Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 La catena di san libero La Catena di San Libero n. 376

La Catena di San Libero n. 376

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La Catena di San Libero n. 376
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Genova
1) "Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto":
- I black bloc, a Genova nei giorni del G8, vennero visti e fotografati insieme con poliziotti. L'assalto al centro-stampa dei pacifisti, alla Diaz, venne effettuato anche per impadronirsi degli hard-disk con le foto.
2) "Lasciare che devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città":
- I black bloc vennero lasciati liberi di fare quello che volevano. Vennero invece picchiati i boy-scout e i pacifisti cattolici.
3) "Dopo di che, massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale":
- Fatto.
4) "Serve una vittima e poi si potranno usare le maniere forti":
- La vittima serve a provocare la reazione incontrollata degli oppositori e a proclamare quindi lo stato d'emergenza ("le maniere forti"). Nel '77 il "movimento" cadde nella trappola. Nel 2001 no.



I principali mafiosi (Riina, Provenzano, Bagarella, Liggio, Di Cristina, ecc.) vennero assolti più volte dalla magistratura prima di Falcone (Bari giugno 1969, Catanzaro luglio '74, ecc.). La giustizia siciliana era allora prevalentemente impegnata a perseguire altri reati (pubblicità "oscene", ragazze scollate, ecc.). Solo dopo, con i "comunisti" Costa, Terranova, Ciaccio Montalto, Chinnici, e poi col pool di Falcone, emerse un settore di magistrati orientati a compiere il proprio dovere. Fino a quel momento, il livello civile dei magistrati siciliani era stato abbastanza lontano dagli standard occidentali. Questo contribuì notevolmente all'impoverimento della società siciliana, e ai numerosi omicidi (più di cento fra sindacalisti, comunisti e altri oppositori) perpetrati dalla mafia per mantenere il potere.
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Non mi sembra che, su Genova, ci sia molto altro da dire. Si parla di commissioni d'inchiesta, ma è demagogia; l'Italia non è più credibile, su questi argomenti, come istituzioni. Come per i paesi del Terzo Mondo, la competenza è ormai delle Corti internazionali. E perché, d'altra parte, la destra dovrebbe fare le inchieste che la sinistra non volle quando poteva? Davvero una tragedia come Genova deve servire da motivo retorico a personaggi, come Di Pietro, che appena insediati nel proprio ufficio tolsero, per prima cosa, la targa che ricordava Carlo Giuliani? No, chiudiamola qui. Prendiamo atto. La destra è una destra fascista, non-europea. L'opposizione è, con ogni evidenza, inadeguata. Le istituzioni, i giudici? Velo pietoso. "Il coraggio, chi non ce l'ha, non se lo può dare", scrisse uno scrittore cattolico di questo Paese. No, le tragedie nostre - a quanto pare - dobbiamo risolvercele noi.
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Noi, chi? Noi, una generazione. Non è il presidente Obama la cosa importante. E' l'elettorato di Obama. Che c'era e c'è, solo che nessuno lo vedeva. Viviamo in un paese terribile, in cui una parte (minoritaria ma non trascurabile) della popolazione è ormai assestata su valori criminali e uccide il negro e picchia la ragazza. Ma molto più numerosi, grazie a Dio, sono gli italiani civili e buoni; e sono i giovani, e ogni giorno che passa prendono più coscienza. A loro ormai è affidato questo Paese.
Oh, la mia vecchia Sicilia, che pareva abitata - i tavolini dei bar, i circoli dei "galantuomini", i palazzi - da scimmie arcaiche, feroci ("I fimmini o' su postu!") e tracotanti, quante in realtà ne nascondeva, di queste giovani forze, nel suo profondo! E come seppero farla emergere i giovani, quando ne venne il tempo! Franca Viola, Falcone, la primavera di Orlando, la Pantera: nessuna di queste cose era prevista, eppure avvennero tutte; nessuna fu mai persa del tutto, ciascuna per un tratto fu vincente.
Così sarà ora in questi anni, dappertutto. La diga è rotta, possono ringhiare e stridere, ma non fermare l'ondata. Genova, dopo Genova, andrà avanti. Non funzionano più le trappole dei Cossiga. Pietà per chi ha avuto paura, disprezzo per chi chiacchiera ora e prima non ha fatto. Noi, si va avanti.

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Manganelli

Il capo della polizia Manganelli si è dichiarato disposto in questi giorni a "fare luce su quanto è successo". E' stato molto lodato dai politici per questo. A me sembra qualcosa di sudamericano. Se Manganelli ha qualcosa di nuovo da dire, ha avuto tutto il tempo per farlo nella sede istituzionalmente delegata ad ascoltarlo, e cioè il processo. "Garantisco io", "mi assumo io tutte le responsabilità" ecc. può dirlo il capo della polizia messicana, per rabbonire i peones; in Inghilterra esistono meccanismi diversi (responsabilità della catena di comando, separazione dei poteri, dimissioni). La scelta fra Inghilterra e Messico qui ormai è stata fatta e lacrime, maldipancia, happening più o meno sinceri adesso non servono a niente, tranne che a indorare la pillola a chi vorrebbe ancora credere di essere in Europa.

Poche settimane fa, d'altra parte, di fronte all'impasse per la nomina della Vigilanza Rai (ma figuriamoci se Dell'Utri lascerebbe mai passare un antimafioso come Orlando!) c'è stato l'episodio, anche questo messicano, del capo del Partido Colorado che propone al Partido Blanco: dateci questa carica e in cambio noi vi diamo la Corte Costituzionale. Un modo, come dire, gelminiano, di intendere le istituzioni. Altro che Inghilterra.

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Spranghe

Roma. Una ragazza di ventun anni, Ilaria R., bloccata da un gruppo di nazisti sul treno Roma-Ciampino (portava una kefia) e pestata a sangue. Prognosi di cinque giorni.
Firenze. Aurica C. rom trentaquattrenne, selvaggiamente picchiata da una commerciante del mercato di Sant'Ambrogio dopo essere stata insultata.
Bologna. Quattro ragazzi pestati in pieno centro da un gruppo di naziskin: "Comunista!" e "Partigiano di merda!". Uno è grave.
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La polizia italiana è in grado di impedire questi episodi? E' necessario che i cittadini si organizzino direttamente per mantenere l'ordine pubblico contro questi reati? Quelli che alla fine fossero costretti a farlo, avrebbero diritto all'esimente - prevista dal codice - dello "stato di necessità"?

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