Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Cultura Processo Mori: carabiniere in aula, ''Fu bloccato sequestro papello''

Processo Mori: carabiniere in aula, ''Fu bloccato sequestro papello''

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21 dicembre 2010
Palermo.
Il 'papello' con le richieste del boss mafioso Totò Riina era stato trovato dai carabinieri il 17 febbraio 2005 nell'abitazione di Ciancimino Jr ma l'allora comandante del reparto operativo, colonnello Giammarco Sottili «ordinò di non sequestrare il papello perchè sosteneva di averlo già». A raccontarlo in aula, al processo al prefetto Mario Mori, accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, è il maresciallo dei carabinieri Saverio Masi che sostiene di avere appreso i particolari del mancato sequestro dall'allora capitano Antonello Angeli, presente alla perquisizione nella casa al mare di Ciancimino. «Il capitano Angeli trovò il 'papello' a casa di Massimo Ciancimino, disse che era in un controsoffitto -racconta il maresciallo Masi- chiamò subito il suo superiore, il colonnello Sottili, informandolo del rinvenimento della documentazione e gli chiese se fosse il caso che Sottili venisse e partecipasse alla perquisizione. Sottili gli rispose invece che non era il caso di procedere al sequestro perchè il 'papellò ce l'avevano già. Angeli rimase esterrefatto del contenuto di quella telefonata». Così, come spiega sempre il sottufficiale dei carabinieri, l'allora capitano Angeli, che è indagato nell'ambito dell'indagine sulla cosiddetta trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, nonostante l'ordine di Sottili «fece fotocopiare il 'papello'. Disse che incaricò una persona fidata». Il maresciallo Masi avrebbe appreso questa circostanza soltanto molto tempo dopo. «Il capitano Angeli me lo disse molti mesi dopo l'arresto di Bernardo Provenzano». «Il capitano Angeli mi disse che attribuiva a Riina il documento che aveva trovato nell'abitazione di Massimo Ciancimino e mi disse che conteneva le richieste riferibili a Cosa nostra e che poteva ritenersi una trattativa proprio di interesse di Cosa nostra -prosegue ancora il maresciallo dei carabinieri Saverio Masi nell'interrogatorio condotto dai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo- Angeli era molto intimorito da questa situazione. Conservò una fotocopia del 'papellò mentre rimise a posto il documento originale, ma non disse dove». È sempre il sottufficiale dei carabinieri a spiegare ai magistrati che l'allora capitano Angeli avrebbe avuto dei «grossi conflitti» con i suoi superiori, il comandante del nucleo operativo di allora, Francesco Gosciu e il comandante del reparto operativo Giammarco Sottili. «Mi disse che era in enorme conflitto con i due ufficiali, ci furono degli alterchi molto pesanti e addirittura stavano venendo in un'occasione anche alle mani. Ma Gosciu lasciò le cose come stavano. Angeli voleva togliersi questo peso dalla coscienza ma Gosciu non lo ascoltò». Sull'incontro tra lo stesso Angeli e il maresciallo Masi, il sottufficiale spiega al tribunale che doveva restare «una cosa riservata». Lo stesso Masi spiega poi dei suoi «contrasti con la scala gerarchica, una cosa nota a tutto il reparto operativo dei carabinieri. Angeli sapeva delle mie controversie, sia con Gosciu che con Sottili. Noi parlammo in diverse occasioni. Eravamo impauriti per la situazione che stavamo vivendo. Angeli era sconcertato e intimorito. Venne perfino mandato dai suoi superiori a un controllo medico perchè volevano farlo passare per pazzo, per screditarlo».Dopo poco tempo l'allora capitano Angeli venne trasferito a Roma. «Ma noi ci siamo incontrati a Palermo -racconta Masi- mi chiamò su una delle mie utenze telefoniche e mi chiese di incontrarci». Secondo Masi Angeli sarebbe stato trasferito a Roma «a causa dei suoi contrasti sulle indagini su Massimo Ciancimino. Giravano altre voci che anche altri colleghi avevano subito ripercussioni sempre sulla vicenda Ciancimino e avevano subito trasferimenti. Nel nostro incontro decidemmo che ci volevamo rivolgere ad un quotidiano nazionale per fare filtrare la notizia in modo che poi l'autorità giudiziaria ci convocasse». Così Masi incontrò il giornalista de 'L'Unita «Saverio Lodato, che oggi verrà sentito allo stesso processo, per raccontargli quanto avvenuto nell'abitazione di Massimo Ciancimino e il mancato sequestro del 'papellò. «Angeli mi disse che voleva essere sicuro che la notizia venisse pubblicata. Ritenevamo Lodato una persona seria e affidabile. Così ci incontrammo nella sua abitazione. Io ero in compagnia del mio collega Carmelo Barbaria». Ma non se ne fece niente perchè dopo qualche tempo Lodato avrebbe spiegato al maresciallo Masi di aver parlato con il suo direttore e che gli era stato detto che «sarebbe stato meglio che del caso si occupassero i redattori locali di 'Repubblica'. Per noi fu una cosa scoraggiante e capimmo che non se ne voleva occupare». Lo scorso luglio il maresciallo Masi ha deciso di presentarsi spontaneamente alla Procura di Palermo per essere ascoltato. «L'ho deciso -dice- dopo avere appreso delle notizie di stampa riguardanti Massimo Ciancimino» sul 'papellò che poi è stato consegnato alla Dda dallo stesso Ciancimino junior. Oggi il maresciallo Masi è uno degli agenti di scorta del pm antimafia Antonino Di Matteo, uno dei due magistrati che oggi lo hanno interrogato al processo Mori. Nel controesame, condotto dall'avvocato Basilio Milio, il maresciallo Masi ha detto che è stato denunciato per falso materiale per una falsa autocertificazione. Non sono mancati i momenti di scontro tra l'accusa e la difesa durante l'esame e il controesame. Adesso verrà ascoltato il giornalista Saverio Lodato.

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