Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Mafia eventi Calabria Rosarno: investigatori, piu' razzismo che 'Ndrangheta

Rosarno: investigatori, piu' razzismo che 'Ndrangheta

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8 gennaio 2010
Roma.
C'è la mano della criminalità organizzata dietro alla guerriglia urbana di Rosarno?
  




Gli investigatori di carabinieri e polizia dicono che, «allo stato attuale delle indagini, questo collegamento non emerge». A loro avviso si tratta di «un problema soprattutto di ordine pubblico», che nasce da una situazione sociale «esplosiva» in cui trovano spazio «intolleranza e razzismo». Nonostante ciò, gli accertamenti sulla «matrice» del gesto che ha innescato la rivolta - e cioè il ferimento di alcuni extracomunitari con un fucile ad aria compressa - sono appena cominciate: il quadro non è chiaro e non si può escludere che la criminalità organizzata - sempre più attiva anche nello sfruttamento del lavoro nero - c'entri, eccome. Nella zona di Rosarno le cosche della ndrangheta dominanti, Pesce e Bellocco, sono dedite ad affari illeciti di vario genere, dal traffico di droga alle estorsioni, dall'usura al riciclaggio, agli appalti pubblici, sia riguardanti lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro, sia i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria. Sono cosche potenti ed hanno ramificazioni anche all'estero, fino in Australia. Ma le indagini svolte finora non hanno evidenziato uno specifico interesse da parte di queste cosche allo sfruttamento di braccianti agricoli clandestini, anche se è possibile che tra i proprietari terrieri che impiegano immigrati ci siano persone legate alla 'ndrangheta. Del resto, le analisi più recenti dell'antimafia dicono che il caporalato è «un mercato in espansione» per la criminalità organizzata calabrese, la quale tende a 'investirè sempre di più proprio nell'agricoltura: lo dimostra il numero delle aziende agricole confiscate, che sono circa un quarto del totale e che spesso sono solo fittizie, create per fare false assunzioni e accedere illecitamente ai finanziamenti comunitari. Ma anche ammesso che si sia voluto mandare un avvertimento a qualcuno, ad esempio per un presunto 'pizzò non pagato, «la 'ndrangheta - viene sottolineato - non spara con i fucili ad aria compressa: i metodi sono più traumatici e meno chiassosi, perchè le cosche non hanno alcun interesse nè ai riflettori dei media, nè ad una presenza ancora più massiccia di forze di polizia sul territorio». Ma c'è chi ipotizza che l'obiettivo fosse proprio quello di fare 'rumorè, per sviare l'attenzione dall'attentato alla procura generale di Reggio Calabria e magari allentare la pressione degli investigatori su quel fronte. Non a caso il commissario prefettizio del Comune di Rosarno, Domenico Bagnato, ha notato la «strana coincidenza» tra il ferimento dei due immigrati e la riunione a Reggio del Comitato nazionale per l'ordine pubblico sulla bomba agli uffici giudiziari. La chiave di lettura attualmente privilegiata, però, resta quella che gli spari di ieri siano stati un gesto di intolleranza o xenofobia, slegato da dinamiche mafiose ed invece strettamente connesso alle tensioni sociali dovute all'altissima densità di extracomunitari sul territorio. «Prima o poi doveva accadere di nuovo», dice una fonte investigativa, facendo riferimento al ferimento a colpi di pistola, il 12 dicembre 2008, di altri due stranieri, sempre a Rosarno. Episodio di cui non sono stati mai scoperti gli autori. Alcuni degli immigrati hanno oggi chiesto protezione perchè contro di loro ci sarebbero «continue violenze che sono frutto di razzismo. Ma noi - dicono - siamo qui solo per lavorare e non diamo fastidio a nessuno». Di segno opposto i commenti di numerosi cittadini, che hanno parlato di «una situazione ormai insostenibile». Al vaglio degli investigatori di polizia e carabinieri anche l'imprevista (soprattutto nelle proporzioni) reazione violenta da parte degli extracomunitari: si tratta di capire com'è nata e se davvero, come sembra in questa prima fase delle indagini, è stato un movimento spontaneo di rivolta degli stranieri, esasperati dallo sfruttamento cui sono sottoposti e dalle condizioni inumane in cui vivono, oppure se dietro vi siano altre dinamiche. Discorso analogo per la contro-reazione dei cittadini del posto, che in alcuni casi ha assunto le caratteristiche di una vera e propria «caccia al nero», da malmenare, gambizzare o, addirittura, investire con l'automobile.