Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Cronache in Italia Processo Mori-Obinu: Ghiron conferma dichiarazioni Massimo Ciancimino

Processo Mori-Obinu: Ghiron conferma dichiarazioni Massimo Ciancimino

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30 giugno 2010
Palermo.
Conferma in pieno le dichiarazioni rese nei mesi scorsi da Massimo Ciancimino l'ex difensore storico di Vito Ciancimino, l'avvocato Giorgio Ghiron...





...che è stato ascoltato al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano nell'ottobre del '95. Nell'esame condotto dai pm Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia, Giorgio Ghiron, oggi 80enne, conferma che «nel dicembre del '92, due o tre giorni prima del suo arresto, Vito Ciancimino mi disse che voleva presentare la domanda per il passaporto. Io gli dissi che non c'era alcun motivo di andare a 'stuzzicarè le autorità, aveva già una carta d'identità valida per l'espatrio, ma lui mi rispose 'e se io volessi andare in Africa?' a quel punto non gli replicai più nulla e lo accompagnai all'ufficio passaporti della Questura di Roma, in vai Fratelli Rossetti, dove presentò la domanda per il rilascio del passaporto». Una versione già fornita nei mesi scorsi, anche al processo Mori, da Massimo Ciancimino. Alla domanda del pm se Vito Ciancimino avrebbe chiarito al suo legale cosa si aspettasse dal rilascio del passaporto, Ghiron ha risposto di non saperlo.Invece, alla domanda se a Ciancimino senior fosse stato assicurato un esito favorevole per il rilascio del passaporto, Ghiron ha sottolineato: «mi disse 'avvocato, intanto facciamo la domandà e io capii che c'era qualcosa dietro e non gli dissi più niente. Implicitamente mi disse che avrebbero accolto l'istanza. Mi disse anche che era stato 'consigliatò e che poteva fare l'istanza. Dopo il suo arresto, il 19 dicembre '92, pensai che Vito Ciancimino fosse caduto in una trappola». La stessa versione data da Massimo Ciancimino ai magistrati di Palermo. «A mia conoscenza -ha aggiunto l'avvocato Ghiron- non c'era alcun progetto di fuga da parte di Vito Ciancimino». Giorgio Ghiron coimputato di Massimo Ciancimino nel processo d'appello per il cosiddetto 'tesoro ' di Vito Ciancimino, in cui il legale è accusato di riciclaggio, nonostante sottolinei più volte nel corso del processo Mori che non ha più contatti con Massimo Ciancimino «perchè il danno che mi ha provocato è stato oltre il pensabile», conferma le dichiarazioni del figlio di don Vito anche sugli incontri dei carabinieri con Vito Ciancimino prima della strage di via D'Amelio. «Tra maggio e giugno del 1992 -ha detto l'avvocato Ghiron- vidi scendere dalle scale dell'abitazione romana di Vito Ciancimino il capitano Giuseppe De Donno. Li per lì non lo riconobbi, perchè non lo conoscevo. Lo scoprii solo dopo, vedendo una foto sul giornale, che si trattava del capitano De Donno. E mi sembrò strano che un personaggio come lui entrasse in casa di Vito Ciancimino». «Ricordo bene di aver visto De Donno tra maggio e giugno perchè è stato almeno uno o due mesi prima del mio viaggio a Singapore che feci intorno al 3 luglio». «Quando riconobbi De Donno sulla foto credo di avere chiesto a Ciancimino come mai lo avesse incontrato -ha proseguito Ghiron- ma Vito Ciancimino su determinate cose, come queste, non rispondeva mai. Magari faceva qualche battuta sardonica ma senza rispondere». Anche Massimo Ciancimino, al processo Mori, ha sostenuto che il capitano De Donno prima della strage di via D'Amelio avrebbe incontrato il padre Vito, per avviare la cosiddetta 'trattativà tra lo Stato e Cosa nostra. Non mancano le contestazioni rivolte dal pm Antonino Di Matteo all'avvocato Ghiron, che viene sentito come teste assistito. «La memoria può farmi brutti scherzi -ha detto Ghiron- ma nel 2000 venni sottoposto ad un delicato intervento al cuore e poi mi spiegarono che l'anestesia era talmente forte che cancella la memoria». Giorgio Ghiron chiese poi a Vito Ciancimino se conosceva anche l'allora colonnello Mario Mori: « Ciancimino mi rispose con una barzelletta sui carabinieri -ha detto Ghiron- e poi aggiunge 'ognuno sape le cose suè (ognuno sa le sue cose, ndr)». Infine, alla domanda del pm se Vito Ciancimino avesse mai fatto cenno alle finalità dei contatti con i carabinieri Ghiron ha risposto: «No, Massimo Ciancimino mi disse in quel periodo che premeva sul padre perchè voleva farlo collaborare perchè passasse dall'altra parte per avere agevolazioni giudiziarie. Vito Ciancimino era una tomba, si limitò solo a dirmi che sperava di avere qualche beneficio». Scintille, invece, al controesame della difesa di Mario Mori e Mauro Obinu, i toni si sono alzati tra il pm Antonino Di Matteo e l'avvocato Enzo Musco. C'è voluto l'intervento del presidente della sezione del Tribunale Mario Fontana per calmare le acque. La difesa ha fatto notare al teste che la richiesta per il passaporto era stata avanzata da Vito Ciancimino il 5 novembre del 1992 e non «pochi giorni prima dell'arresto di Ciancimino, nel dicembre '92». «Mi sembra molto difficile -ha detto Ghiron- però non faccio obiezioni. Posso solo confermare che è stato pochi giorni prima del suo arresto». Ripercorrendo ancora i suoi rapporti professionali con Vito Ciancimino, Giorgio Ghiron ha detto, rispondendo alla difesa, «quando gli sconsiglia di fare la richiesta per il passaporto, Ciancimino mi disse 'faccia attenzione, perchè gli avvocati che non fanno quello che dico io sono tutti morti...'. E il riferimento era agli avvocati Campo e Restivo che erano morti pochi mesi prima». All'inizio dell'udienza l'altro teste chiamato dall'accusa Giuseppe Lipari, si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Nel 2002, rispondendo ai magistrati di Palermo aveva invece risposto: «Ritengo in cuor mio di aver riscoperto i valori delle istituzioni -disse- perchè ho avuto troppi guai e una famiglia distrutta, ecco perchè rispondo». Lipari, ritenuto il 'ministro ' di Bernardo Provenzano, raccontò ai magistrati che si occupano della 'trattativà di avere discusso del famigerato 'papellò con le richieste di Cosa nostra allo Stato con Vito Ciancimino durante un incontro all'hotel Plaza di Roma. «Era all'inizio del dicembre '92 -dice Lipari- e Ciancimino mi disse 'il 'papellò l'ho consegnato al capitano De Donnò. Ciancimino mi tenne mezz'ora, tre quarti d'ora e mi spiegò che il 'papellò riguardava una richiesta di abolizione del 41 bis e l'abolizione degli ergastoli e mi fece un quadro di tutta al situazione». Oggi, Lipari, che ha scontato la sua pena, si è seduto, come teste di reato connesso, e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il processo è stato rinviato al 17 settembre.

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