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NOTIZIE 2007/2011 Pino Cabras Papelli etc - La battaglia delle carte

Papelli etc - La battaglia delle carte

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di Pietro Orsatti
su Left/Avvenimenti - 31 ottobre 2009
Sbucano altri manoscritti di Ciancimino, e il prefetto Mori presenta la sua versione. Ma due pentiti raccontano il punto di vista di Cosa nostra. La trattativa c’era ed era l’atto di nascita della Seconda repubblica.



La vicenda delle carte relative alla cosiddetta trattativa fra Stato e mafia si complica e si allunga ogni giorno che passa. Non c’è giorno in cui dagli studi degli avvocati o dagli inquirenti escano fuori frammenti di quello che sta succedendo. Tanto per fare un esempio, nel giro di alcune ore la settimana scorsa sono comparsi altri due documenti contemporaneamente. Il primo, la memoria scritta consegnata dal prefetto Mario Mori nell’udienza del 20 ottobre scorso del processo che lo vede imputato insieme al colonnello Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel 1995 a Mezzojuso, piccola località in provincia di Palermo. Il documento ripercorre, però nel dettaglio, la versione già fornita in aula dall’ex alto ufficiale dei Ros. L’altro, comparso su un sito web (www.censurati.it), è uno dei capitoli del libro, mai pubblicato, Le mafie, di Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo. Tredici pagine, tredici fotografie, scritte a mano, autografe, già conosciute dall’autorità giudiziaria sin dal marzo 1993, quando erano state lette e copiate nel verbale di interrogatorio avvenuto nel carcere romano di Rebibbia davanti al procuratore capo di Palermo di allora, Giancarlo Caselli, e al sostituto Antonio Ingroia. I due documenti raccontano, specularmente distorti, due facce della stessa medaglia. In una delle versioni c’è Vito Ciancimino che racconta di voler portare a “casa” una sorta di tregua, con incontri (il primo, casuale, fra suo figlio Massimo a bordo di un volo Palermo-Roma e l’allora capitano Di Donno, come ha raccontato Ciancimino jr in questi mesi). In realtà questi documenti non smentiscono che un “approccio” ci sia stato, e che Ciancimino andasse a tenere incontri attorno a una possibile trattativa «con un intermediario-ambasciatore», fantomatico personaggio senza nome che più volte Massimo Ciancimino avrebbe identificato con il medico boss Antonino Cinà, all’epoca vicinissimo a Toto Riina. Lo stesso Antonino Cinà che è attualmente sotto processo a Palermo con Marcello Dell’Utri e che è già stato condannato in vari processi per mafia. Il documento di Vito non dice che ci sia stato passaggio di carte. Mori, invece, nella sua memoria lo nega categoricamente. E se da un lato si capisce che l’ex sindaco si sia sentito usato e tradito dai Ros (il suo arresto sarebbe infatti avvenuto a poche ore dall’ultimo incontro con Di Donno), Mori racconta che gli approcci erano tutti indirizzati a cercare di individuare gli stragisti latitanti e ad arrestarli, come del resto poi rivendica (giustamente) l’arresto di Riina. Ma invece di depotenziare la carica dei documenti e della testimonianza portati da Massimo Ciancimino, i due frammenti “di verità” amplificano e non poco di fatto l’attenzione sul dettaglio di quelle altre carte, di quelle registrazioni (Massimo Ciancimino ha dichiarato che il padre registrò gli incontri con Mori «perché non si fidava») ancora non depositate in Procura e che dimostrerebbero uno scenario del tutto diverso, in particolare per quanto riguarda le coperture dell’operazione intessuta dai due ufficiali dei Ros. Mori, ad esempio, spiega che quando Violante gli chiese se la magistratura era a conoscenza dei contatti che stava avendo con Ciancimino, lui gli rispose di no, appellandosi al diritto della riservatezza delle fonti. E in un passaggio della memoria si legge che questo tipo di atteggiamento era dovuto al consiglio datogli proprio da Paolo Borsellino «di non fidarsi» dell’ambiente giudiziario palermitano.

