Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Cronache in Italia Riina venga a lavorare a Corleone nei terreni confiscati a suo padre!

Riina venga a lavorare a Corleone nei terreni confiscati a suo padre!

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di Giuseppe Crapisi - 10 ottobre 2011

Intervista, a Lucio Guarino Direttore del Consorzio Sviluppo e Legalità, di Giuseppe Crapisi.
       

Sappiamo benissimo che dopo l'uscita dal carcere di Giuseppe Salvatore Riina quasi tutti, da Nord a Sud, si sono prodigati a dire che fosse persona non gradita. Nei giorni scorsi il Presidente del Centro Padre Nostro di Brancaccio, Maurizio Artale, ha offerto un lavoro a Giuseppe Salvatore Riina, come volontario, nella struttura fondata da Don Pino Puglisi.

Allora abbiamo chiesto a Lucio Guarino, Direttore del Consorzio Sviluppo e Legalità costituito nel 2000 dagli 8 Comuni dell'Alto Belice Corleonese, quale fosse la sua opinione in merito alle ultime dichiarazioni del giovane Riina, rilasciate al Corriere della Sera, e se avesse qualche proposta per lo stesso. Come avrete modo di leggere, il Direttore addirittura offre al giovane Riina un posto di lavoro proprio a Corleone nei terreni confiscati alla mafia.

Che cosa pensa delle dichiarazioni fatte da Riina jr sulla volontà di cambiar vita?

Giuseppe Salvatore Riina ha dichiarato che vuole "vivere la sua vita da cittadino di questo Stato ", e che lo Stato ha il dovere di reinserire gli ex detenuti. Lui ha scontato una condanna per un reato che ritengo sia uno dei i più gravi e infamanti del nostro Ordinamento, ossia l'appartenenza all'organizzazione criminale cosa nostra.

Siamo di fronte infatti ad una organizzazione che contrapponendosi di fatto alla Repubblica nell'esercizio del governo del territorio per il perseguimento dei suoi fini criminali, si è sempre posta e si pone come alternativa ad essa.

Pertanto Giuseppe Salvatore Riina, a mio parere, non può reclamare alcun diritto senza una reale e inequivoca dissociazione da quell'organizzazione criminale, che per anni, più o meno direttamente, ha governato le sorti della nostra terra producendo notevoli danni sociali e mortificandone le enormi potenzialità di sviluppo.

Giuseppe Salvatore Riina deve prima con atti concreti abiurare.

Ha una proposta da far al Riina?

Personalmente non credo che chi ha aderito a cosa nostra ne prenda successivamente le distanze.

Tuttavia spero davvero di essere smentito e gli propongo di venire ad impegnarsi a Corleone nelle terre confiscate dallo Stato al padre, a Liggio a Provenzano essendo state acquisite dagli stessi con il sangue e la forza dell'intimidazione.

Per la difesa di quelle terre e per aver voluto tutelare l'esercizio di libertà fondamentali infatti hanno perso la vita, per la vile mano mafiosa, cittadini della nostra Repubblica anche figli della Corleone civile.

Oggi altri cittadini, anche e soprattutto della civile Corleone, lavorano su quelle terre principalmente per riaffermare la presenza dello Stato in quei luoghi che, purtroppo, per troppi anni sono stati simbolo di sopruso e illegalità proprio per la presenza dell'organizzazione criminale cosa nostra.

Da questo impegno nasce la pasta, il vino, i meloni, il pomodoro, il miele, le conserve ma anche i ceci e le lenticchie, prodotti biologici di elevatissima qualità commercializzati su scala nazionale anche per veicolare il forte messaggio di cambiamento che è avvenuto nel territorio.

Per questo dico a Salvatore Giuseppe Riina che se vuole davvero ritornare a essere cittadino della nostra Repubblica cominci con il lavorare da noi, non sarebbe una mera dissociazione dall'organizzazione criminale.

Tratto da:
corleonedialogos.it