Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Cronache in Italia L'incontro De Donno-Ferraro: il verbale di Liliana Ferraro

L'incontro De Donno-Ferraro: il verbale di Liliana Ferraro

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di Lorenzo Baldo - 28 settembre 2010
Palermo. Il 14 ottobre 2009 Liliana Ferraro entra negli uffici della Dia di Roma per essere interrogata nell'ambito delle nuove indagini sulle stragi del '92. E' stata chiamata in causa da Claudio Martelli durante un'intervista ad Annozero sei giorni prima. Martelli ha riferito di un incontro avuto dalla Ferraro con Giuseppe De Donno nella settimana del trigesimo della strage di Capaci.

Gli inquirenti intendono approfondire i contenuti della conversazione tra l'ex direttore dell'ufficio affari penali al ministero di Grazia e Giustizia e l'ufficiale del Ros. Quel giorno a Roma sono presenti i magistrati nisseni Sergio Lari, Domenico Gozzo, Nicolò Marino e Stefano Luciani, insieme ai loro colleghi palermitani Antonio Ingroia e Paolo Guido. Anche i funzionari della Dia di Caltanissetta Ferdinando Buceti e Claudio Castagna presenziano all'interrogatorio. Gli inquirenti chiedono subito all'ex direttore degli affari penali una conferma alle dichiarazioni di Claudio Martelli ad Annozero. Liliana Ferraro risponde senza esitazione di aver cercato di focalizzare meglio i suoi ricordi nei giorni successivi l'intervista a Martelli. «Posso dire che sicuramente venne al Ministero per incontrarmi il cap. De Donno – esordisce la Ferraro – non ricordo esattamente la data, ma ho memoria del fatto che parlai di tale vicenda col dott. Borsellino all'aeroporto di Roma ove lo stesso si trovava unitamente alla moglie, di ritorno da un convegno a Giovinazzo (BA). Mi incontrai col dott. Borsellino perché questi mi chiamò dicendomi che voleva parlarmi e mi diede appuntamento proprio all'aeroporto di Fiumicino». La dott.ssa Ferraro specifica agli investigatori che il periodo in cui si svolse l'incontro con Borsellino può essere collocato nella settimana del trigesimo della morte del dott. Falcone. «Mi trattenni a colloquio per circa un paio d'ore col dott. Borsellino – evidenzia Liliana Ferraro – ed in tale occasione parlai anche dell'incontro che era avvenuto col capitano De Donno quale giorno prima». Davanti agli inquirenti l'ex direttore degli affari penali sottolinea un dettaglio fondamentale di quell'incontro alla saletta vip dell'aeroporto Leonardo da Vinci. «Riferii a Borsellino la visita di De Donno – sottolinea Liliana Ferraro – lui non ebbe nessuna reazione, mostrandosi per nulla sorpreso e quasi indifferente alla notizia, dicendomi comunque che se ne sarebbe occupato lui». Ma perché Borsellino non si sorprende per quello che gli sta raccontando la Ferraro? Fino a che punto ne è già a conoscenza? Per molti investigatori e addetti ai lavori la risposta è racchiusa nell'incontro tra Borsellino, Mori e De Donno alla caserma Carini il 25 giugno. In quella occasione Borsellino sarebbe verosimilmente stato messo al corrente di una parte della trattativa in corso. E a fronte della sua statura morale si sarebbe immediatamente messo di traverso. Nella sua esposizione dei fatti la Ferraro non ricorda però il luogo del suo incontro con De Donno. Di sicuro esclude solamente che possa essere avvenuto in occasione della Messa per il trigesimo di Falcone. L'ex direttore dell'ufficio affari penali racconta di essere rimasta molto colpita dallo stato emotivo di De Donno il quale le disse che «era venuto il momento di provare tutte le strade e che, essendo Vito Ciancimino un personaggio di spessore, avevano pensato di sondare la possibilità che lo stesso iniziasse un rapporto di collaborazione». La Ferraro riferisce delle intenzioni di De Donno di utilizzare Massimo Ciancimino come tramite per agganciare il padre. L'ufficiale dei carabinieri le chiede di accennare la vicenda al ministro Martelli.  