Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Focus 'Ndrangheta: Origini, storia, struttura - Seconda parte

'Ndrangheta: Origini, storia, struttura - Seconda parte

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'Ndrangheta: Origini, storia, struttura
Seconda parte
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‘NDRANGHETA: Origini, storia, struttura
di Domenico Cilione


Seconda parte: i codici della ‘ndrangheta

Nella maggior parte delle “culture orali”,  la conoscenza e il sapere sono trasmessi  attraverso formule, frasi, proverbi, massime  ed espressioni verbali, che vengono ripetuti nel tempo attraverso la trasmissione orale delle genti.  La ‘ndrangheta, o meglio l’affiliato alla ‘ndrangheta  ha originariamente vissuto nel mondo della cultura orale, memorizzando attraverso l’udito, i  relativi codici. Le operazioni di polizia hanno portato alla luce molti di questi codici e trascrizioni, dalla grafia incerta e da persone semi analfabete, formule e riti attraverso i quali si entra nella ‘ndrangheta, in cui vengono distinti ruoli interni, regole di comportamento e sanzioni in caso di infrazioni.
Il primo codice della ‘ndrangheta di cui si ha notizia è quello di Nicastro (prov. di CZ) nel 1888; esso conteneva 17 articoli riguardanti gli obblighi e i doveri degli affiliati, le formule di giuramento e perfino una sorta di password per farsi riconoscere  all’interno della relativa associazione mafiosa e per distinguersi  da altre. Il primo codice, invece, a finire nelle mani delle forze dell’ordine è quello di Seminara (prov. di RC) nel 1896. Tuttavia, ‘ndranghetisti non si diventava solo per affiliazione  e  merito ma, pure per nascita. Nell’aprile del 2003, nel corso di un’intercettazione telefonica, la figlia di un boss della ‘ndrangheta ha ammesso che la propria affiliazione è avvenuta per “discendenza”. I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, in uno dei procedimenti penali nei confronti di un boss della ‘ndrangheta, scrivono che << l’età minima per essere iniziati e diventare picciotti è di 14 anni, anche se prima di quell’età i figli degli affiliati vengono sottoposti ad una forma d’iniziazione a seguito della quale si dice che è mezzo dentro e mezzo fuori>>. Ancora oggi, in relazione ai figli, le vecchie come le nuove generazioni di ‘ndranghetisti, conservano l’idea di far entrare nell’organizzazione i propri figli maschi, chiamati “primo fiore”. Alcuni padri, davanti ai familiari e consoci, ponevano nelle mani del bambino appena nato, un coltello e una grande chiave d’epoca. Se il bambino toccava il coltello sarebbe diventato un ‘ndranghetista, se toccava la chiave sarebbe diventato uno “sbirro”.  Il coltello, infatti, simboleggiava la ‘ndrangheta, la chiave la sbirraglia. In realtà la chiave veniva collocata un po’ più distante, in modo da non poter essere toccata (1).
Un’altra usanza era quella che il capo della “locale” andava a far visita al nascituro  del proprio affiliato, portava con sé una forbicina per tagliare le unghie al bambino. Era la prima forma di affiliazione: il bambino da quel momento diventava una “piuma”.  
I giovani sono quindi reclutati per i loro vincoli parentali, ma anche per le loro capacità. Quando superano la prova dell’affidabilità ( vengono monitorati, osservati, guardati )  diventano “contrasti onorati”, un pre-requisito per diventare “picciotto liscio”.  Le affiliazioni sono dette in gergo “taglio della coda” (2)  e generalmente avvengono nel territorio di una “locale”, e in questo caso sono dette “ferro, fuoco e catene”, con riferimento al coltello che è l’arma propria degli affiliati, alla candela che brucia l’immagine sacra durante il rito d’iniziazione ed al carcere che ogni affiliato dovrà essere in grado di sopportare. Quando l’affiliazione avviene  in un luogo diverso, come ad esempio il carcere, è definita “semplice”.  