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NOTIZIE 2007/2011 Pino Cabras L'immagine coordinata della guerra e il Big Bang dei ''non disinformati''

L'immagine coordinata della guerra e il Big Bang dei ''non disinformati''

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L'immagine coordinata della guerra e il Big Bang dei ''non disinformati''
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di Pino Cabras - 8 gennaio 2009
Perché stiamo perdendo? Se lo chiede (ce lo chiede) Giulietto Chiesa nel momento in cui la distruzione piove sulla gente innocente, ora che assistiamo quasi impotenti al racconto falso dei media occidentali, quando la verità è rovesciata e i carnefici sono presentati come vittime.

Se non sappiamo rispondere a questa domanda, certe forze dominanti non incontreranno più limiti nel fare una guerra ancora più estesa, molecolare, di scala mondiale, sulla quale, come i sette angeli dell’ira di Dio, verseranno i loro vasi pieni di pestilenza e dolore. Il problema è capire che i guai sono davvero già così grandi, e trovare un qualche rimedio.

Facciamo un primo passo, cerchiamo per ora di capire e descrivere un lato della questione.
Perché stiamo perdendo? La mia prima risposta è: hanno imparato in fretta la lezione del Libano.

Nell’estate 2006 l’immagine di Israele era uscita male, quando devastava il vicino settentrionale. La resistenza di Hizbullah era sorprendente ed efficace. Il governo israeliano, che aveva contato su una vittoria liscia, si trovava invece a gestire in affanno tante cose fuori controllo: sul campo di battaglia, di sicuro; ma anche nei suoi media locali, in quelli all’estero, o fra i soldati che scrivevano e-mail e blog sconsolati, in continuo rimbalzo nel ciberspazio, rosi dai dubbi per una guerra insensata e criminale. Certo, Fassino era sempre pavlovianamente pronto a qualche fiaccolata in soccorso dei cacciabombardieri, e Amos Oz già allora saltava su per dare copertura etica alle stragi simulando moderazione, eppure il messaggio andava storto lo stesso.

Oggi niente blog aggiornati, nessuna e-mail per le truppe, perfino i cellulari sono sequestrati ai soldati. Come per una qualsiasi azione di marketing, il tono della comunicazione non ammette sbavature. È l’immagine coordinata. Meglio azzerare il rischio ed estendere l’ombrello della pianificazione militare totale a ogni aspetto della comunicazione.

Oggi Israele ha organizzato in un modo infinitamente più accurato la “guerra della percezione”, un pezzo fondamentale della guerra nel suo insieme, con tremenda coerenza semiotica.
E quindi vince a man bassa.
Le redazioni vengono convogliate su blog inspiegabilmente tutti allineati alla nuova avventura bellica, scritti da mamme di soldati, orgogliose come antiche madri spartane: si ripropone il cliché militarista più trito con il pigolio della novità hi-tech. Ma questo sarebbe il meno.

Una tale prevalenza della menzogna più sfrontata su tutti gli organi d’informazione e comunicazione non è solo frutto della debolezza culturale delle redazioni. È l’effetto di un lavoro durato anni, un’egemonia voluta e cercata per rimodellare ogni luogo importante in cui si producesse comunicazione, come ben ricorda Chiesa: prima ancora delle notizie da dire o non dire, sono state scelte o rimosse le persone in grado di trattarle.
Le redazioni si sono bevute di tutto, dalle menzogne dell’11 settembre americano a quelle del 7 luglio londinese, dalle balle della guerra in Iraq alle lampanti falsità del presidente della Georgia in Ossetia. Figuriamoci se queste redazioni, via via disabituate a qualsiasi critica frontale del potere, non avrebbero abboccato all’attento “planning” coordinato fra Gerusalemme e Washington per l’aggressione a Gaza. Abboccano, eccome.
E non sono soltanto i Tg a esibire gli indecenti pupazzi dei ventriloqui criminali.
Li vedi ovunque, anche nelle trasmissioni di cronaca rosa, una volta tanto distolte dal vippame del demi-monde televisivo per prestare orecchio alle pillole di propaganda, quando la propaganda chiama. A recitarla sentiamo una falange di altri VIP, tutti ingaggiati per giustificare con parole clonate l’azione “difensiva” dei bombardieri israeliani contro una popolazione inerme.

Quel che voglio dire è proprio questo: l’assoluto sbilanciamento delle notizie sulla strage di Gaza deriva sì dalla struttura dei media e delle loro proprietà oligopolistiche – e questo è il dato di fondo con cui dovremo imparare a fare i conti - ma su questa struttura e su questa linea politica è visibile anche l’effetto di un’azione coordinata specifica, un’azione dell’oggi, di questi giorni, voluta da centri di potere che condividono l’idea di “nuovo Medio Oriente” che ha in mente Tzipi Livni, quasi un test per un nuovo ordine politico in sostituzione delle democrazie, erose dalla crisi più devastante mai vista da ottant’anni.
Tante bugie, tanto spazio per esse, tanta somiglianza fra loro e tanta dissomiglianza dalla realtà, non sono un caso. Siamo testimoni di una mostruosa manipolazione ‘ad hoc’ proprio mentre avviene. C’erano già i giornalisti “embedded”. Ora ci sono le notizie precotte.