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NOTIZIE 2007/2011 Antonella Randazzo Come il Presidente Napolitano calpesta la Costituzione Italiana

Come il Presidente Napolitano calpesta la Costituzione Italiana

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Come il Presidente Napolitano calpesta la Costituzione Italiana
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di Antonella Randazzo - 12 settembre 2008
Molte volte abbiamo sentito l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esortare gli italiani a rispettare la Costituzione.
Mi chiedo quale possa essere il significato o lo scopo di tali appelli, dato che la maggior parte degli italiani è fiera della Costituzione, e non ha mostrato alcuna bizzarria anticostituzionale.


Analizzando i fatti, c’è da chiedersi se i continui appelli sono fatti allo scopo di convincerci che lo stesso Napolitano sia rispettoso dei principi della nostra Costituzione.
Le “bizzarrie” anticostituzionali e le stridenti contraddizioni fra quello che dicono e quello che fanno le nostre autorità sono ormai sotto gli occhi di tutti.
In particolare, Napolitano, che nella teoria osanna la Costituzione, nei fatti la calpesta in vari modi, per omissione o con atti espliciti.
L’esempio più lampante è quello relativo al sostegno al “Nuovo Ordine Mondiale”, ossia ad un potere straniero su un paese che sulla base della Costituzione dovrebbe essere libero e democratico.
Il nostro presidente, come molti sanno, ha svelato chiaramente la sua posizione a favore del Nuovo Ordine Mondiale nel novembre del 2007. Nel suo discorso ufficiale fatto in occasione della festa delle forze armate, egli ha chiesto "un concreto impegno per... contribuire alla costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale". Sarebbe come chiedere ai cittadini di andare contenti e saltellanti verso una terribile prigione.

Inoltre, Napolitano si guarda bene dal difende la sovranità del popolo e i diritti dei cittadini italiani sanciti dalla Costituzione.
Ad esempio, egli non ha mai difeso i diritti dei cittadini di Vicenza, che rifiutano gli arsenali statunitensi protesi a fomentare nuove guerre. L’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, il 16 gennaio 2007, da Bucarest annunciò che è "doveroso mantenere gli impegni con gli alleati", dimenticando che il primo impegno dovrebbe essere quello preso con i cittadini, che si aspettano che si governi nell'interesse della popolazione e non per favorire il bellicismo americano.
Il governo Prodi, con queste parole, e contro la volontà popolare, approvava la nuova base militare al Dal Molin, che nasce dall'idea criminale di "guerra preventiva", ossia per attuare aggressioni contro i popoli del Medio Oriente.

Il dissenso degli italiani alle guerre preventive è pressoché totale, e la mobilitazione popolare contro la nuova base militare a Vicenza è molto forte ad oggi.
Eppure, avete mai sentito un discorso, o anche una sola frase di Napolitano a difesa del diritto territoriale dei cittadini vicentini? Io no.

