Ho visto commettere dal PD un ''delitto politico''

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di Marco Scipolo
Nando dalla Chiesa escluso dal Pd.




In questi anni ho visto un cittadino italiano in grado, per davvero, di fare politica nel significato più alto del termine.
L’ho visto servire il Paese anche dopo che la mafia, favorita dal comportamento di imbelli rappresentanti delle Istituzioni, gli uccise il padre.
L’ho visto raccogliere il testimone del genitore ammazzato che fu generale dell’Arma dei Carabinieri e prefetto di Palermo.
L’ho visto citare in un suo libro le parole pronunciate da suo padre: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non riusciremo mai a battere la mafia”.
Ho visto quel cittadino impegnarsi sempre dalla parte dello Stato, nonostante le inadempienze e le corresponsabilità dello Stato nell’omicidio di suo padre.
L’ho visto costretto a difendere, sovente solitario, la memoria di suo padre (eroe italiano e medaglia d’oro della Repubblica) offesa ciclicamente perfino da un ex presidente della Repubblica.
L’ho visto, per questo, addolorato tra l’indifferenza dei politici e della stampa.
L’ho visto prodigarsi in Parlamento per proteggere la Costituzione e la Repubblica dalle minacce di poteri più o meno occulti annidati all’interno delle Istituzioni.
L’ho visto protagonista di un’opposizione politica determinata ed intransigente ma mai volgare.
L’ho visto far crescere il movimento antimafia.
L’ho visto combattere la mafia con le armi della cultura.
L’ho visto scrivere numerosi libri sulle vittime della mafia. L’ho visto recuperare il loro ricordo per diffonderne l’esempio. Ho visto che attraverso questi libri ha risvegliato la coscienza civile e morale di un popolo.
L’ho visto lottare contro la mafia con le armi delle Istituzioni.
L’ho visto sedere nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia.
L’ho visto mettere la propria vita a rischio per le Istituzioni del nostro Paese.
L’ho visto raramente ospite negli studi televisivi.
L’ho visto spesso intervenire in molti incontri pubblici in vari luoghi d’Italia, tra i cittadini, sottraendo inevitabilmente del suo tempo agli affetti familiari.
L’ho visto, obbligato per motivi di sicurezza a subire la scorta di tre carabinieri, cenare assieme ai ragazzi di Libera, l’associazione contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti, ed elogiare il loro impegno. L’ho visto infondere nei loro cuori coraggio e speranza.
L’ho visto biasimare un ministro della Repubblica il quale sosteneva che con la mafia si deve convivere.
L’ho visto credere fermamente nella sconfitta della mafia.
L’ho visto rispettare il lavoro degli altri ed apprezzarne il frutto.
Ho visto un politico amare veramente l’Italia e gli italiani, senza distinzione tra Nord e Sud della Penisola.
Insomma, ho visto un politico con uno stile fuori dal comune, con un profondo senso dello Stato.
L’ho visto custodire i valori della Resistenza. L’ho visto contrapporsi ad una legge che avrebbe voluto parificare i repubblichini di Salò ai partigiani.
L’ho visto schierarsi sempre dalla parte della legalità.
L’ho visto contrastare leggi palesemente incostituzionali.
L’ho visto fare politica per gli altri, per tutti, non per sé stesso soltanto.
L’ho visto difendere il tricolore vilipeso.
L’ho visto tutelare la libertà di espressione.
L’ho visto combattere per un’informazione più libera.
L’ho visto costretto, lui politico, a fare informazione.
L’ho visto denunciare i paradossi della politica e le ingiustizie quotidiane.
L’ho visto salvaguardare i diritti civili dei cittadini.
L’ho visto battersi con tutta la forza d’animo possibile per preservare la democrazia.
L’ho visto amareggiarsi ma resistere sempre.
L’ho visto manifestare perché la legge sia effettivamente uguale per tutti.
L’ho visto adoperarsi per migliorare, in qualità di sottosegretario di Stato, l’Università italiana a cominciare dall’ideazione e dall’attuazione del progetto Ethicamente.
L’ho visto proprietario di una grande onestà intellettuale.
L’ho visto criticare anche il suo stesso partito, la sua stessa maggioranza e il suo stesso Governo.
L’ho visto spendersi completamente per la costruzione di un nuovo partito, il PD, per il quale ha dato anima e corpo.
L’ho visto scrivere queste parole: “Politica è amore per gli altri, è passione che non si placa, è coraggio, è potere che serve”.
L’ho visto mettere in pratica queste parole.
Ho visto un uomo libero, onesto e capace che ora il PD ha voluto esiliare dal Parlamento preferendogli, persino, un pregiudicato.
Ho visto il PD farsi beffe del proprio codice etico.
Ho visto il PD lasciare solo quel politico (che vuole sul serio combattere la mafia) proprio come fece lo Stato più di venticinque anni fa con il padre di quel politico (che voleva sul serio combattere la mafia).
Ho visto il PD rimanere vergognosamente sordo all’appello pubblico firmato da una moltitudine di persone che si sono opposte ad un ostracismo politico, incomprensibile e dannoso per il Paese, che ha colpito immeritatamente quel cittadino.
Così ho visto nel mio Paese commettere dal PD, di fatto, un “delitto politico”.
Ho visto.
E lo scrivo perché, come ha già detto il figlio di quel cittadino, ora è giunto “il momento della vergogna”.
Quel cittadino, quel politico perbene, si chiama Nando dalla Chiesa.