Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Mafia eventi Sicilia Confiscati beni per 20 mln a imprenditori Cavallotti

Confiscati beni per 20 mln a imprenditori Cavallotti

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19 ottobre 2011
Palermo.
La sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha confiscato il patrimonio dei fratelli Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti, imprenditori di Belmonte Mezzagno, processati e assolti, dopo alterne vicende giudiziarie, perchè ritenuti vicini al boss Bernardo Provenzano. I beni - le aziende Comest e Imet, diversi immobili aziendali e personali e autoveicoli -, passati ora al patrimonio dello Stato, ammontano a oltre 20 milioni di euro. I giudici hanno ritenuto i Cavallotti «socialmente pericolosi» e hanno applicato loro anche la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni. La legge distingue il procedimento di prevenzione dall'esito del processo penale, quindi la misura personale e patrimoniale può essere applicata in presenza di indizi di pericolosità sociale anche se il soggetto è stato assolto. Arrestati nel 1998, nell'ambito dell'operazione Grande oriente, con l'accusa di concorso in associazione mafiosa, in primo grado sono stati assolti. In appello la sentenza fu ribaltata e i tre imprenditori vennero condannati. Successivamente la Cassazione ha annullato il verdetto con rinvio, ordinando un nuovo processo finito con una seconda assoluzione. I Cavallotti erano titolari, tra l'altro, della Comest, un'azienda che si è occupata della metanizzazione in una serie di Comuni siciliani. L'accusa, basata anche sulla lettura dei 'pizzinì del boss Bernardo Provenzano, consegnati alla Procura dal confidente Luigi Ilardo, sosteneva che gli imprenditori fossero stati complici dei boss e che avessero ottenuto appalti e commesse grazie al loro essere titolari di un'impresa di mafia. Il giudice che li scagionò in primo grado invece accolse la tesi difensiva secondo la quale i tre fratelli sarebbero stati citati nei pizzini di Provenzano perchè vittime del racket. Mentre nella seconda assoluzione in appello si sostenne che nei biglietti di Provenzano si parlava genericamente dei Cavallotti e non era stato possibile accertare le responsabilità individuali.

ANSA