Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Pietro Orsatti Arrestato Falsone, il capo della mafia agrigentina. Messina Denaro sempre piu' solo

Arrestato Falsone, il capo della mafia agrigentina. Messina Denaro sempre piu' solo

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di Pietro Orsatti - 25 giugno 2010
Poche righe di agenzia. Ancora un colpo formidabile a Cosa nostra con l’arresto di Giuseppe Falsone a Marsiglia.
   




Uomo fondamentale nel quadro di una possibile riorganizzazione “centralizzata” della mafia siciliana, esponente di spicco dell’organizzazione.

Vediamo la notizia:

(Reuters) – La Squadra mobile di Agrigento, insieme a quella di Palermo e allo Sco hanno arrestato oggi a Marsiglia, in Francia, Giuseppe Falsone, ritenuto il capo della mafia della provincia di Agrigento e inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi.

Lo conferma il Viminale in una nota.

“Grazie al lavoro straordinario della polizia oggi è stato inferto un altro eccezionale colpo alla criminalità organizzata con l’arresto del venticinquesimo superlatitante inserito nella lista dei trenta dall’insediamento del Governo”, si legge nel comunicato nel quale si dà conto di una telefonata del ministro dell’Interno Roberto Maroni al capo della polizia Antonio Manganelli.

Falsone, 40 anni, già condannato all’ergastolo, era ricercato da 11 anni con le accuse di associazione di stampo mafioso, omicidi e traffico internazionale di droga.

Scrivevo qualche mese fa dopo l’arresto di Domenico Raccuglia a Calatafimi il 15 novembre dello scorso anno:

I nuovi scenari

Ora che “il veterinario” (Raccuglia) e Gianni Nicchi sono in carcere, Matteo Messina Denaro è, come abbiamo già detto, solo. L’unico che lo potrebbe frenare è l’agrigentino Giuseppe Falsone, latitante dal gennaio 1999 e ricercato per associazione mafiosa, vari omicidi e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La mafia agrigentina, la più sommersa e invisibile dopo la guerra con la “Stidda” alla fine degli anni ’80, è anche quella più specializzata nella penetrazione degli appalti e nel riciclaggio. Messina Denaro ha bisogno di un alleato se vuole diventare davvero egemone nella Sicilia occidentale e se intende fare quella scalata a Palermo che lo porterebbe davvero a essere il nuovo capo di Cosa nostra, incontrastato, dopo il lungo regno di Totò Riina. Raccuglia sia da avversario che da alleato ha impedito di fatto l’ascesa di Denaro, prima fermandolo e poi diventando con il suo territorio di confine che da Altofonte e San Giuseppe Jato arrivava fino a Partinico e Borgetto una sorta di cuscinetto fra Trapani e Palermo. In realtà Messina Denaro nel palermitano c’è già arrivato, penetrando nel territorio di Bagaria e creando una specie di testa di ponte pronta a entrare in azione in vista di una scalata alla “grande” città o di una guerra di mafia. Passando perciò dalla “guerra fredda” dei tempi di Sandro e Salvatore Lo Piccolo e Domenico Raccuglia a una vera e propria conquista.

FONTE

Ora Matteo Messina Denaro è sempre più solo. Braccato nella sua terra, in quella Castelvetrano che per anni è stato un territorio per lui sicuro ma che oggi si sta facendo di giorno in giorno sempre più asfissiante, oggi ha perso anche il possibile appoggio da parte di Falsone, uomo dai fiorenti traffici internazionali, con rapporti (grazie alle proprie attività legate al traffico e al riciclaggio) anche con altri sodalizi criminali.

Tratto da: orsatti.info