Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 TerzoMillennio Khodorkovsky. Europarlamentari chiedono sanzioni per la sua condanna

Khodorkovsky. Europarlamentari chiedono sanzioni per la sua condanna

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Ma l'ex-magnate della Yukos non è un martire della libertà
di Monica Centofante - 12 gennaio 2011
Introdurre sanzioni economiche contro i responsabili della condanna di Mikhail Khodorkovsky. E' la proposta avanzata ieri da un gruppo di parlamentari europei che contesta la decisione dei giudici...



...del secondo processo contro l'ex magnate del petrolio russo, terminato lo scorso 30 dicembre con una condanna ad ulteriori cinque anni e mezzo di carcere per l'imputato che vanno ad aggiungersi agli otto già comminati in primo grado nel 2005 (sette dei quali scontati in Siberia).
Lo rivela il quotidiano economico Kommersant, che riporta le dichiarazioni di Heidi Uttala, Presidente della sottocommissione del Parlamento europeo per i diritti umani. Riunitasi due giorni fa proprio per discutere del caso  Khodorkovsky. “Questa condanna – ha spiegato Uttala – rappresenta il fallimento del sistema giudiziario russo e mette in ridicolo il programma di modernizzazione annunziato dal presidente Medmedev”. Per questo i parlamentari avrebbero pensato all'introduzione di sanzioni economiche e sui visti nei confronti degli alti funzionari pubblici coinvolti nel caso. Proposta che sarà presentata la prossima settimana alla seduta plenaria del Parlamento europeo e alla quale ha già risposto la Duma attraverso il suo presidente Boris Gryzlov, che ha invitato i colleghi europei a non “trarre conclusioni prima che il procedimento penale sia concluso”.

Le polemiche sul caso Khodorkovsky, quindi, proseguono. Insieme alla propaganda mediatica, finanziata dallo stesso entourage dell'ex magnate petrolifero, che in una sapiente opera di disinformazione ha diffuso nel mondo l'immagine dell'oligarca “martire della libertà”.
Una campagna strumentale che parte da un dato certo: l'ex magnate della Yukos è vittima di una giustizia autoritaria, condannato ai lavori forzati con procedure discutibili, bersaglio di una evidente persecuzione; ma che non tiene volutamente conto del contesto nel quale gli attacchi sono stati sferrati.

Il caso Khodorkovsky nasce infatti negli anni Novanta, protagonisti della caduta del comunismo e della nascita di una classe di oligarchi pronti a stracciarsi le vesti di un Paese ormai sull'orlo del disfacimento. Grazie anche alla complicità delle banche europee e americane, che hanno ricettato i soldi della mafia russa, in stretto contatto con Cosa Nostra.
A quegli anni risale l'ascesa imprenditoriale e politica di Khodorkovsky, importante dirigente di partito, membro dell'oligarchia mafiosa che sostenne Yeltsin alle elezioni assicurandosi quasi la metà della ricchezza della Russia e portando il resto del Paese al più grande disastro mai sofferto dopo l'invasione nazista del 1941: dimezzamento del Pil in pochi anni, svalutazione del rublo, povertà dilagante (passata negli anni '90 dal 2 al 40%), aumento della malattie e abbassamento dell'età media nell'ordine di 5 anni.

Un sistema di potere parassita e senza futuro che nel tempo spinse la stessa oligarchia russa a portare i propri capitali fuori dal Paese – con il plauso delle banche svizzere, inglesi e americane – e la mafia a perpetuare il patto scellerato con la politica per garantirsi l'impunità. Almeno fino al 1999, quando salì al potere Vladimir Putin, uomo dei servizi segreti gradito a Eltsin e agli stessi oligarchi, ma sostenuto da quei pezzi di Kgb mai confluiti nel calderone criminale della Russia postcomunista.
Quel Vladimir Putin che prese presto le distanze dai suoi sostenitori - forte dell'appoggio dei cittadini russi, ormai esausti dell'amministrazione Eltsin – e che mise gli oligarchi di fronte ad una scelta: mantenere la ricchezza accumulata rinunciando alla pretesa di intervenire nella politica e rientrando nei ranghi del potere finanziario oppure subire i colpi mortali di una vera e propria guerra intesa come rinazionalizzazione dei beni pubblici e fine dell'impunità per i crimini commessi.

E' qui che Khodorkovsky inizia la sua crociata contro Putin, finanziando i partiti ostili al nuovo Primo ministro nella speranza di rovesciarlo, e tentando ogni via per screditarlo agli occhi dell'opinione pubblica. Lettura nella quale potrebbe rientrare anche il misterioso omicidio di Anna Politkoskaya.
Se da una parte non è escluso che la giornalista – decisamente scomoda per il governo russo - sia stata uccisa dall'entourage vicino all'allora Primo ministro, plausibile è anche che sia stata eliminata su mandato dello stesso Khodorkovsky e degli oligarchi ostili al leader del Cremlino proprio per attirare su di lui l'attenzione generale. E a rafforzare quest'ipotesi la scelta di eliminare la cronista, nemica giurata di Putin, nel giorno del compleanno del premier.

Una guerra senza esclusione di colpi quindi, nella quale Khodorkovsky risulta momentaneamente perdente. Senza però rinunciare a lottare e sfruttando al meglio le ricchezze accumulate all'estero per pagare lobbisti e rinomate società finanziare pronte a sfornare surreali campagne di pubbliche relazioni.