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NOTIZIE 2007/2011 Pietro Orsatti Iran, Corea del Nord e Italia. Chi punta sul nucleare a 25 anni da Chernobyl

Iran, Corea del Nord e Italia. Chi punta sul nucleare a 25 anni da Chernobyl

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di Pietro Orsatti - 26 aprile 2010
Ventiquattro anni fa l’incidente di Chernobyl, il più grave che si sia mai verificato legato al nucleare civile.
   




Inutile fare la conta dei morti di quel disastro. Le statistiche variano dalle poche migliaia al mezzo milione di deceduti in questi decenni. È credibile, questa l’ipotesi più accreditabile, un bilancio terribile di 100.000 morti per gli effetti dell’incidente. Distribuiti in un arco di 15 anni. Il dato che tuttora l’intero territorio attorno (per decine di chilometri) al reattore sia ancora non abitabile ci dà comunque una misura di quanto fu grave l’evento.

Nucleare civile, dicevamo. Ne siamo sicuri? Premesso che l’energia nucleare cosiddetta “civile” è storicamente collegata al settore militare. Per un semplice fatto. La produzione del plutonio che, non esistendo in natura, è ottenibile solo attraverso la filiera di produzione di energia dall’uranio. Non è una discriminante da poco.

La centrale di Chernobyl era direttamente connessa alla filiera energetica militare dell’Urss. Anche la tecnologia utilizzata in quel tipo di reattore era stata messa a punto sul modello di impianti militari, con un notevole abbassamento degli standard di sicurezza a esercizio. In particolare il sistema di sostituzione delle barre di combustibile senza spegnere il reattore. La dinamica dell’incidente sembrano confermare infatti proprio il sospetto che il sinistro si sia verificato proprio durante un’operazione di sostituzione di barre con il reattore in esercizio (anche se sotto il 20% della potenza).

L’incidente di Chernobyl ha anche un valore simbolico enorme. Da quel momento in poi l’energia nucleare divenne, nell’opinione pubblica europea, un rischio. In molti casi, come in Italia e poi in Germania, un rischio non accettabile.

In Italia un referendum riuscì a bloccare la costruzione di nuove centrali e il proseguimento del programma “civile” in corso da alcuni decenni ma che era rimasto sempre a una fase di sviluppo decisamente basso con un numero esiguo di centrali e una percentuale davvero basso di produzione energetica. In Germania, invece, si avviò un processo di sostituzione (in direzione delle energie rinnovabili quali eolico e solare) di fonte progressivo tuttora in corso.

Quella del progressivo abbandono del nucleare è una tendenza, documentata da tutte le agenzie internazionali, che riguarda tutto il mondo. Perfino la nuclearissima Francia sta puntando alla sostituzione di fonte con l’arrivo di fine esercizio di molti suoi impianti. Con l’eccezione dell’Iran e della Corea del nord (per dichiarate ragioni militari), il nucleare sta diventando il passato (sia in termini culturali che tecnologici). E poi c’è l’Italia di Berlusconi. Ma quello è tutt’altro discorso.

Tratto da: gliitaliani.it