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NOTIZIE 2007/2011 Inchieste Pedofilia e Vaticano. Quinta puntata del dossier Murphy

Pedofilia e Vaticano. Quinta puntata del dossier Murphy

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di Sabrina Provenzani - 13 aprile 2010
Lo scandalo dei preti pedofili sembra ampliarsi in modo inarrestabile, come se l’emergere delle prime denunce...
    




...avessero fatto saltare una”congiura del silenzio”. Le vittime si fanno coraggio e decidono di parlare: sotto questa pressione – che sarebbe corretto definire morale, invece che bollarla con sprezzo come “mediatica” – sembrano cedere alcuni dei responsabili, che ammettono colpe lontane, nascoste per troppo tempo.

Dimentichiamo troppo spesso quanto quella che indichiamo come Chiesa cattolica sia una realtà plurale, fatta di persone, contraddizioni, milioni di fedeli spesso critici e tormentati.

Di tutto questo e dell’impatto della rivelazione di questi abusi al mondo cattolico non ci viene detto abbastanza. Quella che conosciamo, perché rappresentata in comunicati e dichiarazioni ufficiali, è la posizione del Vaticano: il vertice spirituale, il cuore del potere e la mente della Chiesa -istituzione.

E non solo i laici, ma anche molti credenti restano esterrefatti per la linea ufficiale: non difensiva e tanto meno umile, ma offensiva, aggressiva, tutta arroccata in difesa di Benedetto XVI. La ragione? Il sospetto che l’attacco a Ratzinger sia stato orchestrato secondo una regia e un tempistica troppo efficaci per essere casuali. Alcuni commentatori accusano la lobby ebraica, che agirebbe dietro il New York Times e armerebbe le presunte vittime per portare la Chiesa statunitense a una mole di risarcimenti tale da finire in bancarotta. Altri scrivono di divisioni fratricide dentro la Chiesa stessa, con una fronda verso la gestione Ratzinger tanto forte da essere pronta ad alzare l’asticella al massimo pur di “liberarsene”.

Legittimi sospetti.

Intanto, noi completiamo la traduzione del dossier del New York Times sugli abusi di padre Lawrence Murphy ai danni di circa 200 bambini sordomuti a lui affidati presso la St John’s School per non udenti di Milwaukee, dal 1952 al 1974.

È, finora, la documentazione più completa mai pubblicata su abusi e “omissioni” vaticane; e, come abbiamo già visto, chiama direttamente in causa Joseph Ratzinger, a quei tempi Capo della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Come chiarito nella puntata precedente della nostra inchiesta, nel 1996 l’Arcivescovo di Milwaukee Rembart Weakland scrive direttamente a Ratzinger chiedendogli come procedere nel caso Murphy. Non ricevendo risposta, istruisce un processo canonico e ne informa il sacerdote.

Ma il 24 febbraio dell’anno successivo la difesa di Murphy solleva un’obiezione giuridica: nel suo caso si dovrebbero applicare le norme canoniche del 1962, non la Legge Canonica del 1983. In sintesi, i reati sarebbero prescritti, a meno che da Roma non arrivi una rinuncia all’applicazione della prescrizione.

Per procedere, dunque, si fa urgente un pronunciamento chiaro da Roma.

Il 10 marzo Weakland riprova. Stavolta scrive al Cardinal Gilberto Agustoni, Prefetto del Tribunale Supremo della Signatura Apostolica, (cioè il supremo tribunale della Santa sede) per chiedere una consulenza canonica sul caso Murphy: quali sono i termini perentori in caso di processi contro membri del clero? E cioè: il caso Murphy può considerarsi prescritto?

Ecco i passaggi più significativi della lettera che:

Ho scritto a Sua Eminenza, il Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Chiesa, nel luglio del 1996, quando sono venuto a conoscenza dei dettagli della situazione. Speravo che, considerata la condizione dei penitenti, il tempo trascorso dagli eventi e il fatto che la vicenda sembrerebbe ricadere sotto la giurisdizione della Congregazione, (codice di diritto canonico 1362,§1, 1°), forse Sua Eminenza avrebbe garantito norme speciali per un processo penale in questo caso. Finora, tuttavia, non ho ricevuto alcuna risposta.

Weakland sottolinea come le denunce siano state rese più difficili dalle condizioni fisiche e psicologiche delle vittime. In sostanza, sembra sollecitare il Vaticano a  procedere in ogni caso contro Murphy, per il Bene della Chiesa, perché la giustizia faccia il suo corso e per paura di uno scandalo pubblico.

Una copia della lettera viene inviata anche all’ufficio di Ratzinger tramite il nunzio apostolico a Washington.

Stavolta Weakland riceve una risposta chiara, datata il 9 aprile, proprio dal Cardinal Agustoni,:

Eccellenza,

Lei ha inoltrato la Sua richiesta a noi perché la Congregazione per la Dottrina della Fede non ha risposto alla Sua lettera del 17 luglio 1996 e nel frattempo tre degli accusatori del sacerdote hanno minacciato di fare causa civile.

Questo Supremo Tribunale, pur riconoscendo la gravità e l’urgenza della questione descritta, non è competente a trattarla. Per questo, rinviamo la Sua lettera, con i documenti allegati, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che resta l’organo competente a trattare il caso.

Insomma, l’imprimatur per procedere con il processo canonico a padre Murphy deve venire da Ratzinger e da nessun altro.

