Archivio Antimafia Duemila

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Onda Pazza 2

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27 aprile 2010

Un nuovo libro su Peppino Impastato. L’introduzione di Salvo Vitale
E’ uscito un nuovo libro contenente “sette nuove trasmissioni satiro-schizofreniche” di radio Aut, con il testo e l’allegato CD.




L’introduzione è di Paolo Rossi, la postfazione di don Luigi Ciotti. Il libro è edito da Stampa alternativa ed è stato curato da due compagni di Peppino, Salvo Vitale e Guido Orlando, che facevano parte della redazione di Radio Aut.

“Nel 2008, in occasione del trentennale della morte di Peppino Impastato, è stato pubblicato  il primo volume di “Onda Pazza” con otto trasmissioni, sia in testo che in DVD. Nell’introduzione a quel libro era scritto che la trasmissione era divisa in due parti, una riguardava Mafiettopoli, cioè Terrasini, l’altra Mafiopoli, cioè Cinisi: erano  pubblicate solo le parti riguardanti Cinisi, per il ruolo dominante che in esse aveva Peppino. Con qualche ritardo, abbiamo adesso raccolto e pubblicato le parti riguardanti “Mafiettopoli”: questa parte di trasmissione era curata da me, da Faro Di Maggio e da Silvana, che a Terrasini vivevamo, conoscendone i problemi:Peppino si inseriva ogni tanto, con qualche battuta che ‘illuminava’ e rendeva più vivace la trasmissione. Sono memorabili alcuni sketch come il discorso di San Francesco ai pesci, il progetto di ‘madonnizzazione’ del paese, dopo una delibera per l’installazione di tre statue della Madonna in tre siti paesani, nonché le vicende sotterranee che portavano frequentemente al cambio repentino di maggioranze in consiglio comunale.
Terrasini è una cittadina marinara a circa 2 km da Cinisi. I due paesi sono praticamente congiunti: addirittura Cinisi controlla metà del territorio di Terrasini, a causa di una discutibile interpretazione
del decreto con cui Ferdinando II di Borbone nel 1834 istituiva il comune di Terrasini-Favarotta “salvo restando i diritti di Cinisi: e poiché il territorio di Cinisi, sotto il controllo dell’abbazia
dei Benedettini, si estendeva sino al torrente Furi, dove era ubicato il sito marinaro di Favarotta, i cinisensi hanno preteso di governare sino a quel confine. Col tempo una parte di Terrasini si è estesa verso Cinisi, con cui ha in comune la stazione ferroviaria, e ne sono nati una serie di conflitti territoriali relativamente ai servizi civici, alcuni dei quali sono erogati dal comune di Terrasini (iscrizione alle liste elettorali, pagamento tributi, locali scolastici ecc.), mentre altri sono di competenza di Cinisi. Tra i due paesi, nel corso degli anni ci sono stati infiniti attriti, anche se recentemente sono in atto trattative per arrivare a una revisione e sistemazione dei confini, oltre che a una migliore razionalizzazione dei servizi e delle infrastrutture, prima fra tutte il porto. Con il tempo sono anche venute meno certe barriere campanilistiche e sono aumentati gli scambi intercomunali, anche di tipo matrimoniale e sociale. In alcuni settori, specie in quello commerciale e politico, Cinisi ha esercitato una lieve egemonia culturale: alcuni cinicensi si sono spostati a Terrasini o per aprire attività commerciali o per ricoprire un ruolo negli equilibri della politica locale. Difficile dire se in questa chiave di lettura va inserita anche la scelta fatta da Peppino, di collocare la sede di Radio Aut a Terrasini. Probabilmente ci sono stati altri motivi, quali la maggiore diffusione nell’etere, la possibilità di disporre a prezzo molto basso di una casa e un nucleo di compagni locali, reduci dall’esperienza di un’aggregazione teatrale, il circolo OM, che si dimostravano più attivi e più coesi rispetto a quelli di Cinisi, nei quali si era già diffuso il tarlo de “il personale è politico” e la tendenza a rientrare nel proprio privato. A parte tutto, Terrasini non era Cinisi: anche qua esisteva una famiglia mafiosa, non dello spessore culturale dei Badalamenti, ma certamente vicina alla sua cosca, al punto che tale vicinanza era stata rafforzata da un matrimonio