Secondo le rivelazioni di alcuni pentiti, per entrare a far parte dell’organizzazione  bisogna pungersi un dito o il braccio con un ago o un coltello, facendo cadere qualche goccia di sangue sull’immagine di un santino ( quella di S. Michele Arcangelo) che poi è dato alle fiamme, in ossequio ad una suggestiva simbologia tesa a garantire fedeltà e rispetto alla cosca (  Il 15 agosto 2007 nelle tasche di una delle vittime della strage di Duisburg, viene trovato un santino bruciato, indicatore inequivocabile di un  recente rituale di affiliazione - ndr).   L’ammonimento del capo-bastone è impietoso: <<come il fuoco brucia questa immagine, così brucerete voi se vi macchiate di infamità; se prima vi conoscevo come un “contrasto onorato” da ora vi riconosco come “picciotto”>>. Spesso  sono i “  picciotti lisci” a reclutare i “contrasti onorati”. Nei piccoli paesini quelli che sanno “campare” si notano subito. Il metodo per il reclutamento  è la cooptazione. Si entra solo per chiamata diretta, senza concorsi, frequentando i “contrasti onorati”, però senza autocandidatura. Sono, infatti, i ”ragazzi lisci” ad adescare i loro coetanei e poi propongono la loro cooptazione ai superiori. Spesso si assumono la responsabilità di presentarli e portarli dentro l’organizzazione, ma devono essere sicuri di puntare sulla persona giusta e, se il giovane proposto si rivelasse non adatto, la responsabilità sarebbe del proponente e scatterebbero le sanzioni che, la  maggior parte delle volte,  porta all’eliminazione fisica degli “infami”. Nella ‘ndrangheta le colpe si dividono in “trascuranze” e “sbagli”. Le prime sono infrazioni  di lieve entità,  quasi sempre di carattere informale e sono punite con la sospensione per un mese dalla “locale” o con il pagamento di una sorta di multa. Le seconde, invece vengono punite con la morte o, in subordine, con la “spoliazione completa”, in altre parole privato della “veste” o “camicia” che simbolicamente e in senso metaforico è consegnata al momento dell’affiliazione. In caso di “spoliazione completa”,  l’affiliato  viene  degradato al ruolo di “contrasto senza onore”.
 Il vincolo associativo si estingue solo con la morte, oppure con il tradimento, tuttavia, esistono dei casi, anche se rarissimi, in cui un appartenente alla ‘ndrangheta può ritirarsi a vita privata, ma quando è concesso di ritirarsi in “buon ordine”, la persona che si ritira ha sempre l’obbligo “di mettersi a disposizione”dell’organizzazione, in qualsiasi momento e per tutta la vita.

(1) - Antonio Zagari: pag. 7 in Ammazzare Stanca
(2) - Nell’accezione dei ‘ndranghetisti, il contrasto mentre cammina solleva polvere. Con il taglio della coda e quindi con l’ingresso nell’onorata società, è come se camminasse in un tappeto di fiori e di erba



Domenico Cilione, nato a Reggio Calabria nel 1968, attualmente vive e lavora a Milano . E’ stato Delegato di numerose associazioni per i diritti dei bambini; componente di commissioni di vigilanza  e fondatore di direttivi di associazioni di promozione sociale ; responsabile gruppo di lavoro tematico provinciale Beni confiscati di Libera a Reggio Calabria. E’ stato Relatore nel Seminario “La mafia restituisce il maltolto: beni confiscati e lotta alle mafie”,  a Villa San Giovanni (RC) nel 2005 e nel 2006  Relatore  presso La Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della Facolta' di Giurisprudenza di Reggio Calabria, agli  incontri sul diritto dell'antimafia e l'utilizzazione sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata: <<L'uso sociale dei beni confiscati – la situazione in provincia di Reggio Calabria e l’esperienza della cooperativa La Valle del Marro>>.