Lo stesso De Donno «chiedeva anche un “sostegno politico” per l'iniziativa che stavano intraprendendo, in considerazione del fatto che Vito Ciancimino era un personaggio “forte”, con ciò intendendo un mafioso di primo piano». Liliana Ferraro replica a De Donno rilevando che Martelli non c'entra nulla in quella questione, che era invece più opportuno che lui informasse prontamente Paolo Borsellino e che comunque sarebbe stata lei stessa ad informarlo. «Preciso che il cap. De Donno mi riferì, come detto, solo di una possibile collaborazione di Vito Ciancimino – sottolinea la Ferraro agli investigatori –  mai mi parlò di una trattativa e che lo stesso De Donno si rivolse a me facendomi comprendere che si stava facendo portavoce di istanze che provenivano dal Reparto cui apparteneva». L'ex dirigente dell'ufficio affari penali ricorda ai magistrati altri dettagli dell'incontro con Borsellino a Fiumicino, rammenta di aver parlato con lui anche del rapporto del Ros mafia e appalti «poiché lo stesso sapeva della mia conoscenza di tale rapporto». Ed è alla domanda sull'incontro di Borsellino con gli ufficiali del Ros alla caserma Carini che la Ferraro replica ai magistrati con apparente sicurezza. «Escludo che il dott. Borsellino mi abbia riferito di aver incontrato il De Donno e Mori e di aver affrontato con loro queste tematiche». Gli inquirenti prendono atto, mentre Liliana Ferraro approfondisce il post-incontro con l'ufficiale del Ros. «Verosimilmente avrò parlato col ministro Martelli della visita del cap. De Donno, e credo che ciò sia avvenuto nel suo ufficio all'interno del ministero. (…) Ricordo comunque, che il ministro approvò il comportamento che avevo tenuto col cap. De Donno ed in particolare mi disse “ha fatto benissimo, che cosa vogliono, vadano nelle sedi opportune”». I magistrati presenti mostrano alla dott.ssa Ferraro l'appunto di Paolo Borsellino, tratto dalla sua agenda grigia, nel quale vi è annotato il loro incontro a Fiumicino sotto la data 28 giugno 1992. «Ribadisco che l'incontro col cap. De Donno avvenne qualche giorno prima – risponde a quel punto la Ferraro – nell'arco della settimana che va dal 21 giugno al 28 giugno 1992, anche perché, qualora fosse passato più tempo, avrei certamente informato telefonicamente il dott. Borsellino di quanto avvenuto». Sollecitata dagli inquirenti l'ex direttore dell'ufficio affari penali dichiara di non aver avuto più alcun colloquio con Borsellino, ne tanto meno con Martelli, in merito ai fatti riferiti. Un particolare però è rimasto nella sua memoria. «Ricordo di aver avuto un colloquio telefonico col dott. Borsellino sabato 18 luglio 1992 in cui lo stesso mi disse che era in partenza il lunedì successivo e che al ritorno si sarebbe fermato a Roma per avere un altro colloquio con me perché voleva parlarmi di tutte le questioni che avevamo in sospeso – spiega la Ferraro agli inquirenti –. Più esattamente mi disse “poi dobbiamo parlare” sicché ritenni che vi potesse essere un nesso con le discussioni avvenute il 28 giugno 1992». A un certo punto è la stessa Liliana Ferraro a voler aggiungere spontaneamente una sua precisazione. «Ho letto sui giornali che non ci si riesce a spiegare perché riferisca questi fatti dopo 17 anni. Io in realtà ho già riferito l'incontro con De Donno al dott. Chelazzi (pubblico ministero nei processi per le stragi del '93, deceduto il 17 aprile 2003, ndr), quando questi era già alla P.N.A. (Procura Nazionale Antimafia, ndr) ed era applicato alla Procura di Firenze. Ciò avvenne in epoca molto vicina all'anniversario del 23 maggio, allorché io ero già all'Assessorato (Liliana Ferraro è stata assessore alla sicurezza per il comune di Roma nella