hanno colpito nel segno, ma hanno anche arrestato alcuni che nel giudizio di merito sono usciti assolti. Ma io non ho mai parlato di una giustizia che agisce con scopi ben determinati. Non faccio parte del fronte di chi sostiene che siamo di nuovo allo scontro tra magistratura e politica».

E gli applausi bipartisan alla Camera a Mastella?
«Pubblicamente ho fatto rilevare a Casini, che ha parlato di "emergenza giustizia", che se c´è un´emergenza questa tocca direttamente la politica che si è lasciata alle spalle la cultura. La politica ha molte responsabilità rispetto alle condizioni sfilacciate del Paese e per poche indagini giudiziarie, che pure ci sono state e ci saranno, non bisogna mai commettere l´errore di pensare che l´"inimicus" sia la magistratura».

E allora come mai, durante le cerimonie dell´anno giudiziario, tante toghe hanno denunciato una politica che vuole mettere il bavaglio alle indagini quando toccano i livelli più alti perché, come dice Borrelli, il ‘92 non è mai finito?
«Se si ragiona così ci si mette sullo stesso piano. La politica ritiene che sia colpa della magistratura e viceversa. Ma, mi chiedo, esiste oggi la possibilità che la politica metta il bavaglio ai giudici? Ci sarà pure qualche singolo esponente che vuole farlo, ma non riguarda tutti. Detto questo, anche a me ha fatto molta impressione quell´applauso bipartisan».

Beh, aveva qualcosa di liberatorio.
«Ed è un errore, perché il magistrato colpisce il singolo, e non può non farlo, ma se dalle indagini emergono problemi di malcostume e di un uso indiscriminato del potere, chi se ne deve far carico è la politica, sono i partiti. Personalmente però ritengo che questi siano troppo deboli per intervenire nell´immediato».


Quel richiamo di Prodi a non perseguire i "quasi reati" e a lasciare che sul malcostume sia la politica a farlo non era una specie di bavaglio?
«Mi pare che il premier volesse dire ben altro, la sua era una sollecitazione ai magistrati a far uso del loro potere rispettando solo la legge. Del resto, proprio di fronte alla legge, tutti i cittadini sono uguale. Anche il cittadino-politico o il cittadino-amministratore se sbaglia paga e non c´è immunità che tenga e le solidarietà di appartenenza devono essere solo un lontano ricordo di un periodo amaro della storia italiana».


Ma quanto c´è di diverso tra questi richiami e quelli che già fa Berlusconi che annuncia interventi drastici contro le toghe?
«La Costituzione e le leggi devono essere gli unici punti di riferimento dell´attività dei giudici. Ma è un errore restringere lo spazio d´intervento dei magistrati quando garantiscono la tutela della legalità, dell´ordine, della trasparenza e della buona amministrazione».


LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE   28 GENNAIO 2008