E l’autorizzazione arriva. In una una lettera del 12 maggio, firmata dal responsabile giuridico dell’Arcidiocesi di Milwaukee, il Reverendo Thomas Brundage,, che presiede il Tribunale canonico dell’Arcidiocesi, vi si fa esplicito riferimento:

Da pochissimo abbiamo ricevuto il permesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma di procedere nei tribunali canonici nonostante i limiti di prescrizione siano stati superati.

In effetti, in una comunicazione ufficiale del 27 marzo, il cardinale Tarcisio Bertone, vice di Ratzinger, risponde brevemente a Weakland autorizzandolo a procedere secondo quanto indicato nell’allegata “Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis”, cioè come procedere in caso di molestie, sulla base delle norme canoniche del 1962.

L’indagine preliminare di Brundage è molto approfondita e porta a conclusioni inequivocabili:

gli abusi si sono verificati su almeno 100 bambini; sono avvenuti nell’ambito della Confessione; molti dei non udenti non vogliono che padre Murphy eserciti ancora il ministero pastorale; solo una delle vittime ha chiesto un risarcimento economico; tutte sono d’accordo sul fatto che Murphy debba essere ridotto allo stato laicale.

Nei suoi appunti, Brundage scrive tra l’altro:

abbiamo avuto il permesso dalla C.D.F. di procedere con il processo penale. Dovremo seguire le norme segrete del 1962 (?)

Proprio così, sottolineato e con un punto interrogativo. Non è chiaro il motivo del punto interrogativo, ma è chiaro il riferimento alle norme segrete:nel 1962, con la lettera Crimen solicitationis, la Congregazione per la Dottrina della Fede (allora retta non da Ratzinger, che ne divenne Prefetto nel 1981, ma dal cardinale Ottaviani) forniva a Patriarchi, Arcivescovi, Arcivescovi e autorità ecclesiastiche locali istruzioni su come procedere in caso di abusi o molestie sessuali da parte di religiosi, e dava indicazioni sull’applicazione del Codice di diritto canonico.

In particolare, nella Sezione 11, la Crimen Solicitationis impone ai religiosi la massima segretezza su episodi di molestie o abusi sessuali, prima, durante e dopo il processo e il verdetto. Chiunque sia al corrente dei fatti è obbligato a non parlarne mai, pena la scomunica immediata.

La Crimen Solicitationis è rimasta in vigore fino al 2001, quando Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Fede da 20 anni, l’ha aggiornata con il documento De delictis gravioribus.

Insomma, nessuno, all’esterno, dovrà mai saperne nulla ma le prove contro Murphy sono schiaccianti e il processo si può fare anche se, per competenza territoriale, passa alla Diocesi di Superior.

Si può fare? Il 12 gennaio 1998 padre Lawrence Murphy si appella direttamente a Joseph Ratzinger con queste motivazioni:

Chiedo che la Congregazione per la Dottrina della Fede dichiari non valido l’atto di citazione della Diocesi di Superior. Sono accusato di fatti risalenti a più di 25 anni fa. Ciò contravviene alle norme canoniche del 1962 che stabiliscono che un’azione legale vada avviata entro un mese dalle presunte molestie.

Ho 72 anni, Sua Eminenza, e sono molto malato. Ho avuto di recente un altro infarto che mi ha lasciato molto indebolito. […] Mi sono pentito di tutte le mie passate trasgressioni e ho vissuto senza problemi nel Winsconsin del Nord per 24 anni. Voglio soltanto trascorrere il tempo che mi rimane nella dignità del sacerdozio. Le chiedo aiuto per questo.


La risposta arriva il 6 aprile. È una lettera confidenziale su carta intestata della Congregazione per la Dottrina della Fede ancora a firma di Tarcisio Bertone, indirizzata non a Murphy ma a Raphael Fliss, Arcivescovo della Diocesi di Superior. Lo invita a tenere in attenta considerazione le misure pastorali da applicare per ottenere “la riparazione dello scandalo e la riaffermazione della giustizia, come indicato nell’art 1341”.

Di che si tratta? Riduzione allo stato laicale? Richiesta pubblica di scuse alle vittime? Niente di tutto questo. L’articolo 1341 prescrive: “Un vescovo ordinario deve preoccuparsi di avviare un procedimento giudiziario o amministrativo e emettere sentenze solo dopo essersi accertato che la correzione fraterna o il rimprovero o altri mezzi di sollecitudine pastorale non possono porre sufficiente rimedio allo scandalo, riaffermare la giustizia o correggere il molestatore”.

Il 13 maggio Fliss risponde così a Bertone:

Eccellenza,

dopo aver attentamente considerato la Sua richiesta di applicare le misure pastorali previste dall’art 1341, è mio giudizio che tutti i ragionevoli metodi pastorali siano stati esauriti.

Sono giunto alla conclusione che lo scandalo non possa essere riparato né la giustizia sufficientemente riaffermata senza un processo contro

Padre Murphy.


E aggiunge

Lo scandalo e il senso di ingiustizia che pervade la Comunità dei non udenti sono di tale entità da richiedere un’attenta amministrazione delle giustizia in questa davvero tragica situazione.

Eppure nemmeno questo basta a far partire il processo.

Segue nella sesta e ultima puntata.

Tratto da: gliitaliani.it


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