Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 La catena di san libero La Catena di San Libero n. 367

La Catena di San Libero n. 367

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La Catena di San Libero n. 367
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di Riccardo Orioles - 18 giugno 2008
Ora

Io non credo che Falcone sia un cretino come dice l'autorevole giudice Carnevale. Mi dispiace sinceramente che l'abbiano ammazzato, e così per Borsellino, Livatino e gli altri.




Io penso che i giudici siano meglio dei mafiosi e per me l'eroe non è Mangano ma Borsellino. Mi dispiace che un sacco di esseri umani siano annegati in mare dalle parti nostre (quasi quattrocento, dicono i giornali) mentre io andavo a votare, e questo perché la legge dice che devono venire di nascosto. Mi dispiace che fra loro c'erano così tanti bambini. Mi fa schifo la gente come Bossi che ha detto tante cose schifose contro i meridionali, e preferirei crepare piuttosto che allearmi con lui.

Rido in faccia a quelli del partito di Scapagnini, che prima si sono mangiati mezza Catania (manco pagavano le bollette per i lampioni) e poi sono venuti a cercaci il voto come se niente fosse. Non ce l'ho con gli zingari, coi negri, con gli ebrei e coi gay, ce l'ho solo coi delinquenti e chi gli tiene mano. Non credo che Roma sia come Kabul da mandarci i soldati. Non credo che bisogni cancellare tutti i reati fino al 2002. Credo che bisogna dare più mezzi a polizia e carabinieri (adesso, manco i soldi della benzina) per prendere i delinquenti davvero e non farci chiacchiere sopra. Credo che chi fa cose sporche debba finire in galera, piccoli e grossi, comprese le più alte autorità se fanno reati. Non ho paura degli scippatori, ce l'ho di quelli che danno fuoco agli operai o ammazzano la gente nelle cliniche private.

Siamo in pochi in Sicilia a pensarla così, a quanto pare. E va bene. Ma io un domani non voglio essere confuso con tutti quegli altri siciliani che si vedono ora. Un popolo ignorante e poverissimo, com'eravamo in Sicilia fino all'altra generazione, giustificazioni ne aveva moltissime, finché la miseria è durata. Ma gente coi telefonini e le automobili, coi satellitari ai balconi e le magliette firmate, di giustificazioni non ne ha più. Perciò ora ciascuno individualmente si prenda le sue responsabilità - io mi prendo le mie - perchè domani chi verrà dopo di noi ci giudicherà freddamente e con attenzione.
* * *

In Sicilia, la sinistra non è mai stata pestata come ora. I giochi e le stupidaggini che erano consentiti prima ora non sono possibili più. Nessuno deve più venire a dire “io corro da solo”. Nessuno deve più dire “io sono democratico, io sono di sinistra” per far politica a vantaggio esclusivo della propria classe sociale, la media e a volte non tanto media borghesia. Sinistra, come in passato, dev'essere il partito dei poveri, prima di ogni altra cosa. Si può ripartire solo da qui. “Io l'avevo detto” non serve a niente, non è il momento. Si può ripartire dai quartieri, dall'impegno di base, dall'informazione. E' una strada lunga e difficile, e non per tutti. Chi vorrà prenderla, si decida ora.

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Vivo-morto-chissà

È una roulette russa. Nessuno può sapere a chi toccherà, ma è certo che tutte le mattine, in Italia, tre-quattro lavoratori escono di casa per andare in fabbrica, o in cantiere, e rientrano in una bara (incidenti d’auto esclusi). L’11 giugno i morti sul lavoro sono stati undici: i sei asfissiati in una vasca di depurazione del Comune di Mineo (Catania), poi uno a Imperia, Udine, Nuoro, Modena, nel Monferrato. Le chiamano “morti bianche” per evitare che si parli di omicidi. Nessuno ha mai pagato. Il giorno dopo la strage di Mineo, il ministro Sacconi, ha convocato le parti sociali annunciando piani straordinari. Poi si è scoperto che il vero obiettivo è abolire le sanzioni nei confronti degli imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza. Fa venire i brividi, ma è così: l’Italia è un grande palcoscenico dove attori di quart’ordine recitano una commedia dell’assurdo.

