Archivio Antimafia Duemila

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L'uno e l'altro

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L'uno e l'altro
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di Antonella Randazzo - 8 luglio 2008

L’attuale sistema basa la sua forza nell’essere l’uno e l’altro, ossia entrambi i termini in gioco. Ovvero destra e sinistra, il dominante e il dissidente, colui che protegge e colui che distrugge, chi tutela la legge e chi la infrange, chi sostiene la democrazia e chi istituisce dittature.

 

 

Non si sta parlando di fantasie o di opinioni inquietanti: chiunque sia disposto ad analizzare i fatti in modo approfondito e obbiettivo si accorgerà di questa paradossale realtà.
Gli esempi che si possono fare sono molteplici, e quasi ogni giorno la realtà offre casi talvolta lampanti e altre volte difficili (ma non impossibili) da individuare.
A molti risulta ormai chiaro come gli schieramenti politici siano tutti parte del sistema, e promettono cambiamenti soltanto per avere consenso, curandosi in ogni caso di proteggere il sistema e di tutelare gli interessi soltanto di chi detiene il potere. Meno chiaro risulta come lo stesso sistema può creare una dissidenza fittizia, spacciata per vera.
Gli stegocrati (1) propagandano di aver costruito una "civiltà superiore", negando in tal modo la natura criminogena del sistema e l’esistenza di una vera dissidenza. I dissidenti esistono quando non c'è una vera libertà, ma l’attuale sistema, definendosi “democratico” nega anche soltanto la possibilità che alcune persone vogliano contrastarlo denunciandolo come dittatura. Per questo le autorità si prodigano a negare il dissenso o a minimizzarlo, etichettandolo negativamente ("antiamericani", "fanatici", "terroristi", "ribelli", "sovversivi", "estremisti", ecc.) per far credere che si tratti di persone con tare mentali o appartenenti a gruppi eversivi.
I veri dissidenti vengono tenuti ai margini, in modo tale che possano essere conosciuti soltanto da poche persone, e che non abbiano una reale efficacia. Al contempo vengono creati finti gruppi estremistici, che possano generare consenso fra le persone piene di rabbia e di desiderio di rivalsa. Ad esempio, durante il G8 di Genova si ebbero strani gruppi con personaggi violenti, che erano stati visti da parecchie persone, in precedenza, insieme alle forze dell’ordine, come se ne facessero parte o dovessero assolvere alcuni compiti, certamente non confessabili. Si trattava di creare una dissidenza violenta, in modo tale da generare disordini e dare modo di giustificare un’eventuale repressione dei manifestanti.
Il sistema non crea soltanto la dissidenza violenta, crea anche quella pacifica. Ne è un esempio, ormai tristemente noto, il popolare personaggio Beppe Grillo, che ha guadagnato milioni di euro grazie alla sua capacità di far credere di essere un vero dissidente, facendo molti proseliti e rendendo sterili le proteste giovanili dovute al malcontento e alle ingiustizie.

