Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Salvo Vitale Il legittimo impedimento

Il legittimo impedimento

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di Salvo Vitale - 29 dicembre 2009
Lo hanno chiamato in molti modi: Lodo Schifani, Lodo Alfano, immunità, impunità, processo breve e oggi “legittimo impedimento”: cioè fare una legge che preveda come un impedimento legittimo, cioè consentito per legge, il non essere sottoposto ai procedimenti di legge da parte del presidente del consiglio.



Il che mi fa pensare all’”impedimento d’orina”, ossia alle difficoltà di alcuni pazienti nel poter mingere. E quindi a una legge che renda legittima tale difficoltà. Una legge per eludere la legge. Così, nella ricerca sempre più intrigante di soluzioni eversive diventa pressocchè eretico il principio sul quale si fonda la struttura di qualsiasi codice, ossia che “la legge è uguale per tutti”. Già l’ineffabile Ghedini, al quale solo la faccia tosta del premier poteva aggiungere, accanto alla carica di suo avvocato, quella di deputato nazionale, ha provato a inserire, nell’impossibile difesa del lodo Alfano, il principio del “primus super pares”, cercando di mistificare quello ben più realistico del “primus inter pares”. Con il lodo Alfano, per cercare di indorare la pillola, si era associata, all’impunità per il presidente del consiglio, quella per le altre tre cariche più alte dello stato, ma adesso sta venendo fuori che l’unica cosa cogente e urgente è di mettere al riparo delle sue malefatte solo il Berlusca. Così viene camuffata la legittima proposta del “processo breve”, (chi non è d’accordo?) con l’obiettivo di far cadere in prescrizione i processi del Berlusca. Casini addirittura ha escogitato la possibilità di un “lodo Alfano” costituzionale, che è come il pensare , per legge, dell’esistenza di una malattia sana. Tale proposta ha trovato qualche simpatia, in siciliano diremmo qualche “annacamento”, anche nel centrosinistra. Da qui l’infame campagna contro la magistratura, che, secondo il “premier-primus”, vorrebbe operare una sorta di golpe politico sottoponendo a giudizio ed eventualmente condannando “l’intoccabile” eletto dal popolo. Insomma, chi governa, grazie all’investitura popolare, non può perdere il suo tempo nelle aule di tribunale, e chi lo vuole sottoporre a giudizio è uno che fa un uso politico della legge, cioè un comunistaccio che vuol far cadere il governo. Fini, nel suo fuori-onda, ha provato a richiamare le norme indispensabili della democrazia, in antitesi a quelle della monarchia, ma è stato spinto ai margini del suo partito dalla folta schiera di maggiordomi e lacchè che hanno legato la propria sopravvivenza politica a quella del loro boss. E così continua il martellamento, attraverso il mezzo televisivo e la cattura della persuasione dell’esistenza di una giustizia ingiusta e che, per legge, possa esistere ed essere possibile un’ingiustizia giusta. Intanto il mondo ci guarda stupefatto e incuriosito!!”

Tratto da:
corleonedialogos.it