giunta Veltroni dal 2001, ndr) e pertanto ritengo che fosse il 2002». La Ferraro racconta di quell'incontro mentre il registratore continua a girare. «Fui chiamata dal dott. Chelazzi come persona informata sui fatti e mi chiese notizie in merito all'oggetto di un incontro che era annotato nell'agenda del colonnello Mori nell'ottobre del 1992. Mi fece anche altre domande in merito ai trasferimenti ed al regime dei detenuti, con particolare riferimento al 41 bis O.P.. Risposi che il 41 bis O.P. Venne fortemente voluto dal ministro Martelli fino al 15 febbraio 1993, momento delle dimissioni di quest'ultimo, ma tale linea venne seguita anche dal suo successore Conso (Giovanni Conso, ministro di Grazia e Giustizia dal febbraio del '93, fino all'insediamento del nuovo governo nel marzo del '94, ndr)». Liliana Ferraro ricorda anche che l'atto istruttorio da lei citato venne fonoregistrato, ma che poi vi furono dei problemi tecnici. «Mentre si stava stampando il verbale e vi erano dei problemi per la stampa, il dott. Chelazzi mi sollecitò a rievocare ricordi del passato, dicendomi altresì, che, una volta completato un percorso investigativo che si era prefissato, lui stesso o altri della procura di Firenze mi avrebbero nuovamente escusso: in tale contesto raccontai al dott. Chelazzi i fatti che oggi sto riferendo, ma non so se gli stessi vennero formalizzati a verbale». Di seguito la Ferraro torna a raccontare di quei mesi del '93 al ministero di Grazia e Giustizia. «Ho ricordo di un incontro con Mori all'inizio del 1993, quando c'era già Giancarlo Caselli procuratore di Palermo. Non ho un preciso ricordo dei contenuti del discorso che affrontammo, ma mi sembra di rammentare che si parlò di Ciancimino, già detenuto, perché io mi potessi interessare per la sua situazione carceraria, ed io li indirizzai dal dott. Caselli. In effetti ricordo che in tale ultimo contesto vi fu l'interessamento di Mori anche per un'altra persona, probabilmente un altro detenuto». I magistrati chiedono a Liliana Ferraro se ha mai saputo di contatti con Vito Ciancimino da parte di alcuni uomini politici. Un diniego asciutto e senza appello è la risposta dell'ex direttore dell'ufficio affari penali. Che poi aggiunge affermando di non aver mai discusso nei colloqui con Mori e De Donno «di eventuali riforme della legislazione sui pentiti, né di eventuali analogie nel trattamento penitenziario dei mafiosi a quello dei brigatisti in caso di dissociazione». Il 7 novembre Liliana Ferraro viene chiamata nuovamente a testimoniare. I magistrati vogliono fare luce su alcune discrepanze tra le sue dichiarazioni e quelle di Claudio Martelli. Da quest'ultimo estrapolano il passaggio relativo alla frase attribuita da Martelli alla Ferraro sul Ros «che voleva, con l'iniziativa condotta (legata a Vito Ciancimino, ndr), “fermare le stragi”». Gli inquirenti rileggono alla Ferraro lo stupore manifestato da Martelli di fronte a quel vocabolo utilizzato al plurale: «sono rimasto perplesso, poiché mi sono chiesto come mai De Donno avesse utilizzato proprio il termine “stragi”, posto che in quel momento si era verificata solo la strage di Capaci». I magistrati proseguono citandole anche la puntualizzazione postuma dell'ex ministro di Grazia e Giustizia: «successivamente alla trasmissione Annozero ho nuovamente sentito telefonicamente la Ferraro che ha tenuto a puntualizzare che De Donno non le ha mai riferito di una trattativa, ma che occorreva fermare lo “stragismo”». La Ferraro ribadisce punto per punto la sua precedente versione ma ci tiene ad approfondire la questione di quel termine specifico rievocato da Martelli. «Non ricordo se il De Donno abbia fatto, in quell'occasione, un riferimento alle “stragi” - sottolinea la Ferraro – e non so perché Martelli abbia fatto riferimento nelle