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NOTIZIE 2007/2011 Pino Cabras Il corpo insaziabile della Terza Repubblica

Il corpo insaziabile della Terza Repubblica

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Il corpo insaziabile della Terza Repubblica
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di Pino Cabras - 10 febbraio 2009
Il corpo insaziabile di Silvio Berlusconi si muove tanto, in questi giorni. Si sposta fra i palazzi romani, dove ha usato un altro corpo, quello estenuato della povera Eluana Englaro, per scassinare l’equilibrio dei poteri. E fa spola fra Roma e la Sardegna, dove affronta una delle più strane campagne elettorali mai viste in Italia.


La navetta di Arcore ha come strascico tutto il governo, in mobilitazione permanente sul caso Englaro e sul caso Sardegna. Ovunque si muove anche una dispendiosa nuvola di aerei di stato e di auto blu.
Mentre Obama, a ragione, dice di non dormire la notte pensando all’economia, ora che la Grande Crisi lievita, laddove Sarkozy presta una parte della sua leadership alla guida dell’Europa, qua invece il capo del governo invade tutto, sia lo spazio del dolore privato sia l’isola lontana. Sembrano temi distanti fra di loro, e sicuramente diversi dalle cose di cui si occupano gli altri governi nazionali. Eppure ingombrano quasi tutta l’agenda del dominus della politica italiana. Perché lo fa?
Nessuna redenzione istituzionale si posa sull’azione di Silvio Berlusconi. Lo potevamo sapere sin dall’inizio della sua presa sul sistema politico, decenni fa. Dovranno saperlo definitivamente anche gli autorevoli illusi che speravano che Berlusconi, dopo la sonante vittoria alle elezioni politiche del 2008, avrebbe infine vestito i panni dello statista, normalizzandosi. Impossibile.
Si è sempre comportato così, nel solco del vecchio “sovversivismo dall’alto” che ha condizionato senza sosta la vita italiana. Ma in questi giorni si affaccia alla soglia di un salto di regime più impellente. Gli interlocutori di Berlusconi sottovalutano regolarmente la sua totale spregiudicatezza. Ora è il momento in cui una sottovalutazione ulteriore ci precipiterebbe in una nuova era politica. Non certo piacevole, non certo democratica.

Il «golpe Eluana» e la Costituzione in bilico

Un tema eticamente controverso – una donna in stato vegetativo persistente da 17 anni, alla cui famiglia la Corte di Cassazione ha consentito di interrompere l'alimentazione e le cure forzate fino all’epilogo che conosciamo – è stato trasformato da Berlusconi in un grimaldello istituzionale per forzare gli esiti di una partita decisiva, quella della sovranità. È la stessa partita su cui si gioca la sorte di qualsiasi Costituzione. Carl Schmitt, il più eminente teorico del diritto del Terzo Reich, affermava che «la sovranità significa capacità di dichiarare uno stato d’eccezione». L’organo in grado di emanarlo è l’organo sovrano per eccellenza. La demarcazione della sovranità è tutelata dalla rigidità delle norme che presiedono alla revisione della carta costituzionale. Se un potere dello Stato conquista la legittimazione a decidere come normare l’eccezione che esso stesso proclama, la forza di quel potere può dilagare snaturando tutte le altre norme e schiacciando tutti i bilanciamenti. Il regime hitleriano fu il cuculo che crebbe nel nido della vigente Costituzione di Weimar, resa flessibile dall’articolo 48 sullo stato di emergenza. Nemmeno il regime mussoliniano ebbe necessità di abolire lo Statuto Albertino né emanò leggi che esplicitamente avessero come scopo di emendarlo, ma lo compromise infrangendolo senza modificarlo o abrogarlo. Se una Costituzione è flessibile, oppure se è rigida come una diga ma si crea lo stesso il buco da dove passa tutto il fiume, allora si apre uno spazio pericolosissimo per far dilagare chi domina il dispositivo dello “stato d’eccezione”.
Gustavo Zagrebelsky ha sottolineato qualche mese fa che l’Italia vive «un’esperienza costituzionale in divenire e dall’esito non scontato, che mira a non lasciarsi confondere con quella che l’ha preceduta.»
E ha aggiunto: «La Costituzione del ‘48 non è abolita e, perciò, accredita l’impressione di una certa continuità. Ma è sottoposta a erosioni e svuotamenti di cui nessuno, per ora, può conoscere l’esito. Forze potenti sono all’opera per il suo superamento, ma altre forze possono mobilitarsi per la sua difesa. La Costituzione è in bilico.» Le implicazioni sono enormi.
berlusardNon si percepisce una legittimità costituzionale accettata da tutti, mentre si confrontano interpretazioni opposte. Quando lo spirito pubblico si divarica, e non c’è un principio di vita pubblica che sia un patrimonio comune, è il momento della “costituzione in bilico”, Non si può stare per sempre in questa incertezza. Sarà una concezione o l’altra a prevalere. Zagrebelsky osserva: «È il momento del conflitto latente, che non viene dichiarato perché i fautori della rottura costituzionale come quelli della continuità non si sentono abbastanza sicuri di sé e preferiscono allontanare il chiarimento. I primi aspettano il tempo più favorevole; i secondi attendono che passi sempre ancora un giorno di più, ingannando se stessi, non volendo vedere ciò che temono. Tutti attendono, ma i primi per prudenza, i secondi per ignavia.» Significa anche che si moltiplicano i pretesti utilizzabili per dare spallate istituzionali sempre più energiche, e il conflitto non sarà più latente.
Il dramma è che c’è una larga fetta dei facitori di opinioni, degli intellettuali e delle personalità politiche che non vuole vedere, e scambia« per accidentali deviazioni» quei segni «di un mutamento di rotta». La costante e stupida sottovalutazione del sovversivismo dall’alto porta a considerare sopportabili certe piccole modificazioni credute come illegalità provvisorie, mentre quelle precorrono e preparano una diversa e sempre più compatta legittimità. «Così, si resta inerti», avverte Zagrebelsky, e prevede che l’accumulo progressivo «di materiali di costruzione del nuovo regime procede senza ostacoli e, prima o poi, farà massa. Allora, non sarà più possibile non voler vedere, ma sarà troppo tardi.»
Nel 2006 Berlusconi perse il referendum confermativo sulle modifiche alla Costituzione. Nonostante l’ignavia di buona parte del centrosinistra e un certo silenzio mediatico, la maggioranza dei cittadini votò lo stesso, e respinse gli stravolgimenti con una valanga di voti. C’era una coscienza costituzionale ancora forte in sé. Si deve ripartire da lì.
Le pulsioni piduiste però passano ancora per il corpo di Berlusconi, che ha abbastanza meno anni di Napolitano per voler proiettare un qualche suo futuro sul Quirinale e incarnare da lì il corpo della Terza Repubblica eversiva.