Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
NOTIZIE 2007/2011 Inchieste Giuseppe Montalbano, il volto impreditoriale e di sinistra di Cosa Nostra - Pagina 2

Giuseppe Montalbano, il volto impreditoriale e di sinistra di Cosa Nostra - Pagina 2

E-mail Stampa PDF
Indice
Giuseppe Montalbano, il volto impreditoriale e di sinistra di Cosa Nostra
Pagina 2
Tutte le pagine
  Alla fine degli anni settanta, invece, arrivano i primi guai con la legge. Un altro capitolo fondamentale, infatti, per la comprensione della storia di Giuseppe Montalbano, è l’inchiesta svolta dal giudice  Giovanni Falcone nei confronti di Montalbano padre e del suo primogenito Giuseppe.  Otto anni prima della morte del vecchio Montalbano, avvenuta nel 1991, il giudice Falcone iniziò a occuparsi dell'ingegnere comunista, grazie ad alcuni rapporti del nucleo operativo dei carabinieri. Si legge nel dossier del capitano dei carabinieri, Angiolo Pellegrino, che aveva denunciato padre e figlio assieme ad altre 28 persone: “Montalbano padre e figlio hanno fatto parte di un associazione di tipo mafioso, per essersi avvalsi della forza dell'intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento che ne derivava, per acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di numerose attività economiche e in particolare di numerose società, appalti e servizi pubblici e ciò al fine di realizzare profitti e vantaggi ingiusti per se e per gli altri con le aggravanti di aver finanziato le attività economiche di cui sopra con il prodotto e il profitto di delitti e segnatamente del traffico di sostanze stupefacenti”. La notizia appare in versione integrale sul rapporto giudiziario dei Carabinieri di Palermo, nucleo operativo, prima sezione,  Carmelo Gariffo + 29 del 10 aprile 1984. L’inchiesta di Falcone, però, nel 1987 fu archiviata.   Ma i guai giudiziari di Montalbano continuano, soprattutto dopo la morte del padre. Agli inizi del 2000 arrivano le prime indagini patrimoniali. Il giudice agrigentino, Salvatore Cardinale, il 21 settembre 2001 dispone la confisca di molti beni dell'ingegnere e della sua famiglia. Finiscono nel mirino 10 società, 185 appartamenti intestati a lui per un valore di 200 milioni di euro, il complesso turistico “Torre Makauda” e la Villa di via Bernini. Ma la sezione misure di prevenzione della Corte d’appello di Palermo, nel 2005, restituisce ai proprietari una parte dei beni che erano stati sequestrati e confisca, invece,  la villa di via Bernini, covo di Riina.  Rimane, comunque, il giudizio del giudice Cardinale: “l’ingegnere Montalbano (il volto imprenditoriale e di sinistra di Cosa Nostra)non è altro che il prestanome di Totò Riina”. Insomma nella figura di Montalbano, da sempre legato al PCI-PDS-DS, trova un punto d’incrocio quell’intreccio di politica e affari che è una versione siciliana del compromesso storico. “Ho buone frequentazioni”, dice l’ingegnere, “con i Ds siciliani: Michelangelo Russo e Angelo Capodicasa soprattutto”. Lo stesso Angelo Capodicasa, da  presidente Ds della regione Sicilia, aveva come collaboratrice  Stella Capizzi, moglie di Nino Fontana, mister miliardo per gli amici  e socio di Simone Castello (prestanome di Bernardo Provenzano e condannato come mafioso). E sempre nel provvedimento di confisca firmato dal giudice Cardinale, in un passaggio sui rapporti dell’ingegnere con «l’associato mafioso» Giuseppe Lipari, si legge: «A causa di tali rapporti già nel 1984 il Montalbano e il genitore professor Giuseppe Montalbano avevano ricevuto una comunicazione giudiziaria quali indagati di associazione mafiosa». Ma gli elementi indiziari che riguardano  l’ingegnere Montalbano vengono anche riportati dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Baldassare Di Maggio che indica Giuseppe Montalbano come “prestanome” del patrimonio di Riina e, indirettamente, conferma la tesi del giudice Cardinale. Per dovere di cronaca anche questa inchiesta fu archiviata. Rimane però, l’impressione, da questi episodi, che il centro-sinistra facesse affari in Sicilia e troppe domande a Roma. La vita di Montalbano mette in evidenza quello che per alcuni deve essere stato un difficile compromesso, una specie di real-politik, che ha consentito a molti di sopravvivere e ad alcuni di prosperare, un compromesso che ha sacrificato sull’altare del realismo e degli affari ogni questione morale.
 
Tratto da:
accadeinitalia.it