dichiarazioni rese alle SS.LL. al termine “stragi”, anche perché tenderei ad escludere di avere utilizzato tale termine nel colloquio che ho avuto di recente con lo stesso». L'ex direttore dell'ufficio affari penali rimarca l'impressione avuta durante la conversazione con l'ufficiale del Ros. «Ho inteso il riferimento del De Donno alla necessità di avere “un sostegno politico” alla loro iniziativa da parte del ministro Martelli come la necessità che venisse avvertito il ministro sulle loro iniziative». L'interrogatorio si chiude dopo che la stessa Ferraro ripercorre cronologicamente i giorni successivi alla strage di Capaci, le difficoltà per la conversione in legge del c.d. “decreto Falcone” dell'otto giugno (che racchiudeva norme molto rigide per i mafiosi detenuti per evitare alcun collegamento con l'esterno, innovazioni riguardo alla raccolta delle prove, al trattamento dei pentiti e al lavoro delle forze dell'ordine, ndr) e l'isolamento politico creato attorno a Claudio Martelli. Alle 12,50 la fonoregistrazione viene sospesa per consentire la verbalizzazione riassuntiva. Alle 13,35 si procede al confronto tra Liliana Ferraro e Claudio Martelli. Preliminarmente entrambi dichiarano di confermare le dichiarazioni già rese sul punto. La Ferraro insiste nel voler precisare che è possibile che lei abbia usato il termine “fermare lo stragismo” durante la conversazione telefonica con Martelli «intendendo comunque riferirsi all'escalation di violenza, di cui peraltro parlava sempre il dott. Falcone dopo l'omicidio Lima, che aveva portato proprio all'omicidio dell'on. Lima ed alla strage di Capaci». Sia Martelli che la Ferraro ribadiscono quindi le proprie affermazioni con alcuni distinguo. Martelli spiega che il suo riferimento ad una «iniziativa informale del De Donno», intendeva riferirsi al fatto che lo stesso non aveva informato il gen. Tavormina (all'epoca direttore della Dia, nda) e che quindi era possibile che De Donno agisse in quel momento in accordo con i suoi superiori del Ros. Mezzora dopo viene interrotta la fonoregistrazione per effettuare la verbalizzazione riassuntiva. Alle 15 viene ripreso l'atto istruttorio in quanto durante la verbalizzazione Claudio Martelli ha citato l'episodio di una confisca dei beni di Vito Ciancimino che a sua volta ha sollecitato un ulteriore ricordo della dott.ssa Ferraro. «In relazione a questo ricordo dell'on. Martelli, ripetuto oggi – ribadisce Liliana Ferraro – mi è sovvenuto un altro ricordo, nel senso che mi pare di rammentare che nello stesso autunno del 1992, in occasione di uno o più incontri col Col. Mori in cui si parlò sicuramente dei colloqui investigativi, delle modalità di espletamento e di un'eventuale estensione di coloro che potevano essere ammessi allo stesso, emerse nuovamente la figura di Vito Ciancimino e di un desiderio dello stesso di disporre di un passaporto. Per quel che ricordo e per quel che mi riguardava la cosa non ebbe alcun seguito, non avendo io una competenza diretta sul tema, ma ovviamente ne informai immediatamente il ministro della Giustizia». A questo punto è lo stesso Claudio Martelli ad intervenire durante il confronto con la Ferraro. «Ricordo che quando la dott.ssa Ferraro mi informò di questi colloqui mi indignai all'idea che si potesse dare il passaporto a Vito Ciancimino, del quale anzi si dovevano confiscare i beni. Informatomi che per il rilascio del passaporto era necessaria l'autorizzazione della procura generale di Palermo, sono intervenuto, credo direttamente, colloquiando col procuratore Siclari (Bruno Siclari, nda)». Anche in questo caso il mistero sui reali motivi della richiesta del rilascio del passaporto per Vito Ciancimino avanzata dal Ros non viene risolto. Pochi minuti dopo si conclude definitivamente il confronto Martelli-Ferraro.