tra Girolamo D’Anna e Fara Badalamenti, sorella di don Tano. I D’Anna controllavano la parte alta del  paese, ovvero “La Somalia”, abitata da contadini. Caratteristiche loro attività l’estrazione di sabbia dalle cave della contrada Ramaria, la gestione del settore edilizio, quella del controllo e della distribuzione delle acque irrigue, quella del settore della distribuzione dei carburanti: faceva bella mostra una pompa di benzina BD, ovvero le iniziali di Badalamenti-D’Anna. Non mancava anche una certa attenzione nel settore turistico, grazie alla nascita di un villaggio che occupava stagionalmente circa 200 lavoratori. Per contro si era sviluppato un sistema clientelare, oserei dire para-mafioso, specialmente nella marineria: quasi tutti i pescatori facevano parte di una cooperativa, la San Pietro, che garantiva il disbrigo delle pratiche assistenziali, ma che si occupava anche della vendita del pescato, su cui tratteneva il 3%. Il presidente e fondatore della cooperativa, soprannominato Patricola, era considerato una sorta di “padre dei marinai”, era padrino di una serie di bambini, e quindi compare dei loro genitori, era anche l’uomo di punta della Democrazia Cristiana e aveva diverse volte ricoperto il ruolo di sindaco del paese: sempre vestito in doppio petto e cravatta e con un vistoso fazzoletto bianco il cui triangolo gli usciva dalla tasca superiore della giacca. L’agone politico e quindi il consiglio comunale diventava il luogo del confronto e dello scontro, soprattutto per quel che riguarda il porto peschereccio che, a causa di una disgraziata progettazione, era diventato il punto di accumulo di una corrente di sabbia e pertanto era in gran parte impraticabile. Malgrado ciò, i pescatori continuarono a votare per il loro “padre”, cui rimasero fedeli anche quando costui si spostò con i “Cristiano-sociali”, espressione della fugace stagione del milazzismo. Per il resto solite facce di politici professionisti, qualcuno dei quali in campo ancora oggi: allora erano democristiani, oggi sono UDC e MPA, erano socialisti, oggi sono forzitalidioti, erano fascisti, oggi sono PdL, erano comunisti, oggi sono PD meno elle, minoranza irrisoria. Il porto è sempre lì, intasato di sabbia. Alcuni amici degli amici sono riusciti a installarvi un distributore di carburante per le barche e a costruire delle banchine mobili, luogo di imbarcazioni da diporto. La controversia sui confini durerà forse altri cento anni, sino a quando i due comuni, per forza di cose, non diverranno uno solo, cioè mai. La famiglia mafiosa del paese è uscita indenne da tutti i processi che la vedevano coinvolta e, a parte qualche sequestro di beni, qualche arresto domiciliare, continua serenamente il controllo del paese, con una serie di attività imprenditoriali apparentemente pulite. Oggi Terrasini è una “zona grigia” dove trovano tranquillo rifugio latitanti di spicco, una volta Riina e Provenzano, più recentemente Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Prolificano pizzerie e ristorantini serali a base di pesce spacciato per fresco e locale. Nessuna voce, dopo Peppino e quei poveri sconsiderati che gli stavamo dietro, s’è più alzata per denunciare lo snaturamento delle coste e dell’habitat circostante. C’è stato un rigurgito d’orgoglio negli anni ‘92-‘98, allorché il rinnovamento di tipo “orlandiano” coinvolse una serie di comuni siciliani. Qualche flash di novità sembra ogni tanto illuminare l’orizzonte marino, ma presto tutto torna nei binari di sempre e su di essi scorre con esasperante monotonia. L’arciprete occupa il suo posto da più di quarant’anni, il depuratore non depura niente e inquina giornalmente il mare con i suoi scarichi fognari, il villaggio turistico “Città del Mare”, prima perla dell’Unipol, chiuderà o cambierà gestione quanto prima, il mare è ormai sfruttato e non è più in grado di rigenerare fauna ittica come una volta. Il resto del territorio continua a essere acquistato e saccheggiato da costruttori o da mafiosi, che “investono” sui terreni vicini al mare”.

Salvo Vitale


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