Le stesse persone che infrangono tutte le leggi sono quelle che elaborano e approvano i trattati internazionali a tutela dei diritti umani, curandosi di far emergere sempre nuovi documenti a tutela delle minoranze, delle donne e dei bambini. Tuttavia, questi documenti saranno considerati una “letterina a babbo natale”, come disse l'ambasciatore di Reagan, Jeane Kirkpatrick, riferendosi in particolare all'articolo 25 della la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo del 1948, che parla dei diritti economici. Si elaborano carte dei diritti per esaltarle a parole e calpestarle nei fatti. Se così non fosse, ovviamente il sistema sarebbe distrutto in breve tempo, poiché l’osservanza dei diritti umani è antitetica rispetto all’assetto di potere attuale.
Un altro paradosso assai noto consiste nel “portare democrazia” istituendo dittature. Gli attuali personaggi al potere amano mostrarsi democratici, rispettosi del principio di autodeterminazione dei popoli, mentre di fatto fanno di tutto per impedirlo, ricorrendo anche a crimini orrendi come la guerra e la tortura. Tutte le operazioni militari attuate dalle autorità statunitensi, dal dopoguerra fino al 1991, vennero propagandate come liberazioni da dittature o come interventi a "difesa della libertà". Di fatto gli Usa uccisero migliaia o addirittura milioni di civili e destabilizzarono politicamente ed economicamente molti paesi, impedendo che venisse realizzata una vera democrazia. Le autorità statunitensi scatenarono guerre ad "alta" o a "bassa intensità". Intervennero tutte le volte che i loro interessi economici e di potere erano in pericolo, provocando guerre civili, contrasti interni, destabilizzazione (bassa intensità), oppure grandi interventi militari (alta intensità).
Le autorità statunitensi condannavano e denunciavano la ferocia di Pol Pot ma al contempo lo finanziavano e lo armavano.
Dal 1969 al 1973 i bombardieri americani uccisero almeno 750.000 contadini cambogiani, sganciando sulla Cambogia più bombe di quante ne avessero sganciate in Giappone durante la Seconda guerra mondiale. Il colpo finale alla Cambogia verrà dato dal gruppo dei Khmer Rossi di Pol Pot. Il personale della Defence Intelligence Agency si era occupato di spianare la strada al potere ai Khmer Rossi, attraverso massicci bombardamenti. Le truppe di Pol Pot vennero addestrate dalla Cia ai metodi più sanguinari, compresa la tortura. Pol Pot, dal 1975 al 1979, praticò la tortura e il massacro, che costeranno la vita a un quarto della popolazione cambogiana.
Gli Usa riuscirono a dare ai Khmer Rossi persino la rappresentanza della Cambogia presso l'Onu. Nel 1980 il governo americano stanziò 12 milioni di dollari da far pervenire ai Khmer Rossi attraverso il Programma Mondiale per il Cibo. Nello stesso anno, Washington creò il Keg (Gruppo di Emergenza Cambogiano) presso l'ambasciata americana di Bangkok. Il Keg ufficialmente doveva controllare la distribuzione degli aiuti umanitari ai profughi, ma di fatto aveva il compito di provvedere ai rifornimenti alle basi dei Khmer Rossi. Robert Cline, consigliere per gli affari esteri del neopresidente Reagan, nel novembre del 1980, visitò un centro operativo dei Khmer Rossi in Cambogia. Nel periodo 1980-81, a sostegno dei Khmer Rossi vennero inviati 50 agenti della Cia, per organizzare e coordinare azioni di "resistenza". Nel 1981 Brzezinsky disse: "Auspico un maggiore aiuto cinese a Pol Pot. Gli USA incitano pubblicamente la Cina nell’inviare armi ai KR attraverso la Tailandia".(2)
Nel 1982 nasceva la Coalizione del Governo Democratico di Kampuchea (CGDK), che era una montatura degli Usa, della Cina e di Singapore. Non furono soltanto gli Usa a sostenere Pol Pot, anche Margaret Thatcher stipulò con Reagan un accordo per inviare unità di Sas (reparti speciali inglesi) per addestrare guerriglieri cambogiani.
A tutt'oggi molti interpretano i fatti avvenuti in Cambogia paradossalmente come un "comunismo senza proletariato", e sostengono che i Khmer Rossi istituirono un regime "comunista". Ma se i Khmer Rossi erano comunisti, cioè a favore della gente comune, perché massacrarono un quarto della popolazione? Può una lotta per il popolo massacrare brutalmente il popolo stesso? Pol Pot massacrò civili inermi, soprattutto contadini. Evidentemente, le lotte non partivano dal basso. I Khmer Rossi, definiti "comunisti", realizzarono una società afflitta dalla carestia e dalla fame, e costrinsero i lavoratori a lavorare forzatamente per costruire opere di irrigazione, importanti per la coltivazione di riso. La Cia fece in modo che il gruppo dei Khmer Rossi praticasse le tecniche più sanguinarie, compresa la tortura. Nelle torture, si costringevano le vittime a confessare di "appartenere alla Cia", per poi condannarle a morte. Era un paradosso: la Cia pagava e addestrava un gruppo sanguinario per dimostrare che i comunisti erano criminali e per uccidere tutti coloro che venivano accusati di essere sostenitori degli Usa. Si trattava, in realtà, di piegare il popolo affinché rinunciasse ad un sistema politico democratico. La violenza venne diretta esclusivamente contro i civili, e la situazione terroristica aveva l'obiettivo di seminare panico e spezzare ogni lotta civile.
La verità era che le stesse persone al potere erano “l’uno e l’altro”, potevano assoldare anche “comunisti”, pur condannando il comunismo come male peggiore. Ovviamente, i comunisti da loro assoldati erano falsi comunisti, come del resto oggi assoldano per i loro scopi falsi “terroristi”.
Oggi gli interventi armati vengono spacciati per “lotta al terrorismo”, ma la sostanza non cambia: si tratta di impedire l’autodeterminazione dei popoli e di assicurarsi il controllo politico, militare e delle risorse. Le stesse autorità che massacrano si presentano poi tranquillamente ai popoli parlando di alti valori umani e di democrazia, secondo il principio “dell’uno e dell’altro”. Sono i carnefici, ma sono anche coloro che “proteggono” i popoli.