Archivio Antimafia Duemila

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NOTIZIE 2007/2011 Mafia Flash Operazione nell'agrigentino, 4 ordinanze custodia

Operazione nell'agrigentino, 4 ordinanze custodia

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25 ottobre 2011
Agrigento.
I carabinieri del reparto operativo stanno eseguendo, fra Realmonte e Porto Empedocle, nell'Agrigentino, quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip del tribunale di Palermo, Fernando Sestio, e richieste del sostituto procuratore della Dda Rita Fulantelli.
Le misure riguardano presunti mafiosi dediti all'estorsione. L'operazione, in codice, è stata denominata 'Dna', perch‚ gli arrestati sarebbero direttamente o indirettamente imparentati fra di loro e con alcuni importanti boss di cosa nostra agrigentina.
Secondo gli investigatori i quattro arrestati, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza al mandamento mafioso capeggiato dall'ex latitante Gerlandino Messina, pretendevano di imporre chi dovesse lavorare nelle imprese di carpenteria metallica, all'Italcementi di Porto Empedocle e in un noto ristorante di Realmonte. Estorsioni a tutti gli effetti che hanno portato in carcere, con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, Filippo Focoso, 41 anni, di Realmonte, fratello del killer pluriergastolano Joseph, arrestato il 13 luglio del 2005 nella regione tedesca Land-Saar, nonchè cugino di Pasquale Salemi che è stato il primo pentito della mafia Agrigentina, figlio di Giuseppa Nicosia, la cugina della madre di Gerlandino Messina; Domenico Seddio, 38 anni, di Porto Empedocle, cugino dei Romeo; Salvatore Romeo, 52 anni, di Porto Empedocle, imparentato con Maurizio Romeo che è stato arrestato il 10 novembre del 2010 in quanto esattore del pizzo per conto del boss Gerlandino Messina; e Francesco Luparello, 37 anni, di Realmonte, la cui moglie è cugina di primo grado di Focoso ed imparentato, in via indiretta, anche con Gerlandino Messina, capo provincia di Cosa Nostra Agrigentina, arrestato il 23 ottobre dello scorso anno a Favara dopo quasi 12 anni di latitanza. Proprio per il rapporto di parentela e il legame strettissimo fra i quattro arrestati l'operazione antimafia è stata denominata «Dna». A contribuire alle indagini dei carabinieri del reparto operativo, coordinati dal maggiore Salvo Leotta, anche i racconti delle vittime delle estorsioni che hanno ammesso «d'aver dovuto fare dei favori, assumendo le persone che venivano consigliate».

ANSA


Collaboratore contribuisce ad arresti nell'agrigentino

25 ottobre 2011
Agrigento.
All'inchiesta antimafia denominata «Dna», che ha portato all'arresto di quattro persone oltre alle dichiarazioni degli imprenditori estorti, ha contribuito anche il racconto del collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati di Racalmuto. Secondo Di Gati, uno degli arrestati «Filippo Focoso è uomo d'onore appartenente alla famiglia di Realmonte con il ruolo di capofamiglia». Focoso viveva in Germania ed a Realmonte è rientrato nel 2005 dopo l'arresto del fratello Joseph, dedicandosi all'organizzazione delle estorsioni e alla relativa riscossione del pizzo ai danni dei commercianti di Realmonte. Francesco Luparello, l'altro destinatario di un ordine di custodia cautelare,, secondo gli investigatori, è una delle persone più vicine a Focoso. Il suo rapporto con la famiglia del boss Gerlandino Messina, arrestato dopo una lunga latitanza, è strettissimo. Il 18 ottobre del 1992 è stato infatti denunciato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale perchè cercò di impedire alle forze dell'ordine l'ingresso nella casa di Messina che, in quella occasione, fu arrestato per detenzione illegale d'arma da sparo. Secondo i carabinieri del reparto operativo, Luparello si sarebbe adoperato per le esigenze di Joseph Focoso recluso a Parma. Il terzo indagato Domenico Seddio, secondo i militari, sarebbe invece l'attuale leader della famiglia mafiosa di Porto Empedocle e i suoi adepti sarebbero Salvatore Romeo e Francesco Luparello. Seddio avrebbe inoltre brigato, in particolar modo, per ottenere l'assunzione di persone a lui vicine all'Italcementi di Porto Empedocle, garantendo al tempo stesso «protezione» all'impianto. Il quarto arrestato, infine, Salvatore Romeo, secondo le dichiarazioni del pentito Pasquale Salemi, sarebbe il braccio operativo di Seddio, «occupandosi di incendiare autovetture e sistemare bottiglie incendiarie per intimidire le vittime delle estorsioni».

ANSA