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NOTIZIE 2007/2011 Focus Per far fronte alla crisi: corde e sapone!

Per far fronte alla crisi: corde e sapone!

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Per far fronte alla crisi: corde e sapone!
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di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009

Come alcuni lettori ricorderanno, nella conclusione di un mio recente articolo sulla crisi economica in corso (Speculatori e ''fili spinati''… – consultabile sul sito http://www.gliscomunicati.com/content.asp?contentid=1135) ...




... mi ero sarcasticamente permesso di suggerire all’ “uomo della strada”, di incominciare ugualmente a speculare in Borsa, cercando eventualmente di investire i suoi magri o superstiti risparmi, nei valori azionari di qualche fabbrica di… “recinti di sicurezza”!

Ebbene, quella che nello spirito di quell’articolo doveva essere, e rimanere, una goliardica battuta, si sta rivelando, ai miei occhi, una “misura” che – anche se fosse realmente applicata… – sarebbe assolutamente insufficiente o inadeguata.

In altre parole, vista la “piega” che stanno prendendo gli avvenimenti, avrei dovuto molto più probabilmente incitare il medesimo “uomo della strada”, a destinare l’insieme delle sue attuali risorse, ad una rapida e generalizzata incetta di corde e di sapone!

Ed ora, se i lettori avranno un minimo di curiosità e di pazienza, tenterò di spiegare loro, pure il perché!

Cominciamo con ordine…

A.    Cosa sappiamo di questa crisi

A causa del monopolio dell’informazione che le banche e la finanza internazionale sono riuscite ad imporre ai media ed ai politici corrotti che continuano ad amministrare i nostri Paesi per conto terzi, sappiamo che l’attuale crisi borsistica mondiale avrebbe preso inizio – a partire dal 2007 – dall’inattesa “deflagrazione” di una specifica “bolla finanziaria”: quella, in particolare, dei Subprime mortage o Subprime lending rate o Subprime loan (o Crediti ipotecari a rischio) statunitensi.

Per riassumere, diciamo che – come l’industria nucleare USA non ha avuto affatto scrupolo, nel recente passato, di trasformare le scorie radioattive delle sue centrali atomiche (che, fino a quel momento, avevano rappresentato degli onerosi costi…), nel cosiddetto “uranio impoverito” (che, pur appartenendo alla medesima “famiglia” di rifiuti tossici, è miracolosamente diventato commercializzabile ed impiegabile nell’industria militare e, di conseguenza, fonte di importanti ed attraenti guadagni! Il tutto, naturalmente, in barba a chi, dalla Bosnia alla Serbia, dall’Iraq all’Afghanistan, senza esserne mai stato informato, continua invariabilmente a morirci o è già passato, da tempo, a “miglior vita”..), così, con un simile espediente… – il sistema bancario ed assicurativo statunitense, con una serie di furbesche ed ingannevoli operazioni di “ingegneria finanziaria”, ha creduto bene (per il “bene” dell’Umanità, s’intende!) trasfigurare le innumerevoli insolvenze immobiliari che figuravano in “rosso” sui suoi bilanci, in frazioni di credito esigibile che, a loro volta, sono state inserite in “pacchetti finanziari” liberamente negoziabili e vendibili sui mercati.

In altri termini, il suddetto genere di “galantuomini” – per non pagare lo scotto dei loro macroscopici errori di valutazione dell’andamento commerciale del mercato immobiliare americano e continuare comunque ad arricchirsi, anche sui sogni della povera gente – avrebbe preferito titolarizzare l’insieme delle sue passività, commercializzandole e vendendole, sul libero mercato, come se fossero dei veri e propri crediti esigibili.

Il perché le Banche del mondo occidentale abbiano accettato di acquistare e, successivamente, di rivendere ai loro ignari o beoti clienti, quei “fagottini avvelenati”, è facile da spiegare.

Come pochi sanno, infatti, le Banche – per ogni euro o dollaro di credito (liquidità, azioni, obbligazioni, montaggi finanziari, crediti restituiti, ecc.) che affluisce ai loro sportelli – possono liberamente emettere, a loro volta, 9 euro o dollari di credito scritturale. Un credito, cioè, che – pur accrescendo gli attivi nominali delle Banche – non incrementa la massa monetaria dei Paesi dove queste ultime operano e, quindi, non contribuisce, in nessun modo, a produrre, a loro svantaggio, pregiudizievoli fenomeni di inflazione (rispetto al PIL o Prodotto interno lordo), né di deprezzamento degli effettivi valori numerari che esse stesse detengono.

Quel credito, però, anche se scritturale, resta comunque un credito che, a sua volta, come abbiamo visto, è in grado di generare altri crediti, e così via, fino all’infinito. Permettendo, così, alle nostre care e “filantropiche” Banche di aumentare esponenzialmente la loro potenziale tesoreria e, di conseguenza, il loro sconfinato potere di influenza, sia sulle “controfigure politiche” che ufficialmente dirigono le nostre Nazioni, sia sui media, sia sull’insieme dei gangli vitali delle nostre società.

Sempre sulla base di ciò che ordinariamente ci viene raccontato, la crisi finanziaria in corso sarebbe soprattutto “esplosa” a causa della sfrenata ed incalcolabile moltiplicazione e diffusione dei succitati “pacchetti finanziari”, in quanto la loro eccessiva e sproporzionata presenza sui mercati, avrebbe successivamente provocato:

1.    una crisi di sfiducia degli investitori privati (che, accortisi dell’inconsistenza intrinseca dei “titoli” che avevano precedentemente acquistato, avrebbero disperatamente tentato di disfarsi di quei “velenosi pacchetti”, cercando di rivenderli, anche a prezzi stracciati, alle medesime Banche che glieli avevano venduti);

2.    una crisi di liquidità delle Banche che avevano commercializzato e smerciato quei “pacchetti” (in quanto, queste ultime, ad un certo momento, vista la vasta affluenza di richieste di vendita di quei “titoli”, non sarebbero più state in grado di riacquistare, in moneta frusciante, i vari “pacchetti” che avevano allegramente rifilato ai loro clienti);

3.    il fallimento di un certo numero di istituti bancari e finanziari (quelli che avrebbero commercializzato e venduto, a terzi, il maggior numero di quei “pacchetti finanziari”, senza essere in grado di riscattarli);

4.    una generalizzata crisi di sfiducia inter-bancaria (in quanto, le medesime Banche che – congiuntamente e concordemente non si erano per nulla fatto scrupolo di turlupinare il mondo intero – avrebbero incominciato a non avere più reciprocamente fiducia le une con le altre, chiudendosi a “riccio” e rifiutando di farsi mutuamente credito, per non rischiare di sprofondare in un improvviso e catastrofico fallimento);

5.    il conseguente ed inevitabile crollo, in fine, delle borse mondiali, dal 2007 ad oggi (crollo che sarebbe principalmente dovuto, sia alla generalizzato, precipitosa e comprensibile fuga di ogni tipo di investitore da quel genere di mercati che alla caduta a picco, nelle quotazioni internazionali, dei valori azionari della maggior parte delle Banche, degli Istituti finanziari e delle Compagnie assicurative del mondo.