E poi, dalla cosiddetta periferia di Cosa nostra, il trapanese, esce fuori un verbale degli interrogatori a un pentito, Peppe Ferro, che riapre altri scenari inediti quegli anni e sulla fase del “salto politico”, la fine del ’93 e la campagna elettorale del ’94 in cui una nuova formazione, Forza Italia, che «interessava molto Cosa nostra» come ha dichiarato Antonino Giuffrè altro collaboratore, scartabellò l’intero quadro politico. in Sicilia un summit dove era presente il «patriarca» della mafia del Belice Francesco Messina Denaro, defunto dal novembre 1998. C’era anche suo figlio, Matteo, attuale super latitante di Cosa Nostra, e Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina. Il racconto di questa riunione è ampiamente documentato in un verbale reso ai magistrati. Peppe Ferro è uno di quei pentiti che con i magistrati ha parlato di rapporti tra mafia e politica. Ha deposto dinanzi al pm Chelazzi della Procura di Firenze quando questi indagava sulle stragi del ‘93. «Nuatri amo a fare ‘na cosa, tutti sti partiti politici, ai segretari ci amo a dare i soldi nuatri, ci amo a fare portare sirvizo na Sicilia». Peppe Ferro parla degli appalti. Sostiene in quella riunione che va chiesto l’aiuto ai politici su questo, in cambio della spartizione delle somme anche per la politica. «I soldi nuatri ni pigghiamo dagli appalti? Amo a pigghiare a segreteria di partito e ci amo a dire: lassamoli stare li magistrati e d’ora in poi unn’ammazzamo chiù. Certo quanno amo ammazzare a qualcuno cu a corda o coddro, se siamo di necessità, lo urbichiamo… Cominciamo a fare fino, fino di sta maniera, di soldi, di lavori e diamo aiuto alle famiglie dei carcerati e cu la legge Gozzini i tiramo fuori dalla galera. Poi mannamo i picciotti a scola, dobbiamo entrare dentro lo Stato, l’emo a fare divintare anche magistrati».

Ma non è finita qui. Ci sono altre carte che escono in queste ore e che raccontano ulteriori spaccati di quel terribile periodo. «Voglio precisare – è riportato in un altro verbale depositato la scorsa settimana a Caltanissetta in relazione alle indagini sui mandanti esterni alle stragi del ’92 questa volta relativo all’altro collaboratore Gaspare Spatuzza – che quell’incontro doveva essere finalizzato a programmare un attentato ai carabinieri da fare a Roma. Noi avevamo perplessità perché si trattava di fare morti fuori dalla Sicilia. Graviano (boss molto attivo in Lombardia) per rassicurarci ci disse che da quei morti avremmo tratto tutti benefici, a partire dai carcerati. In quel momento io compresi che c’era una trattativa e lo capii perché Graviano disse a me e a Lo Nigro se noi capivamo qualcosa di politica e ci disse che lui ne capiva. Questa affermazione mi fece intendere che c’era una trattativa che riguardava anche la politica. Da quel momento io dovevo organizzare l’attentato ai carabinieri ed in questo senso mi mossi. Io individuai quale obiettivo lo stadio Olimpico». Ferro in questo passaggio parla dell’attentato non andato in porto, non si capisce se per un contrordine o per un cattivo funzionamento del detonatore, davanti allo stadio della Capitale. «Graviano – prosegue Spatuzza – era molto felice, disse che avevamo ottenuto tutto e che queste persone non erano come quei quattro ‘crasti’ (cornuti, ndr) dei socialisti. La persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri. Io non conoscevo Berlusconi e chiesi se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse sì. Del nostro paesano mi venne fatto solo il cognome, Dell’Utri, non il nome. In sostanza Graviano mi disse che grazie alla serietà di queste persone noi avevamo ottenuto quello che cercavamo. Usò l’espressione “ci siamo messi il Paese nelle mani”». In questo scenario i collegamenti fra la mutazione del quadro politico, tangentopoli e la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica e di nuove formazioni politiche come Forza Italia, la strategia stragista di Riina e la trattativa fra Stato e mafia e la successiva immersione di Cosa nostra, comincia a delinearsi con chiarezza. E per la prima volta anche le contraddizioni fra i vari testi, dichiaranti e documenti cominciano non solo ad avere un senso, ma a dare forma a questa intricatissima vicenda.

Tratto da: orsatti.info