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NOTIZIE 2007/2011 Peter Gomez Ingroia: ''Giudici, dobbiamo cambiare''

Ingroia: ''Giudici, dobbiamo cambiare''

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Ingroia: ''Giudici, dobbiamo cambiare''
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di Peter Gomez - 9 gennaio 2009

Correnti. Relazioni pericolose. Raccomandazioni. Tocca ai magistrati riformare se stessi. Per frenare le mire della politica. Parla il nuovo vice di Palermo colloquio con Antonio Ingroia

Emozionato? "Certo. Vado a ricoprire un incarico, quello di procuratore aggiunto a Palermo, che prima di me è stato di Falcone e Borsellino. Ma sono anche preoccupato. Lo stato di salute della giustizia è cattivo, le prospettive incerte, e la fiducia dei cittadini, nei confronti della magistratura e di tutte le istituzioni, è bassa. È un brutto quadro perché intanto la questione morale dilaga. Non per nulla il presidente Napolitano chiede un nuovo costume politico, una svolta morale, necessaria per riconquistare fiducia. Anche noi magistrati dobbiamo fare la nostra parte, facendo pulizia da ogni forma di opacità, migliorando l'organizzazione degli uffici e forse pensando a un congresso straordinario dell'Anm per affrontare il problema del correntismo. Insomma, autoriformarci per non dare spazio a certi desideri di controriforma...".

Antonio Ingroia, 49 anni, ha sostenuto a Palermo l'accusa in alcuni dei più importanti processi contro la mafia, dal caso Dell'Utri al caso Contrada. Ma accanto all'esperienza di sostituto procuratore, ne ha sommata un'altra. Quella di segretario palermitano di Md, la corrente di sinistra dei magistrati, cui adesso va ad aggiungersi il ruolo di difensore di Luigi De Magistris, in due procedimenti disciplinari ancora pendenti davanti al Csm contro l'ex pm di Catanzaro. Ingroia insomma è la persona giusta con cui discutere di ciò che sta accadendo in questi mesi: dal caso Catanzaro, fino alla riforma delle toghe minacciata da Berlusconi.

ingroia-antonio-ret-web.jpgIngroia, lei parla di sfiducia, ma lo stato della giustizia non invita all'ottimismo...
"Guardi, i cittadini ci chiedono principalmente una cosa: una giustizia efficiente ed imparziale, senza privilegi di casta. Oggi però non si pensa a una riforma della giustizia per renderla più rapida e più eguale per tutti. Mi pare invece che l'unica preoccupazione sia l'ennesima riforma della magistratura, dei poteri del pm e ora anche quella delle intercettazioni. Tutto questo dopo anni e anni d'interventi legislativi che hanno allungato i tempi del processo e abbreviato quelli della prescrizione, cioè della non giustizia".

Queste sono le responsabilità della politica, poi ci sono le vostre...
"È innegabile. Per quanto riguarda Palermo, io sono convinto che un'applicazione integrale del collaudato metodo del pool, con una circolazione delle informazioni migliore rispetto al passato, possa rendere la nostra azione più efficace. Inoltre bisogna che tutti, a partire dall'Anm, facciano dei passi avanti nel combattere episodi di grave malcostume presenti nel mondo giudiziario. I magistrati se vogliono essere credibili non possono permettersi, ad esempio, di far assumere figli o parenti su raccomandazione o di mantenere certe relazioni pericolose".

Parla dei casi emersi dalle indagini di Salerno?
"Sì, ma non solo. Anche le inchieste di De Magistris e le audizioni del Csm hanno delineato un quadro impressionante dei legami di troppi colleghi, spesso nominati dirigenti, con vari potentati locali e nazionali".

Finora il Csm ha risposto avviando procedure di trasferimento un po' per tutti: chi indagava su questi legami e chi ne era invece protagonista.
"Il problema è che anche tra noi dilaga il terzismo. A me non piacciono i fanatismi, ma quando si affrontano queste situazioni non si può nemmeno pensare che tutti abbiano ragione e torto nello stesso modo. Sostenerlo significa non decidere per non assumere posizioni scomode. In passato, i vari 'casi Palermo' sono sempre stati chiusi dal Csm con decisioni salomoniche che hanno finito per fare pagare a Falcone e Borsellino prima, e in epoca più recente a Caselli, Scarpinato, Natoli, Lo Forte, torti che non avevano".

Insomma, davvero dietro a molti atti del Csm ci sono motivazioni di fatto politiche...
"Non sempre, per fortuna, perché il Csm si è dato nuove regole per valorizzare meglio meriti e professionalità, ma spesso è stato così. Lo dimostrano, ancora oggi, le scelte più contrastate, frutto del prevalere di schieramenti ritagliati su contrapposizione correntizie".