Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Cronache in Italia In viaggio con Luigi (De Magistris)

In viaggio con Luigi (De Magistris)

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In viaggio con Luigi (De Magistris)
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di Sergio Nazzaro e Pietro Orsatti - 23 marzo 2009
Allontanato dalle sue indagini, sottoposto a una sorta di processo dal Csm e da un pezzo, pesante, della politica italiana, De Magistris, l’uomo di Why not, abbandona la magistratura e si candida alle europee. E spiega perchél o hanno fermato.

Luigi De Magistris scende dal taxi con una piccola borsa in mano. L’uomo e il professionista più discusso del momento è di fronte a noi, da solo. Sorride. Nessuna scorta, niente luci blu dal suono accecante. Appena trasferito a Napoli gli è stata revocata la protezione. Da un momento all’altro non ci sono più motivi che facciano temere per la sua incolumità. L’occasione è un viaggio Roma-Fano. Un incontro pubblico con Salvatore Borsellino. Appena varca la soglia del portone di left De Magistris ci guarda: «Vi regalo uno scoop: mi candido per le europee». Un’occhiata agli orologi e si parte. Un viaggio senza navigatore, senza mappe preimpostate. Indicazioni, linee di massima, con la libertà di sbagliare o, forse, di imboccare la strada giusta. Osserviamo finalmente da vicino il magistrato che ha portato allo scoperto una vasta rete di corruzione, malversazione. Non è esaltato, invasato, non predica la fine del mondo o della democrazia. Ci chiede subito di usare il tu, di non essere formali: «Sono una persona semplice». Mentre la strada scorre, il telefonino di De Magistris suona in continuazione. Iniziamo a confrontare le esperienze di lavoro, di cosa siano oggi la comunicazione, il giornalismo, la magistratura, la giustizia. Voglia di conoscersi, anche perché è la prima volta che ci si incontra. Il paesaggio si anima, dopo la capitale: l’Italia. Non solo traffico e caos, potere e televisioni. Le esclamazioni si sprecano di fronte al Gran Sasso. Conveniamo che l’Italia è un gran bel posto dove vivere, per questo «non bisogna arrendersi e andare avanti».
Il microfono e la telecamera non si accendono subito. C’è voglia di comprendere bene. Di capire perché inchieste chiare e trasparenti siano diventate, per opera di qualcuno, opache e confuse: «Chi controlla il denaro pubblico, controlla l’economia nel Mezzogiorno. Controllando l’economia, si controllano posti di lavoro e quindi voti».
Dopo l’Aquila, l’autostrada Teramo-Ancona diventa una stretta carreggiata invasa di camion che si superano a vicenda. Ci colpisce la disponibilità all’ascolto di De Magistris, domanda, chiede pareri e opinioni sui più svariati argomenti. Ha voglia di ascoltare. Non usa i guanti bianchi. Se non conosce, chiede di approfondire, se ha un parere lo difende, lo articola. Ma accetta che anche i suoi interlocutori facciano lo stesso. Il sorriso si offusca solo quando ricorda le vicende di Salerno. Si inquieta. O forse è amareggiato profondamente come uomo che ha dedicato grande parte della sua vita alla magistratura. E tutti coloro che hanno lavorato per scoprire le verità più oscene, sono stati trasferiti lontani, in quei luoghi meravigliosi dell’Italia che stiamo attraversando dove muoiono le professionalità. «Forse questa campagna elettorale mi permetterà di vederlo un po’ tutto questo Paese». Il viaggio è pieno di domande e risposte. Come l’autostrada che percorriamo, qualche volta le risposte spaventano, sembrano essere una strada rischiosa, in cui i mezzi pesanti occupano tutta la carreggiata e sembrano non far intravedere un’uscita.  «Neanche in Romania al tempo di Ceausescu - sbotta, e la ferita si vede che è ancora aperta -. Hanno sospeso il procuratore Apicella dal lavoro, addirittura dallo stipendio, solo perché ha posto un visto su una richiesta dei suoi sostituti. E guardate che non si trattava di un kamikaze, di una persona schierata, se vogliamo, con noi. Prima a Salerno hanno indagato su Why not, su come avevamo lavorato, e non hanno trovato nulla, poi è partito il resto dell’inchiesta». E oggi De Magistris si trova, con Apicella e altri sette pm di Salerno, indagato a Roma.