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NOTIZIE 2007/2011 Mafia eventi Calabria Tornano le bombe in Calabria?

Tornano le bombe in Calabria?

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di Lorenzo Baldo - 4 gennaio 2010

Lo scrittore Antonio Nicaso commenta l'attentato alla procura generale di Reggio Calabria.



Fermo. Abbiamo contattato telefonicamente lo scrittore calabrese Antonio Nicaso, da anni trapiantato in Canada (autore tra l'altro del libro Fratelli di sangue scritto a quattro mani con il Pm di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, nonché docente di storia delle organizzazioni criminali al Middlebury College), direttamente a Honey Harbour, non lontano dal Georgian Bay Island National Park (Canada), per chiedergli un parere sulla bomba esplosa a Reggio Calabria.


Come dobbiamo considerare la bomba esplosa lo scorso 3 gennaio a Reggio Calabria?
Penso che sia un segno inequivocabile. Alla 'Ndrangheta non piace il nuovo corso inaugurato dal procuratore capo Pignatone e dal procuratore generale Di Landro. Mai l'azione antimafia in Calabria era stata così coordinata, studiata ed efficace. Parliamo di arresti, ma soprattutto di confische dei beni illegalmente conseguiti, che costituiscono un punto fermo della strategia della Dda e della procura generale di Reggio Calabria. Mai tanti risultati si erano concentrati in così poco tempo, a testimonianza di un efficace lavoro investigativo.
C'era già stato un segnale con la microspia messa nell'ufficio di Nicola Gratteri. E questa bomba è uno dei tanti segni della “sintassi muta” della 'Ndrangheta, un'organizzazione fortemente simbolica, che ha sempre scelto di muoversi sotto traccia.
La 'Ndrangheta ha sempre evitato lo scontro frontale con lo Stato perchè è sempre stata interessata agli appalti. Quando per esempio doveva colpire un magistrato, o comunque un avversario, usava preferibilmente la delegittimazione e l'arma della corruzione, perchè il “quieto vivere” è sempre stato il suo terreno ideale.
Questa strategia le ha consentito di diventare l'unica vera mafia realmente globalizzata. Il suo mutare di strategia attraverso gli attentati è chiaramente un segno di un certo nervosismo. E' evidente che l'organizzazione criminale avverte i colpi e cerca di reagire anche perchè ci sono in ballo processi importanti.
Ma il problema di fondo è sempre stato quello della mancanza di continuità nella lotta contro la mafia. Non dimentichiamoci che la 'Ndrangheta, così come le altre mafie, si alimenta della forza dei suoi legami interni, ma anche della ricchezza dei legami esterni. Il rapporto con la politica resta sempre la spina dorsale del potere mafioso.

Che scenari si possono ipotizzare dopo la bomba a Reggio Calabria?
Se in questo momento si allenta la morsa tornerà il “quieto vivere” che è la condizione ideale per questa organizzazione criminale. In questo momento la 'Ndrangheta ha grossi interessi, ha cercato di trovare accordi al nord soprattutto perchè ci sono da gestire appalti importanti come quelli dell'Expo e quindi ha bisogno di “tranquillità”, di muoversi in modo “sereno”. Mentre invece non ha alcun bisogno di questa “bulimia” investigativa che si registra in Calabria e quindi lancia dei messaggi. Ma se in questo momento lo Stato dimostrerà una reale volontà politica nella lotta alla 'Ndrangheta allora si potranno continuare ad assestare colpi importanti.
La 'Ndrangheta però non è stata colpita al cuore, è ancora forte ed è presente in tutti i 5 continenti. Questo è il momento più importante nel quale bisogna far sentire ai magistrati di Reggio Calabria, agli investigatori calabresi, alle forze di polizia tutto il sostegno del Paese. Se in questo momento li lasciamo soli è la fine.

Il sit-in dei calabresi davanti al Tribunale di Reggio Calabria all'indomani dello scoppio della bomba è stato di fatto un segnale importantissimo.
Si, questi sono segnali importanti, così come sono stati importanti i segnali rappresentati dal movimento Ammazzatecitutti, dai ragazzi di Locri, dai commercianti e dagli imprenditori di Lamezia che hanno cominciato a reagire. Ma questi sono segnali che vanno incoraggiati. Non deve essere il cittadino a  fare due passi verso le istituzioni e verso lo Stato, è lo Stato che si deve riavvicinare. Spesso si dice che al sud i cittadini non hanno il senso dello Stato, io credo invece che bisognerebbe porsi altri interrogativi: “lo Stato ha il senso di noi? Ha il senso dei cittadini? Ha il senso di come vivono i cittadini in Calabria dove purtroppo i diritti sono regolati dalla cultura dello scambio e dove ancora le raccomandazioni, le appartenenze continuano ad essere una forte discriminante per fare carriera e per fare successo?”.


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