All’assemblea di Confindustria il capo dei guitti, Silvio Berlusconi, ha detto che la relazione della Marcegaglia, un morto in fabbrica il giorno precedente, sarà il suo programma di governo: nessun presidente del consiglio era mai arrivato a tanto. Il lavoro non conta più, i lavoratori non esistono. Carne da macello. Fino a qualche tempo fa potevano pretendere una vita dignitosa, ora devono lottare per una vita e basta, come nell’Ottocento. Era meglio ai tempi della schiavitù, c’era maggiore protezione, ha scritto Dario Fo.

È fin troppo facile prevedere che, con questo governo, la rivoltella a tamburo della roulette russa girerà più veloce. La politica del lavoro del nuovo secolo parla chiaro: incrementare ulteriormente la flessibilità e, dunque, la precarietà, aumentare - attraverso la detassazione - le ore di straordinario e, dunque, la fatica, minare il livello nazionale di contrattazione e, dunque, il potere contrattuale dei lavoratori. La Confindustria propone addirittura la contrattazione individuale. Può farlo senza problemi. È dall’addio di Cofferati che il sindacato non fa muro ed apre continuamente all’avversario intere praterie dove scorrazzare. I leader di Cgil, Cisl e Uil sono sempre più inascoltati e meno credibili (i fischi di Mirafiori non hanno suscitato alcun sospetto in Epifani, Bonanni e Angeletti). Se si toglie la Fiom - che non a caso l’astuto Epifani tenta da tempo di normalizzare - nelle tre confederazioni il “buonismo” ha sostituito il conflitto assai prima che nascesse il Pd.

La Confindustria invita i suoi imprenditori a non pagare il pizzo, ma non chiede loro di rispettare le norme di sicurezza. C’è una logica in questo: là si risparmiano soldi, qui si spendono. D’altronde, secondo molti industriali, nonché per lo spudorato Sacconi, che lo dichiara apertamente, la responsabilità del milione di incidenti sul lavoro all’anno è dei lavoratori, stupidi e imprudenti. Se muoiono se la sono cercata. [riccardo de gennaro]

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Modulo prestampato

Il Presidente della (Repubblica/ Camera/ Regione/ altro/), nell'esprimere la Sua commossa partecipazione alle famiglie dei (tre/ quattro/ cinque/ sei/ altro/) onesti lavoratori testé drammaticamente deceduti, esprime l'auspicio che simili (drammatici/ tragici/ intollerabili/ altro/) episodi non abbiano a ripetersi mai più e che il Governo, le Istituzioni e le Forze Politiche e Sociali senza distinzioni di schieramento e di ruolo si attivino improrogabilmente per porre finalmente termine a questa situazione indegna di un Paese civile.

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Pastrufazio

L'Italia, che confinava un tempo con Francia, Svizzera e Austria-Ungheria, confina adesso con l'Uruguay, l'Argentina, il Rio Grande do Sur e il Pernambuco. Soldados per le strade, periodistas minacciati, processi per tortura cassati d'autorità. In ciò che resta del Parlamento, el Presidiente s'è compiaciuto di avvertire - a parole, per ora - un magistrato insolente del proprio malcontento. Gli onesti occhiali dei giudici scivolano, imperlati di sudore, da visi sempre più combattuti fra dignidad y miedo.

"El cabròn tiene miedo de septiembre" mi ha spiegato in un'osteria di Balvanera un vecchio esperto del posto, don Aureliano, "il cornuto ha paura di settembre". "Di settembre, don Aureliano? Che vuol dire settembre?". "Eh... L'inflazione... gli scioperi... gli operai... Chi può dire che cosa succederà a settembre? El cabròn, por el si y por el no, comincia ad abituare i soldati...". I regulares in ordine pubblico avranno, a quanto pare, un soldo in più di cinquecento pesos al mese.
In tutti gli altri paesi sudamericani, dopo decenni di governi militari, finalmente è arrivato il parlamento e la democrazia. Qua si va in senso inverso, a quanto pare.