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NOTIZIE 2007/2011 Cronache in Italia Don Ciotti ricorda Parmaliana

Don Ciotti ricorda Parmaliana

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24 novembre 2009
Torino.
"Credeva nella politica come servizio al bene comune": don Luigi Ciotti ha ricordato così, ieri sera a Torino, Adolfo Parmaliana, il docente dell'università di Messina che aveva denunciato le collusioni politiche mafiose e che è morto suicida nell'ottobre dell'anno scorso.



"Un ideale alto di politica - ha aggiunto il sacerdote ispiratore del Gruppo Abele, di Libera, in prima linea contro Cosa Nostra, contro l'illegalità diffusa, la corruzione - che, senza generalizzare, oggi è così raro". Don Ciotti lo ha ricordato, nell'Aula Magna dell'ateneo torinese, assieme al rettore Ezio Pelizzetti, il vice rettore Salvatore Coluccia, l'avvocato Fabio Repici, ma soprattutto Alfio Caruso, autore del libro 'Io che da morto vi parlo', che ha fatto da filo conduttore al dibattito. Tra il pubblico i famigliari di Parmaliana, primi fra tutti la moglie Cettina, i figli Basi e Gilda, i fratelli Emilio e Biagio che ha portato la sua testimonianza. "Adolfo - ha detto don Ciotti - era assetato di sapere. Oggi è diffuso un peccato gravissimo che è la mancanza di profondità. Viviamo immersi nell'informazione del sentito dire, in una deriva culturale pericolosa".
Repici ha ripercorso le vicende giudiziarie che avevano visto Parmaliana opporsi con ostinazione contro l'intreccio di mafia, massoneria, pezzi dell'alta finanza e anche delle istituzioni. Tappa fondamentale lo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, del consiglio comunale di Terme Vigliatore (Messina) nel 2005. Una battaglia costellata da molte delusione la sua, come i dissapori con i Ds che lo portarono a dare le dimissioni, fino al suo rinvio a giudizio per diffamazione da parte della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). "Si è sentito tradito dalla giustizia", ha sintetizzato Repici che ha ricordato come le inchieste stimolate dalle denunce di Parmaliana siano ancora in corso, compresa quella sui motivi che l'hanno spinto a uccidersi. Tra gli intervenuti il sindaco di Augusta (Siracusa) Massimo Carrubba che da due anni non cancella da suo telefonino due sms di Parmaliana. Uno cita madre Teresa di Calcutta: "L'onestàe la sincerità ti rendono vulnerabile: non importa sii franco e onesto". Ma il suo messaggio forte - come è anche scritto nel libro di Caruso - sta tutto in un pensiero di Martin Luther King tanto caro a Parmaliana: "Se un uomo non ha scoperto nulla per cui varrebbe morire, non è adatto a vivere".

ANSA