Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Mafia eventi Sicilia Mafia, Trapani. Così ricordiamo la strage di Pizzolungo

Mafia, Trapani. Così ricordiamo la strage di Pizzolungo

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di Rino Giacalone - 2 aprile 2008

Ventitre anni dopo il Comune di Erice si è ricordato che è ben altro il ricordo che meritano le vittime della strage mafiosa del 2 aprile 1985.


Su una curva della frazione balnerare di Pizzolungo quel giorno i mafiosi avevano piazzato una autobomba destinata ad esplodere al passaggio della vettura blindata del sostituto procuratore Carlo Palermo. Nello stesso istante in cui veniva schiacciato il pulsante del detonatore, però, tra quell’autobomba e la Fiat Argenta di Palermo si trovò di mezzo una utilitaria con a bordo Barbara Rizzo Asta ed i suoi due gemelli di sei anni, Salvatore e Giuseppe. Furono loro tre le vittime di quell’esplosione, furono ridotti a brandelli, delle due auto non restò nulla, Carlo Palermo e la scorta restarono incolumi, storditi, frastornati. In questi 23 anni in cui la giustizia con enormi difficoltà ha cercato di fare il suo corso, scontrandosi con un invisibile muro che ha ostacolato il raggiungimento della piena verità su quella strage, ci sono le condanne all’ergastolo per i mandanti, Totò Riina e il trapanese Vincenzo Virga, ma nulla si conosce sul perché di quell’autobomba, e ancora una volta mafia e poteri occulti tornano anche qui ad incrociarsi, la società civile non è stata presente come doveva essere. Ogni 2 aprile una veloce cerimonia sul luogo dell’esplosione, dove c’è una stele collocata e pagata un anno dopo l’eccidio da Nunzio Asta, marito e padre delle vittime, nel frattempo morto di crepacuore alcuni anni addietro, e poi tutto è scivolato via, come se quelle vittime fossero della famiglia Asta e non di tutti. La più clamorosa incompiuta è stata quella di non avere creato su quella curva di Pizzolungo, a pochi metri dal mare, un “giardino della memoria”, un impegno preso nel tempo ma che nessuna amministrazione e nessun ente pubblico ha mai mantenuto. Anzi ad un certo punto quella porzione di terreno vendita ad un’asta fallimentare è stata acquistata da un imprenditore che lì voleva realizzare una terrazza sul mare, un luogo di divertimento e di ristoro con ombrelloni di giorni e pedane per ballare di sera. Il tentativo è stato condotto sino a qualche settimana addietro, ma la nuova amministrazione ericina, una Giunta di centrosinistra che ha battuto l’uscente di centrodestra che aveva governato negli ultimi 15 anni, ha posto l’alt, in quel terreno dovrà sorgere il parco della memoria, non c’è spazio per divertimenti, ma dovrà essere un luogo di riflessione, punto di incontro di chi è impegnato nel contrastare il fenomeno mafioso. Il neo sindaco di Erice Giacomo Tranchida non si è voluto fermare però solo a questo. C’era da far dimenticare le disattenzioni del passato, di far riguadagnare memoria al territorio, e così ha deciso di istituire per il 2 aprile la giornata della memoria “non ti scordar di me” il titolo di una serie di incontri che dal 29 marzo al 5 aprile animeranno dibattiti e confronti, coinvolgeranno studenti, le loro famiglie, le professioni, il volontariato, l’associazionismo, lo sport. Un qualcosa che mai era stato fatto e pensato di fare, tranne che mettere il nome dei gemelli Asta ad una scuola elementare, un edificio sulla cui costruzione la mafia prese la sua tangente. Adesso la strada scelta è stata un’altra, mettere insieme tanti liberi soggetti per far esaltare qeull’impegno che magari spesso resta non visto e invece c’è e può servire anche a dimostrare la voglia di riscatto del territorio. A sancire questo momento una delibera portata al vaglio del Consiglio comunale perché dal 2008 in poi, qualsiasi sia l’amministrazione che governerà il territorio di Erice, il 2 aprile per sempre dovrà essere la giornata clou per segnare l’impegno antimafia nel nome di Barbara Rizzo e di Giuseppe e Salvatore Asta. Ma c’è stato il rischio che questa delibera dal Consiglio comunale non venisse votata e approvata. Proprio così. Si fa un gran parlare che la mafia qui è una minoranza, che vive in una “enclave”, e al momento opportuno di dimostrare che ciò può essere vero, ecco che saltano fuori i distinguo, e si scopre che invece la realtà può essere altra, che la mafia non è minoranza perché molti sono quelli che decidono di vivere con distacco il fenomeno e che perdono il dono della ragione sentendo parlare di antimafia. Ci sono volute due sedute consiliari, l’ultima ha visto l’approvazione con 9 voti, quanti erano i presenti, 8 di centrosinistra, 1 della Dc. Il centrodestra ha disertato la seduta,lasciando il “testimone” all’ex presidente del Consiglio comunale ed ex vice sindaco Ninni Simonte (Dc per le autonomie) che ha votato favorevolmente recriminando seguendo su quanto aveva sostenuto nella precedente seduta dall’Udc, Alberto Mazzeo, che non sapendo cosa dovesse dire per spiegare la sua contrarietà ha contestato che quello proposto dalla Giunta era un atto politico, viene da chiedersi quali atti deve votare il Consiglio comunale. E’ vero non si è tutti mafiosi in questa provincia di Trapani, ma ci sono molti che per disattenzione, per incapacità al confronto, per inettitudini di vario genere, rischiano non di esserlo,di diventarne complici. Le indagini antimafia condotte proprio ad Erice hanno portato a scoprire chi complice lo era in modo consapevole, e certe investigazioni hanno mandato all’aria certi “programmi”. Una delle ultime ha visto finire in manette un comandante dei vigili urbani che truccava le gare di appalto per la raccolta dell’immondizia. Non a caso il 2 aprile ad Erice sarà consegnata la cittadinanza onoraria al vice questore e dirigente della squadra Mobile di Trapani Giuseppe Linares, ci sarà quel giorno anche Carlo Palermo. E’ la seconda cittadinanza onoraria che il Comune assegna in pochi mesi, la precedente era stata conferita all’ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano, il prefetto che impedì ai mafiosi di riprendersi i beni confiscati come la Calcestruzzi Ericina. Segnali. In una terra che fino ad oggi ha vissuto dei segnali della mafia, le bombe, gli omicidi, anche le pacche sulle spalle, dove, lo disse un giorno un pm della Procura di Trapani, Andrea Tarondo, pezzi dello Stato sono stati visti stare dalla parte dell’”antistato”.
tratto da articolo21