Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Cronache in Italia Mare Nostrum: la lettera ''anonima'' l'ha scritta il Pm Olindo Canali - La replica che aveva dato l'Avv. Repici

Mare Nostrum: la lettera ''anonima'' l'ha scritta il Pm Olindo Canali - La replica che aveva dato l'Avv. Repici

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Indice
Mare Nostrum: la lettera ''anonima'' l'ha scritta il Pm Olindo Canali
Il testo della lettera ''anonima''
La replica che aveva dato l'Avv. Repici
Tutte le pagine


La replica che aveva dato l'Avv. Repici:

Di seguito riportiamo la risposta dell'avvocato Fabio Repici, al coupe de theatre avvenuto durante l'appello del processo "Mare Nostrum".Alla Corte d'assise d'appello di Messina, (presidente Brigandì); al Procuratore della Repubblica di Messina e al Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Monza, 10 marzo 2009. Procedimento n. 3/08 r. g. assise appello.
Signor presidente e signori giudici, rimango sgomento. Pur a non voler eccedere in formalismo processuale, la sortita dei difensori di Giuseppe Gullotti oltrepassa ogni limite, di immaginazione prima ancora che di rispetto del rito: l'uno dei difensori proponendo il vecchissimo espediente dell'asserito ritrovamento di un plico anonimo negli ultimi giorni dell'anno scorso; l'altro difensore, con intervento ufficiale (che tutti sappiano), certificandone autoreferenzialmente la versione; nessuno dei due, però, riuscendo a spiegare il ritardo della loro iniziativa. Epperò è stata prodotta alla Corte la lettera attribuita dall'avv. Bertolone al dr. Olindo Canali e ne è stato letto pure uno stralcio, finito stamattina sull'organo di stampa ufficiale. Solo uno stralcio, naturalmente: come si usa fare quando l'obiettivo è mirato e non corrisponde alla verità dei fatti. Poiché il documento coinvolge direttamente la mia persona, segnalo doverosamente quanto segue. Io non sto certo dalla parte del dr. Canali e dell'avv. Colonna. A tacer d'altro, dall'avvenuta nomina dell'attuale Procuratore generale (accadimento secondo me lesivo dell'immagine della magistratura messinese tutta), com'è pubblicamente risaputo, io sto da una parte (basti ricordare le mie parole nella conferenza del 9 novembre scorso su «La crisi della giustizia a Messina»), mentre il dr. Canali e l'avv. Colonna stanno da quella specularmente opposta. Se questo non bastasse, è dal giorno triste (triste per me ma soprattutto per la parte sana della società messinese) della morte del prof. Adolfo Parmaliana che la coscienza mi impedisce di mantenere quel minimo di rapporti che, pur ipocriticamente ma in ossequio alle regole di buona educazione, di regola corrono fra persone che frequentano gli stessi ambienti professionali. È vero: ho avuto l'onore di assistere i familiari di Graziella Campagna, così come ho avuto l'onore di assistere i familiari di Beppe Alfano nell'ultimo rivolo del processo, riguardante il solo imputato Merlino. È noto come io preferisca patrocinare le vittime, anziché i carnefici; questi ultimi, poi, a differenza delle vittime, non hanno difficoltà ad assoldare avvocati ben più capaci di me. Per inciso, anche l'avv. Luigi Autru Ryolo tanto tempo fa assistette processualmente i familiari di Graziella Campagna, in un processo finito come molti (e di certo io fra questi) sanno. Difendendo i familiari di Beppe Alfano, ovviamente, ho conosciuto, molti anni dopo la loro formazione e dopo la celebrazione della rituale istruttoria dibattimentale, gli atti di quel fascicolo. Così oggi ne so qualcosa. Naturalmente, un'infinitesima parte rispetto a ciò che possono sapere al riguardo l'avv. Bertolone e l'avv. Autru Ryolo, che difendevano in quel processo l'imputato Giuseppe Gullotti. Quel che so, tuttavia, mi è sufficiente per ritenere del tutto incongrue e in molte parti false le affermazioni del documento letto per stralcio dall'avv. Bertolone. So, ad esempio, che le prime dichiarazioni rese da Maurizio Bonaceto sull'omicidio Alfano vennero verbalizzate il 12 maggio 1993 a Roma alla presenza di tre sole persone: il dott. Olindo Canali, l'avv. Ugo Colonna e l'allora capitano Nunzio Aliberti; nessun altro Pm, nessun sottufficiale e nessun altro militare, nessun ausiliario di cancelleria. Ma questo è un dato che a quei difensori (così come agli altri impegnati in quel processo) risulta da oltre quindici anni, se è vero che le misure cautelari per l'omicidio Alfano vennero eseguite il 18 novembre 1993 (ad eccezione che per Gullotti, che ricevette una qualche soffiata che gli consentì di sottrarsi alla cattura). Cosicché sorprende che se ne parli ora, dopo due giudizi di merito celebrati a Messina, due giudizi di rinvio celebrati a Reggio Calabria e addirittura tre pronunciamenti della Corte di Cassazione. Motivo per cui vien da pensare che siano altre, ed extraprocessuali (del resto, il presente processo non tratta dell'omicidio Alfano), le ragioni dell'ultima iniziativa. Per tali motivi, mi permetto di dubitare della possibilità che le richieste dei difensori di Gullotti abbiano alcun pregio processuale. Naturalmente, come sempre, prenderò atto con il massimo rispetto delle decisioni che saranno adottate al riguardo dalla Corte. E, altrettanto naturalmente, comprendendo che sulla mia persona non sono ravvisabili ipotesi di incompatibilità ad assumere la veste di testimone, è perfino superfluo da parte mia sottolineare che, ove dovesse essere ritenuto utile all'accertamento della verità, sono a disposizione della Corte e anche delle Autorità cui la presente è inviata per conoscenza. Mi sia concessa un'ultima battuta, di natura personale, utile anche ad alleggerire il clima. Contrariamente a quanto affermato nel documento letto per stralcio dall'avv. Bertolone, non sono mai stato, nemmeno lontanissimamente, leninista. Sono cresciuto leggendo Weber, Gobetti e Calamandrei. Fortunatamente, avendo scelto come esempio pensatori del genere, non ho mai dovuto abiurare, né sul terreno della lotta alla mafia né su quello propriamente politico.

Con osservanza,
Avv. Fabio Repici
 
Tratto da: tempostretto.it