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NOTIZIE 2007/2011 Mafia Flash Cassazione: ''Ciancimino jr sapeva di illecita provenienza del 'tesoro'''

Cassazione: ''Ciancimino jr sapeva di illecita provenienza del 'tesoro'''

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4 novembre 2011
Roma.
Ciancimino Jr è sempre stato «perfettamente consapevole della illecita provenienza del patrimonio paterno» e ha esercitato un «ruolo esecutivo negli affari del padre»...



... l'ex sindaco di Palermo Vito, sin da quando aveva «appena venti anni». La Cassazione spiega così il perchè, lo scorso 5 ottobre, tra prescrizioni per la metà dei reati e annullamento senza rinvio per la sentenza d'appello relativa al capo di imputazione per l'intestazione fittizia dei beni, pur abbassando le condanne in relazione alla vicenda legata al tesoro di Ciancimino, ha confermato la condanna per riciclaggio nei confronti di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo. In particolare, la Seconda sezione penale relaziona sul fatto che la «perfetta consapevolezza di Massimo Ciancimino della illecita provenienza del patrimonio paterno, frutto, fra l'altro, del contestato meccanismo di 'camuffamentò posto in essere dal 'de cuius' (il padre Vito) assieme a Gianni Lapis rende, anche sul piano soggettivo, i relativi beni illeciti per origine e come tali suscettibili delle condotte di riciclaggio e di reimpiego poste a base della contestazione, senza che possa in alcun modo venire in discorso il tema della obbligazione naturale». La Suprema Corte dice chiaramente che «della 'storià relativa all'origine e alla trasformazione del patrimonio del padre, Massimo Ciancimino era perfettamente a conoscenza, e non certo da epoche recenti, visto che già dal 1984, appena ventenne, venne impiegato proprio dal padre per trasferire somme di denaro contante in libretti al portatore nelle mani di un altro prestanome condannato con la sentenza del 1992 per favoreggiamento reale verso Vito Ciancimino». Gli 'ermellinì ricostruiscono così la vicenda: «lo sviluppo delle varie vicende societarie è riguardato dai giudici di merito come coerente evoluzione di un unico disegno: vale a dire quello di fare sì che l'ingente patrimonio accumulato da Vito Ciancimino, avvalendosi, oltre che della propria carica pubblica, anche dei suoi conclamati rapporti con esponenti di vertice di Cosa Nostra dell'ala Corleonese, fosse mantenuto e messo a frutto al riparo di fin troppo prevedibili, ed in parte già realizzatesi, misure di prevenzione, correlate al fatto che quelle disponibilità economiche si rivelavano per quantità e 'storià, di origine illecita e, dunque, da occultare». Nel dettaglio, la Cassazione, lo scorso ottobre aveva ridotto le condanne nei confronti di Massimo Ciancimino, da 3 anni e 4 mesi a 2 anni e dieci mesi. Riduzione di pena per il tributarista Gianni Lapis, condannato in appello a 5 anni ora a 2 anni e 8 mesi. La Corte aveva confermato anche la confisca di beni per 60 milioni di euro riconducibili, secondo l'accusa, al tesoro accumulato da Vito Ciancimino.

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