In altri casi Napolitano ha addirittura parlato contro i cittadini.
Specie negli ultimi anni, i telegiornali hanno mostrato cumuli di spazzatura, parlando di "emergenza rifiuti" in Campania, ma si sono guardati bene dallo spiegare come mai le società preposte alla raccolta dei rifiuti non hanno fatto il loro dovere, e perché le autorità non sono intervenute adeguatamente.
La situazione dei rifiuti in Campania è peggiorata dall’estate del 2006, periodo in cui sono iniziate le proteste contro la costruzione di discariche e inceneritori sul territorio campano. I rifiuti non sono più stati ritirati, fino ad arrivare ad accumulare 7000 tonnellate al giorno di immondizia sparsa per la Campania. La situazione d'"emergenza" è servita a fare incassare a "subcommissari" e "consulenti" di vario genere almeno 9 milioni di euro, per "Consulenze di esperti", fatte dal 2000 al 2005. Si trattava sostanzialmente di pagamenti clientelari a sostenitori politici di destra e sinistra. Altro caos fu creato fra gli impiegati pubblici, che furono messi nelle condizioni di non svolgere il loro lavoro, mentre il servizio veniva affidato a società private, che avrebbero dovuto organizzare la raccolta differenziata, ma incassavano denaro senza adempiere alle loro funzioni. (1)
Dopo aver creato la situazione di "emergenza", le autorità hanno usato tale situazione per invocare "interventi speciali", in deroga ad ogni minimo principio di rispetto dell'ambiente e della salute. Si leggeva nel decreto: "Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attuare un quadro di adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania... Ravvisata l'esigenza di disporre per legge l'individuazione e la realizzazione delle discariche necessarie per lo smaltimento dei rifiuti a fronte dell'impossibilità di provvedervi in via amministrativa... Tenuto conto della grave situazione in atto nel territorio della regione Campania in materia di rifiuti, al fine di consentire anche l'espletamento delle attività di presidio dei siti da destinare a discarica... sono attivati i siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni: Serre in provincia di Salerno, Savignano Irpino in provincia di Avellino, Terzigno in provincia di Napoli e Sant'Arcangelo Trimonte in provincia di Benevento... In deroga all'articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i comuni della regione Campania adottano immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1° gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, siano applicate misure tariffarie per garantire complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti".

Con questo decreto, le autorità mostrarono un comportamento autoritario e antidemocratico, arrogandosi poteri illimitati (cioè che non possono essere limitati dalla sovranità popolare), come avveniva durante il fascismo. Come ai tempi del fascismo, le vittime diventavano colpevoli (e dovevano pagare), come fece capire Napolitano che, anziché spiegare la verità dei fatti, si scagliò contro i napoletani, rimproverandoli per gli "assurdi atti di vandalismo". Chissà come si sarebbe comportato lui, se fosse stato costretto a pagare bollette salate e a tenere sotto la finestra cumuli di spazzatura fatiscente.

Il governo, con la complicità delle autorità locali, per dare profitti enormi alla Fibe, società del gruppo Impregilo accusata di collusione con la camorra, fece in modo che la raccolta differenziata dei rifiuti subisse gravi sabotaggi, e che venisse creata una situazione sconcertante, esponendo i cittadini ad una condizione invivibile e con gravi pericoli per la salute. L'obiettivo era quello di poter ricattare i cittadini dicendo: "se non volete questa condizione disastrosa dovete accettare tutto quello che vogliamo imporvi. Cioè, gli inceneritori e la riapertura delle discariche dove vogliamo noi".
Il presidente della repubblica Napolitano e il commissario straordinario Bertolaso si prestarono alla sceneggiata, che avrebbe dovuto rendere i cittadini campani più docili nell'accettare gli inceneritori. In altre parole, si trattava di costringere ad accettare, con l'arma della disperazione, una soluzione proposta come "male minore", ma che in realtà è la peggiore, in quanto saccheggia le casse pubbliche a favore di alcuni imprenditori, e devasta l'ambiente e la salute dei cittadini.(2)
Giorgio Napolitano, Guido Bertolaso, Antonio Bassolino e altre autorità hanno recitato la loro parte invocando "Soluzione in dieci giorni" e "basta ritardi". In realtà si trattava di imporre l'apertura delle discariche, senza tener conto dell'opposizione dei cittadini. Mentre Napolitano avvertiva: "Lo Stato faccia sentire la sua autorità. Servono decisioni indispensabili: basta ritardi", Romano Prodi redarguiva: "Il governo ha preso le sue decisioni, adesso bisogna metterle in atto con assoluta fermezza".(3)
Questo significava mettere davanti a tutto gli interessi delle società camorristiche e fregarsene della salute e dei diritti dei cittadini, calpestando i diritti garantiti dalla Costituzione.
Oggi l’attuale governo “risolve” i problemi a colpi di manganello e schierando l’esercito, eppure Napolitano tace.
Non una parola contro la grave corruzione delle istituzioni, non una parola a favore delle voci dei cittadini che chiedono proprio il rispetto dei principi costituzionali.